Sarà vero?

mercoledì 11 novembre 2015


Non sarà certo il pur bello e per alcuni versi emozionante palco di Bologna a sancire la vera ritrovata unità del centrodestra. Non sarà Bologna perché l’unico test di coesione non potrà essere che quello delle candidature alle prossime amministrative, solo lì si capirà il futuro del centrodestra. Va da sé, infatti, che soprattutto Roma e Milano rappresenteranno non solo l’eventuale riaggancio di oggi fra Salvini, Meloni e Berlusconi, ma in assoluto, la ritrovata certezza di poter sfidare uniti il cattocomunistissimo partito della nazione di Renzi alle prossime tornata di elezioni politiche.

Sarà bene per questo attenuare i pur comprensibili entusiasmi di domenica, in attesa di vedere cosa succederà sulla scelta di un candidato comune per la capitale. È di tutta evidenza, infatti, che se fosse vera l’unità bolognese, per Alfio Marchini suonerebbe un de profundis definitivo, non solo per la giusta contrapposizione di Giorgia Meloni, ma perché proporre l’appoggio ad un candidato sperticatamente sostenuto dai più triti e d’antan politici del NCD, segnerebbe una nuova e finale spaccatura del centrodestra a tre punte. Per questo i giochi sono tutti da fare e per questo Berlusconi sarà chiamato a dare prova della sua sincerità politica, verso gli alleati leghisti e di Fratelli d’Italia. Del resto, data per scontata la posizione della Meloni su Marchini, se poco poco anche Salvini derubricasse le posizioni assunte a Bologna decidendo per questo di seguire le indicazioni di Forza Italia su Roma, gli elettori di centrodestra perderebbero per sempre la fiducia e il senso della appartenenza ad un’area politica credibile fino in fondo.

Per essere davvero uniti, infatti, serve non solo l’abbraccio e il coro sul palco, ma la coerenza di offrire al popolo antagonista a Renzi e alla sinistra, un candidato che, a partire da Roma, abbia un pedigree ideologico e personale sia elevato e sia di chiara e trasparente posizione politica. Come se non bastasse, la capitale di tutto può avere bisogno tranne che di un pastone politico inciuciato, o di una lista civica con dentro ogni cosa e il suo contrario. Roma può certo battezzare e sperimentare la nascita di un nuovo modello di centrodestra, liberale, aperto e laico, ma per come è stata ridotta, non può permettersi liste “passerella” disomogenee e politicamente indefinite.

Serve, infatti, che proprio nella città eterna si torni finalmente e chiaramente alla famosa scelta di campo, senza se e senza ma, come vorrebbero gli elettori. Per il Paese, per Roma e per la democrazia, tifiamo unità del centrodestra, ma in attesa degli sviluppi sospendiamo applausi e entusiasmi, non solo perché da Monti in giù ne abbiamo viste troppe, ma perché nella vita i conti è sempre meglio farli solo dopo aver tirato la linea, nel frattempo, sussurriamo, forza Giorgia Meloni, provaci.


di Elide Rossi e Alfredo Mosca