martedì 2 febbraio 2021
Il termine “responsabili” suonerà malissimo dopo l’uso distorto nella recente compravendita di voti, ma è proprio di responsabilità morale che c’è bisogno. E la cosa interessante è che si sta formando un gruppo di “responsabili autentici”, che non sono i parlamentari furbi e voltagabbana. Mi riferisco a un raggruppamento allargato e trasversale di ideologi di lungo corso, e qualche ex leader, soprattutto di imprenditori, manager, intellettuali, i quali di fronte alla crisi stanno prendendo ferme posizioni. Costoro provengono perlopiù dal centro, ma hanno radici anche a sinistra e nel progressismo, oppure appartengono all’area moderata più conservatrice. In comune hanno il disgusto e la disapprovazione per l’attuale impasse politico di fronte alle emergenze sanitaria ed economica e alle sfide legate al Recovery fund.
Prontamente Silvio Berlusconi, che oltre a Matteo Renzi tiene in mano i giochi della crisi, ha prontamente colto il senso voluto dalla spontanea “task force di serie A” e ha lanciato la proposta di un esecutivo che, liquidando Giuseppe Conte e la sua schiera di nefasti giallorossi, si qualifichi per ciò di cui c’è estrema necessità. E cioè: un governo dei migliori. La proposta, indirizzata anche al Colle in tempo di consultazioni, il presidente degli azzurri l’ha spiegata così: “L’Italia in questo momento drammatico avrebbe bisogno di un Governo di alto profilo, con tutte le forze migliori del Paese, mettendo da parte i conflitti e gli interessi di parte”. Concetto quest’ultimo più volte ripetuto dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. Ditemi, chi non è d’accordo e chi vuole proseguire nel mercato delle vacche?
Sicuramente un “governo dei bravi” non è ciò in cui sperano i leader di Lega, Matteo Salvini e Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, i quali insistono per “le urne”, anche se il centrodestra è saldo. Penso pure che questa uscita del presidente azzurro non possa definirsi solo tattica, perché – come dicevo – rispecchia una coscienza in crescita dopo i tentativi del Partito Democratico coi 5 Stelle, incapaci di risolvere le criticità e anche di affrontarle. Per non parlare del complessivo scadimento politico e ideale. L’unico, oltre a Forza Italia, è Matteo Renzi che richiama bicamerali, qualità, formazione. Una anticipazione di questa “squadra di goleador” lo si è avuto a “Italia Sera”, il salotto politico su Rete4 di Barbara Palombelli, al quale hanno partecipato tra gli altri Claudio Martelli, ex ministro della Giustizia, il democristiano Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera, e il green manager Chicco Testa, presidente di Sorgenia, ex cda Enel, Wind e Acea. In veste di opinion leader i tre hanno sostenuto la stessa idea. Claudio Martelli ha parlato chiaramente di governo allo sbando (“non c’è mica solo Conte”), Pierferdinando Casini più istituzionalmente ha richiamato i passi della crisi (“non si può parlare nelle strade e poi riferire al Quirinale”) e Chicco Testa, che già sul Foglio aveva criticato l’immobilismo, ha descritto l’attuale fase come “uno sfasciume pendulo”, imputando anche al centrodestra molta decadenza.
Eh già, proprio sfasciume. Una definizione così calzante l’avrebbe usata Giorgio Bocca e sarebbe piaciuta a Indro Montanelli, che definì “il più grande e illuminato studioso del Meridione” Giustino Fortunato, il quale coniò questo termine nel 1904 per definire l’assetto idrogeologico instabile della Calabria in frana sul mare. Ma certo di questi tempi l’espressione rende il degrado italiano. Chi invoca l’ex presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi e chi punta sui “talenti”. Ma difficile che “i migliori” escano dal cilindro se l’anima sana, seria, virtuosa delle personalità non faccia fronte comune. Non credo sia sufficiente andare in tv, scrivere articoli, libri, partecipare ai convegni e presidiare i social, benché importante. È necessario che gli “italiani di valore” continuino a unirsi e a rappresentare un interlocutore intransigente per la modernizzazione, il rilancio e gli investimenti, con un peso anche sulle nomine, altrimenti il sistema politico se la canta e se la suona. E, visto come è finita con l’ultima “task force di Vittorio Colao” fatta a pezzi, che sia anche una squadra per il ruolo dei manager. Io leggo spunti interessanti di tanti, ora Alessandro Baricco qua e ora Monica Guerritore là, ora Marcello Veneziani laggiù, per non dire degli imprenditori, intellettuali, storici e quant’altro abbiamo di meglio. È vero che sono in vista circa 500 nomine, oltre ai rinnovi in Comuni come Roma, ma la via migliore è difenderle per non finire nel mercato dello sfasciume pure della managerialità.
di Donatella Papi