Europa, atto secondo: proposta Euro Razionalista di “Società Libera”
venerdì 5 maggio 2017
Acquisiti i risultati elettorali in Olanda e Francia, “Società Libera” intende soffermarsi sul futuro dell’Unione europea, ritenendo che, nell’immediato futuro, opportunità ed ostacoli, rilancio e declino potrebbero prospettarsi con equivalenti possibilità. Il progetto europeo necessita di capacità d’analisi e visione strategica, scevre da deterministici retorici convincimenti e da affettive visioni geopolitiche, in sintesi non si tratta di auspicarla e di invocarla, ma di riprogettarla l’Europa, tale che la sua ragion d’essere, la sua vocazione, la sua anima sperimentale e liberale abbiano significato e riconoscimento per le genti d’Europa. A tal fine riteniamo indispensabile una svolta federalista, in cui un ridotto numero di stati componenti si possa costituire in un soggetto federale e diventare, in tale veste, un nuovo stato membro capace di porsi come riferimento essenziale dell’Unione europea. Società Libera auspica, quindi, la nascita di un movimento di opinione continentale in cui, al di là di scarni funzionalismi, si affermino visioni e progettualità eurorazionaliste.
- Il Trattato di Roma del 1957, fondatore della Comunità europea, prevedeva una associazione di Stati liberi e indipendenti che, dopo successive fasi di integrazione, potesse assumere nel mondo una veste politica. Il Trattato aveva carattere sperimentale e, anche se non identificava esplicitamente la forma di un’auspicata unità politica, è certo che Adenauer, De Gasperi e Monnet pensavano per l’Europa a una nuova forma federale.
- La Ce e poi la Cee hanno ottenuto molti successi in campo economico (mercato unico, agricoltura, ambiente, sanità, energia, ecc. ) e culturale (Euroform, Adapt, Youth Start, Erasmus, ecc.), ma i Trattati di Maastricht (1992) e di Lisbona (2007), dopo il fallito progetto costituzionale (1994-5), hanno tentato il cosiddetto “passo da gigante”. Hanno introdotto la moneta unica, adottata da 19 Stati, gradualmente aumentato il numero degli Stati membri e rafforzato tutte le istituzioni europee a Strasburgo e a Bruxelles, come se la Ue fosse un vero Stato sovrano. L’ipotesi di un modello istituzionale federalista è scomparsa ed è apparso il vecchio modello statalista (legislativo, esecutivo e giudiziario), venato peraltro di un dirigismo che impone agli Stati di integrarsi rispetto alle previsioni di Strasburgo e di Bruxelles e nulla prevede affinché questi si integrino fra loro.
- Le vicende degli ultimi 20 anni mostrano che l’Europa assomiglia sempre meno alle previsioni di quei trattati e che i molti errori, così come le misure adottate in vari settori chiave della convivenza comunitaria, configurano ormai un fallimento di progettazione (design failure).
- Una reazione federalista è ancora possibile per salvare l’Unione europea: un ridotto numero di Stati membri potrebbe uscire dalla Ue e dare vita a un soggetto federale Stati Federati Europei (Sfe); in tale veste entrare nell’attuale Unione quale nuovo Stato membro in sostituzione di quelli usciti. Naturalmente altri Stati membri potrebbero aderire successivamente.
- Oltre alle proprie istituzioni, il nuovo soggetto federale avrebbe una sua Banca centrale utile a regolare diversamente la sua gestione dell’Euro.
- Sfe diverrebbe la “nuova idea in azione”, un’entità sovrana che potrebbe usare la sua capacità decisionale e operativa in una serie di iniziative di interesse europeo oggi impossibili per la Ue. Potrebbe far rivivere il Trattato Europeo di Difesa (Ced) del ‘50-54, incoraggiando cooperazioni rafforzate fra gli altri Stati membri e attivare una propria politica estera. Potrebbe favorire, con maggior energia, politiche di sviluppo nel Mediterraneo e una versione europea di Piano Marshall per l’Africa subsahariana.
- Le complesse, ma non insormontabili, procedure necessarie richiederebbero tempo e coraggio politico; d’altronde mantenere l’Unione nell’attuale configurazione potrebbe divenire, come già sta accadendo, molto più difficile e generare contrasti insanabili. Il nuovo soggetto federale dovrebbe nascere per referendum costituzionale per poi richiedere l’adesione all’Unione, la quale dovrebbe far deliberare in proposito gli Stati membri della Ue, il che potrebbe non richiedere momentaneamente modifiche dei trattati.
- Nessuno degli importanti risultati fin qui ottenuti dall’Unione in molti settori verrebbe perso e tutte le prerogative dell’attuale Unione verrebbero valorizzate.
- Il lavoro necessario alla realizzazione di questa iniziativa rilancerebbe immediatamente una nuova idea di Europa nel mondo.
Un tema dunque di strettissima attualità e di cui si parlerà ampiamente al convegno organizzato da Società Libera e previsto a Roma martedì 9 maggio (ore 16,45 Camera dei deputati, Piazza Montecitorio - Sala del Mappamondo).
Indirizzo di saluto: Stefano Dambruoso - Questore della Camera dei deputati;
Modera: Pietro Di Muccio de Quattro, Giurista;
Introducono: Vincenzo Olita, Presidente Società Libera; Marco Patriarca, Studioso di storia e filosofia politica;
Interventi: Lucio Caracciolo, Direttore Limes; Sergio Fabbrini, Direttore Luiss School of Government; Tommaso Frosini, Costituzionalista; Brigid Laffan, Direttore Robert Schuman Centre; Riccardo Pedrizzi, Presidente Ucid; Angelo Maria Petroni, Università di Roma “La Sapienza”; Pascal Salin, Università di Parigi.
(*) L’accesso alla sala con un documento di riconoscimento - per gli uomini vi è l’obbligo di indossare la giacca - è consentito fino ad esaurimento posti.
di Redazione