Psicodramma Pd, Prodi e Occhetto invocano un cambiamento radicale

lunedì 10 ottobre 2022


Lo psicodramma collettivo del Pd, in cui dal 25 settembre si crogiolano i militanti, si arricchisce di nuovi contributi. Romano Prodi e Achille Occhetto puntano il dito contro la classe dirigente e invocano un cambiamento radicale. Per il fondatore dell’Ulivo “il nome deve restare così, è pieno di significati”. Prodi è convinto della bontà del progetto originario del Partito democratico. In un’intervista a Repubblica, lancia un avviso ai naviganti prima del congresso. “Ho speso tutta la mia vita politica – afferma – per riunire le culture del riformismo. Il Pd va cambiato, dinamizzato, proiettato. Scioglierlo sarebbe come ripudiare la mia vita, una specie di suicidio, e non ho ancora una volontà suicida. Ma il cambiamento deve essere radicale perché i rapporti con il Paese si sono ristretti molto, vanno ricostituiti”. Secondo l’ex premier, “bisogna ricominciare a parlare con la gente delle cose che si discutono a tavola, quindici o venti argomenti: dagli adolescenti alla droga, al lavoro, alla salute, alla ricerca. Ogni settimana venti persone ma non solo del Pd, anche esperti, ne discutono in rete con decine di migliaia di cittadini. Al sabato il segretario dem o chi per lui va di presenza in una città e ne fa una sintesi” e “dopo si fa il congresso sui nomi per la guida del Pd. È una utopia? Sì, ma questo si fa se si vuole rifare un partito. Prima di eleggere un segretario bisogna comporre una linea politica”. Quanto al nome del partito, Prodi non ha dubbi: “Va benissimo. È pieno di significato, meglio di così non si può trovare. Il Paese si è sfibrato negli ultimi vent’anni con i cambi di governi, non si è sfibrato solo il Pd con i cambi di segretari. Bisogna riprendere speranza e dialogare. In Italia abbiamo sempre nuove stelle appunto, perché c’è bisogno di qualcosa che ti faccia sperare e quindi hai sperato in cose evanescenti come i 5 stelle”.

Achille Occhetto interviene nel dibattito che scuote il Pd. Nel corso di un’intervista alla Stampa si rivolge ai leader del centrosinistra. “Consentitemi un consiglio a Letta, Conte, Calenda, Fratoianni – sostiene l’ultimo segretario del Pci – e a tutti coloro che si professano di sinistra: riunitevi in una stanza, guardatevi negli occhi e chiedetevi: vogliamo continuare a giocare a rubamazzetto? Oppure vi ponete il problema più serio?”. Occhetto invita la sinistra a un “urgente esame di coscienza. In Italia e in Europa è in atto una nuova ondata reazionaria, che non sarà fascismo, ma che è diversamente pericolosa”. Secondo l’ex segretario del Pds, “il Pd si porta dietro un vizio di fabbrica, quello che non mi consentì di iscrivermi al nuovo partito e mi fece dire allora: è una fusione a freddo di apparati e non, come dovrebbe essere, una felice contaminazione di ideali, culture diverse, ex comuniste, socialiste, cattoliche, laiche. Invece c’è stata una sovrapposizione. Risultato: il Pd non ha un’anima”. Per Occhetto, “Conte ha sollevato alcuni temi di sinistra, ma chi è stato nel Pci dovrebbe sapere che non sono sufficienti: la sinistra deve rappresentare i più deboli, ma senza mai smarrire una visione ampia dei problemi nazionali e internazionali”.

Intanto fanno discutere le parole pronunciate ieri in tivù da Enrico Letta. Il segretario dimissionario del Pd, ospite di Fabio Fazio, nel corso di Che tempo che fa, su Rai Tre, ha assicurato che non tornerà in Francia. “Vedo che in tanti di Lega e FdI mi invitano a tornare, ma io sarò impegnato a fare opposizione in Parlamento”. Secondo Letta il Pd deve essere “pronto a fare quello che gli italiani ci hanno chiesto: fare la prima opposizione a questo governo in modo intransigente e costruttivo. Fare un’opposizione sia in Parlamento sia nel Paese, di piazza quando necessario. Nei prossimi giorni presenteremo un’agenda di opposizione parlamentare che parta dalle proposte come “disaccoppiare a livello nazionale il costo del gas da quello dell’energia elettrica, il salario minimo, lo “Ius scholae su cui si erano fatti “passi avanti. C’è bisogno di immigrati nel mondo del lavoro? Se non si crea integrazione non si può”. Il segretario uscente è convinto che “l’opposizione rigenererà il Pd e il centrosinistra se ci sarà questo congresso costituente” con una “nuova generazione che deve prendere il comando”. Letta non esclude il cambiamento del nome. “Discuteremo anche di questo. Saremo liberi di discutere di tutto. È un processo vero di discussione e dibattito. Escludo, invece, lo scioglimento del partito. Abbiamo 5 milioni di italiani che ci hanno votato e chiesto di fare opposizione”.

Frattanto, scalpita Paola De Micheli. L’ex ministra delle Infrastrutture si è candidata ufficialmente alla segreteria del Pd. Finora l’unica. “La mia candidatura – attacca in un’intervista al Corriere della Sera – è vera, anche se molti provano a silenziarla”. De Micheli si propone come l’anti-Meloni. “Io ho ragioni potenti per candidarmi alla segreteria di un partito che è scalabile”, afferma. Prima di lei, unica donna, ci aveva provato Rosy Bindi: “Ora provo io e dicono Paola farà il ticket con un uomo. No, facciano il ticket con me, perché io sono già stata vicecapogruppo e vicesegretaria”. De Micheli rivendica: “Siamo il partito che ha fatto più leggi a favore delle donne, ma poi le candidature a sindaco o presidente di Regione sono rarissime. E la colpa è anche della misoginia di alcune donne che, con un po’ di accidia, si sentono soddisfatte da un ruolo ancillare. De Michele azzarda due previsioni: la prima è scontata (“Meloni sarà la prima donna premier”), l’altra è più complessa: “Io sarò la prima segretaria del Pd, guiderò l’opposizione e torneremo a vincere. Sarò l’anti-Meloni perché mi preoccupa molto il modello dei governi ungherese e polacco, che comprime le diversità in favore di una semplificazione deteriore”.


di Mino Tebaldi