sabato 6 giugno 2015
A dirla tutta e con franchezza, il tormentone Grecia ha stufato davvero e ha stufato comunque la si veda, che sia dalla parte di Tsipras o da quella della Troika.
Sono mesi e mesi di annunci e smentite, di accordi presunti, di tentativi chiusi e poi riaperti, una sceneggiata che testimonia ancora una volta il fallimento dell’Europa per come è stata impostata, organizzata, costruita.
Del resto, piaccia o preoccupi, l’episodio della Grecia è solo l’anteprima di uno sfascio che prima o poi riguarderà tanti altri, a partire da noi, è solo questione di tempo. Solo un bambino potrebbe pensare il contrario, è di tutta evidenza infatti, che passo dopo passo emergono con chiarezza le assurdità, le incoerenze, le demenzialità di un modello nato male e sviluppato peggio.
Le più elementari regole dell’economia insegnano che in un sistema allargato, come quello europeo, o c’è competizione o c’è unità, le due cose insieme non possono stare e siccome i paesi UE combattono tra di loro senza esclusione di colpi, l’unità non potrà esserci mai. Ogni membro del consesso, infatti e giustamente, tira acqua al suo mulino per prevalere e ognuno per poterlo fare ha bisogno di qualchecosa di diverso dall’altro, ecco perché non funzionerà mai.
Ad alcuni andrebbe bene l’euro basso, ad altri un regime Iva completamente ridisegnato, ad altri ancora quote di produzione libere, oppure la possibilità che vi siano interventi statali, insomma uno zibaldone di esigenze tanto diverse da dirla lunga sul perché l’euro per come è non può resistere.
Quello della moneta unica è stato un ipocrita tentativo della Germania di appiattire le nazioni ai suoi desiderata, gli è andata bene fino ad ora, perché ci si è arricchita a dismisura sulla pelle degli altri, che ovviamente al contrario si sono impoveriti. Dopo dodici anni i risultati però sono sotto gli occhi di tutti, l’Europa è più divisa che mai, per trovare un accordo ci vuole un’eternità, cresce la Germania ma decresce il continente, il malcontento e il disagio salgono pericolosamente ovunque.
Del resto era ovvio supporre che mettere la camicia di forza a nazioni intere, obbligandole a vincoli demenziali, a torture fiscali ed economiche insopportabili, a riconversioni produttive impensabili, non poteva che portare fino a qui.
C’è voluto, infatti, tutto il sangue freddo di Draghi per metterci almeno per il momento una pezza a colori e con le difficoltà che sappiamo, ma basterebbe chiederci il prezzo che sta pagando la BCE per avere una risposta piuttosto devastante.
Quando, infatti, l’enormità del Quantitative Easing di Eurotower cesserà, chi pagherà quel conto? Chi sarà in grado di ripianare l’immensità di quel debito? Ovviamente nessuno, tantomeno la Germania che alle brutte sarà la prima a sfilarsi.
Immaginare che possa essere la crescita dei singoli stati a saldare la fattura, è a dir poco puerile, nemmeno se crescessero tutti come la Cina ce la farebbero e ovviamente non sarà così, dunque la realtà è solo una, si sta prendendo tempo a prestito, a debito, sperando che qualche miracolo salvi capra e cavoli.
Ecco perché la Grecia è un tormentone, ecco perché è solo l’inizio di una catena che riguarda la più parte degli stati membri, Italia in testa.
Tanto è vero che da noi non è bastato cacciare Berlusconi, additato come il male dei mali, ma da Monti in giù per obbedire alla Germania in cambio di qualche pacca sulle spalle, il Paese è stato sottoposto ad uno strozzinaggio fiscale senza eguali, che ha devastato l’economia e la vita delle persone senza risolvere un fico secco.
Ci ritroviamo con un debito più alto, con una crescita risibile dello zero virgola che gli fa il solletico, con un popolo addannato, con le tasse e i suoi sistemi di riscossione da medioevo, con i conti massacrati dagli scandali e dagli sperperi e con un Premier che pensa di essere a teatro quando dice: “Allacciate le cinture che decolliamo”.
A questa frase illuminata di Renzi, manca la seconda parte e cioè: “Controllate che il paracadute sia a posto”, perché passata questa fase precipiteremo, perché il peso fiscale è insopportabile, perché le cartelle da pagare sono folli, perché la spesa statale è assurda e disonesta, perché la politica è ipocrita e la burocrazia soffocante. Precipiteremo perché la gente è esausta e lo Stato non funziona, perché l’apparato pubblico è da socialismo reale e l’iniziativa privata è terrorizzata dai vincoli e dai limiti di leggi demenziali.
Precipiteremo perché il risparmio è punito, a partire dal possesso di una casa e di un qualsiasi investimento e in un Paese dove la ricchezza e la sua produzione vengono considerate un minus da criminalizzare, l’economia salta.
Precipiteremo infine perché precipiterà l’Europa e noi siamo i più indebitati e i più esposti, ecco perché la Grecia è un tormentone che prima finisce e meglio è per tutti, del resto c’è poco da dire, è sempre meglio soli che male accompagnati.
di Elide Rossi e Alfredo Mosca