venerdì 16 gennaio 2026
Pasquale Stanzione è il presidente dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali (cioè, il Garante della Privacy) dal 2020, giurista di lungo corso e professore universitario. Negli ultimi mesi questa istituzione ‒ che dovrebbe essere il baluardo contro gli abusi dei dati personali ‒ si è ritrovata al centro di un caos politico, mediatico e giudiziario. Dopo una serie di servizi della trasmissione Report su presunte irregolarità, la Procura di Roma ha indagato Stanzione e gli altri membri del Collegio dell’Autorità per corruzione e peculato.
Gli elementi principali dell’inchiesta includono: “spese pazze” ‒ addebiti su fondi pubblici per pasti, hotel di lusso e altre voci sospette, comprese spese alla macelleria ‒ si immagino proprio brasati, tagliate, filetti, entrecôte, straccetti, fiorentine e picanha e dal parrucchiere; utilizzo improprio dell’auto di servizio per motivi non istituzionali; contestazioni legate a tessere “Volare Executive” considerate utilità indebite.
La Guardia di Finanza ha effettuato perquisizioni nella sede del Garante acquisendo telefoni e documenti. Stanzione, formalmente fino ad oggi non si è dimesso né ha annunciato dimissioni, dichiarando soltanto di essere “tranquillo”.
La vicenda si intreccia con decine di polemiche politiche e non. Oltre alla contestazione giudiziaria, circola online una notizia secondaria e non confermata dai grandi media, relativa a un appartamento in centro a Roma, apparentemente intestato alla famiglia di Stanzione e affittato come B&B, gestito dalle figlie e non ufficialmente dichiarato come attività ricettiva, Dagospia lo cita in tono scandalistico e commenti online ‒ per esempio Reddit ‒ ironizzano sul fatto che il Garante abiti a 30 metri dal B&B e “non sappia nulla”.
L’opposizione chiede l’azzeramento del Garante e le dimissioni del Collegio; Stanzione respinge queste richieste, difendendo l’autonomia dell’Autorità; alcuni membri del Collegio sono stati accusati di avere conflitti di interesse o contatti discutibili con partiti politici.
Naturalmente, è doveroso precisare che alcune delle voci circolate ‒ in particolare quelle relative alla gestione familiare di un B&B non dichiarato ‒ non risultano, allo stato, confermate da atti ufficiali o da fonti giudiziarie. E la cautela, soprattutto quando si parla di persone e ruoli istituzionali, non è un optional ma un obbligo civile.
Detto questo, c’è un punto che va oltre la singola notizia e riguarda il principio di responsabilità. Negli ultimi tempi, anche il dibattito pubblico ha iniziato a riconoscere che, in casi gravissimi come i reati commessi da minorenni, la responsabilità non può fermarsi all’esecutore materiale, ma investe anche chi ha il dovere di educare, vigilare, prevenire.
Traslando il ragionamento dal piano penale a quello politico-istituzionale, il principio non cambia: chi colloca persone in ruoli di potere, di controllo e di garanzia deve essere ritenuto responsabile delle conseguenze di quelle scelte, tecnicamente culpa in eligendo. Non per colpa automatica, ma per responsabilità oggettiva e morale. Perché non esistono incarichi “neutri”, e non esistono garanti innocenti per distrazione permanente.
In altre parole, se la privacy dei cittadini richiede attenzione millimetrica, anche la selezione di chi dovrebbe tutelarla dovrebbe esserlo. Altrimenti il rischio è che il vero dato sensibile diventi la credibilità delle istituzioni, e quella ‒ a differenza di un B&B ‒ non si può fingere di non vedere, nemmeno a trenta metri di distanza.
di Vanessa Seffer