Legge elettorale, Tajani: “Nome del premier nel programma non sulla scheda”

giovedì 15 gennaio 2026


Antonio Tajani interviene nel dibattito sulla legge elettorale. Il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, conversando con i cronisti alla Camera, puntualizza la posizione del partito in merito a un tema che tiene banco da qualche settimana nel confronto politico. “Di legge elettorale – afferma il segretario – se ne occupano Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni, stanno lavorando. Si farà un testo e poi ci si confronterà”. Secondo Tajani, “la soluzione è quella di indicare il leader della coalizione nel programma che si presenta agli elettori. Perché sull’indicarlo nella scheda io ho dubbi costituzionali. Non è una scelta contro qualcuno. Fin quando non ci sarà il premierato, che cambia la Costituzione, è il presidente della Repubblica a indicare al Parlamento il presidente del Consiglio”. Per il leader forzista, “da un punto di vista del programma le forze di coalizione indicano agli elettori la proposta, ma non può essere una questione messa sulla scheda elettorale. Da un punto di vista giuridico ho dubbi”. Un fatto è certo. Per Tajani, “bisognerà parlare con le forze di opposizione per fare una buona legge elettorale”. Infine, un passaggio sulle preferenze: “Siccome ci sono dei dubbi, non possono essere un ostacolo, si può anche fare a meno”.

Ma al momento lo studio della legge elettorale è in stand by fino a dopo il referendum sulla riforma della giustizia. Si ipotizza uno sprint per l’approvazione entro luglio. Sarebbe questa – secondo quanto riferiscono diverse fonti qualificate di maggioranza – la roadmap che si sta concretizzando nella maggioranza per la riforma del sistema di voto. L’intenzione di procedere, anche a sola maggioranza, c’è e lo ha confermato ieri anche la ministra Elisabetta Casellati. Ma le interlocuzioni, per il momento, proseguiranno più che altro sottotraccia. Anche perché la quadra nel centrodestra è ancora da costruire. “In maggioranza si sta discutendo – ha spiegato il portavoce azzurro Raffaele Nevi – ma manca ancora una sintesi. C’è un ragionamento aperto nei singoli partiti, mentre prosegue il dialogo anche con le opposizioni”. Ad ogni modo “si entrerà nel vivo dopo il referendum”, ha detto Stefano Benigni che per Forza Italia si sta occupando del dossier. “Prima c’è una campagna referendaria sulla giustizia da vincere”.

L’input in questo senso, spiega più di un parlamentare, sarebbe arrivato direttamente dai leader: un’indicazione a non mescolare le due partite che sarebbe nata anche per non dare armi alle opposizioni, pronte da subito ad attaccare sostenendo che la maggioranza volesse cambiare le carte in tavola per paura di perdere le elezioni. Un concetto ribadito anche ieri dal capogruppo dem al Senato Francesco Boccia. “Sulla legge elettorale hanno toccato il fondo. Per tre anni – ha sottolineato – hanno raccontato al Paese che avevano vinto perché erano i più forti. Allora ammettono che hanno vinto nel 2022 solo perché il centrosinistra era diviso. Siccome pensano di non vincere più, allora cambiano le regole, sempre in perfetto stile trumpiano”. Sulla stessa linea Raffaella Paita di Italia viva: “La vogliono cambiare perché temono di perdere”.

Ad ogni modo, subito dopo il voto del 22 e 23 marzo, l’intenzione della maggioranza è quella di procedere per chiudere entro luglio evitando di arrivare troppo a ridosso del semestre elettorale. Il nodo più grosso da sciogliere resta quello dell’indicazione del nome del premier sulla scheda elettorale. “Lo abbiamo spiegato anche agli alleati: l’indicazione del nome accanto all’elenco dei partiti che lo sostengono – è il ragionamento di un big del partito della premier – è utile a tutti perché i voti di un elettore che mette la croce solo su quello vengono distribuiti tra tutti. Se un elettore che vuole votare Giorgia Meloni trova il suo nome solo nel logo di Fratelli d’Italia fa la croce lì e i voti vanno tutti a noi”. La Lega, che ha da subito puntato i piedi contro l’ipotesi di eliminazione dei collegi, per ora sul dossier mantiene un profilo basso e fa capire di non avere fretta.


di Manlio Fusani