“Ti racconto la politica”

sabato 17 ottobre 2015


Ti ripeto che la politica è nel piatto in cui mangi e nel letto in cui dormi. Stabilisce i libri di testo della scuola che frequenta tuo figlio, le carte della burocrazia, quanto costa la maglietta che indossi, la benzina, l’energia e via discorrendo fino a modellare la tua intera vita; spera che non t’interessi a lei ed è felice se fai l’apolitico. Interviene nella tua cultura e nella tua mentalità, plasmando in te una logica che non c’entra nulla con la logica. In questa tirannide, hanno forte ruolo i dirigenti di partito: dai nani di periferia del precedente capitolo, ai dirigenti nazionali che alienano l’intero Paese.

Ti racconto la politica 9 (I dirigenti di partito)

Fissati come “ripartizioni” i livelli territoriali più piccoli, abbiamo appreso che i partiti si fanno lì rappresentare dai signorotti che già chiamiamo nani di periferia. La nostra democrazia è come composta da alcune grandi piovre che muovono decine di migliaia di piccoli polpi, formando una capillare rete di tentacoli. Analizzeremo i vizi che nei decenni sono divenuti intrinseci di questa forma di organizzazione ma completiamo prima, sia pure brevemente, la descrizione tecnica dell’accennata suddivisione territoriale.

Sappiamo che l’intero territorio nazionale è suddiviso in un cinico groviglio di istituzioni che vanno dalle più piccole locali, alle più grandi nazionali; questa maniacale capillarizzazione è funzionale al fine dei partiti politici di controllare tutto. In precedenza, abbiamo letto che un regime politico, perfino criminale, che vuole farsi chiamare democrazia, non può eliminare l’istituto del voto; i congressi sono le occasioni di voto in cui i partiti “eleggono” i loro dirigenti.

Dato l’esiguo numero d’iscritti veri e “vivi” (leggi capitolo numero 5 – “Il tesseramento”), la partecipazione congressuale è numericamente una farsa, anche se carica d’enfasi mediatica; va da sé che i dirigenti di partito saranno “eletti” da una perfida regia congressuale che descriveremo nei particolari.

Immaginiamo di osservare, come da un aereo, il groviglio delle maglie territoriali di frazioni, circoscrizioni, comuni, comuni capoluogo, province e regioni; la costosissima rete che vediamo, coincide con i vari livelli d’ingerenza dei partiti e dei loro dirigenti. Nelle ripartizioni territoriali maggiori, cioè dalle città capoluogo di provincia in poi, i partiti si danno assetti che chiamano in molti modi  ma che noi esemplifichiamo con i termini di “segreterie politiche”, “direzioni” e “comitati”. Insomma, esistono segreterie politiche, direzioni e comitati per ogni livello territoriale maggiore, fino alla dimensione nazionale: ora, la citata rete dei tentacoli è completa.

Infine, c’è un labirinto di istituzioni che si aggiunge alle amministrazioni pubbliche territoriali; il compito di nominare i capi di detto ulteriore groviglio di istituzioni, è dei partiti, ovvero dei loro dirigenti. Parte da qui l’altissimo numero di parassiti pubblici che sono essenziali al voto di scambio del quale parleremo. I dirigenti che contano sono pochissimi... segnaleremo quali.


di Giannantonio Spotorno