Il dovuto dazio ha bloccato Renzi

sabato 6 giugno 2015


L’imbonitore fiorentino, con vene di smargiasso spaccone documentato dalla foto fatta circolare su internet che, mentre la propria casa stava bruciando, si ‘rilassava’ giocando alla play station, ha pagato il 31 maggio, così come previsto, il dazio che l’Italia gli ha riversato per l’anno trascorso con una miriade di annunci e pochissimi risultati. Non è azzardato pensare che il blocco della sua cavalcata (considerata fino a ieri come irresistibile), non sia altro che il principio della fine.

I risultati elettorali sono letteralmente impietosi. Al Nord e nelle regioni rosse vi è stato un tracollo che farebbe tremare le vene e i polsi a chiunque. Siamo lontani, lontanissimi da quel 41% ottenuto alle elezioni europee e che veniva continuamente sbandierato dal ducetto fiorentino quando voleva mettere a tacere l’opposizione interna. Le sue candidate di punta (Moretti e Paita) sono state massacrate e il 5 a 2 di partenza è stato mantenuto sia perché, per un soffio, non è caduta l’Umbria rossa, ma anche per la divisione interna a Forza Italia determinata in Puglia dai fittiani, e per il gran ambaradan messo in piedi dalla Bindi che ha provocato l’effetto contrario su Enzo De Luca che, assieme a Michele Emiliano, non è certamente renziano.

Ma qual è la causa della disfatta di Renzi? Domanda pleonastica perché non si può impunemente trattare un Paese come se fosse minorato; sottoporlo un giorno si e l’altro pure, al giochetto delle tre carte; trasformare una mascalzonata (quella delle pensioni) in un bonus benevolmente concesso dal peron fiorentino, e trattenere quanto la Consulta ha dichiarato essere stato sottratto illegittimamente ai pensionati italiani; far passare come aumento della occupazione la semplice trasformazione dei contratti da tempo determinato in quello indeterminato (tanto con la legge Fornero non si ha alcun vincolo per il mantenimento in attività dei lavoratori dei quali ci si vuole liberare).

Spacciare, infine, come frutto delle proprie scelte i timidi segnali di ripresa facendo finta di ignorare il peso che su di essi ha avuto quanto è stato deciso dalla Bce di Mario Draghi, e continuare a dichiarare, come un mantra, “adesso avanti con le riforme”, ha dato l’impressione che il venditore del nulla annaspa e attende che il tempo risolva ciò che lui non riesce a risolvere lasciando intere zone del Paese alla deriva soprattutto il Mezzogiorno che non ha avuto nulla e continua a vivacchiare con pensioni di invalidità, sussidi agricoli, e impiego pubblico, alimentando nella popolazione la voglia di staccarsi dal resto dell’Italia percepita come matrigna ingrata.

Non solo il Sud non ha avuto nulla ma addirittura è stato volgarmente scippato, come richiesto dalla teutonica Merkel, di ipotesi che potevano e possono ancora realizzarsi senza oneri per lo Stato ma con investimenti, in parte privati e in parte reperiti nel mercato finanziario mondiale. Se la responsabilità principale ricade, comunque, sul ‘più tedesco degli italiani’ che è stato l’esecutore del ‘delitto’, apparentemente anti Mezzogiorno ma in pratica antiitaliano, non meno grave è la responsabilità del playstationista fiorentino che sarà costretto a trovare i soldi per pagare le penali che la rottura del contratto d’appalto per il Ponte comporterà. Saremo, infatti, costretti a pagare per non fare nulla. Semplicemente ridicolo.

Ecco uno dei terreni che può aiutare il fronte moderato che oggi, dopo i miseri risultati renziani, è più che mai necessario per bloccare la deriva dell’Italia e farla uscire dalla crisi senza aspettare che venga tratta dalle sabbie mobili della decadenza per forza d’inerzia determinata dalla spinta di altri. Gli sfiduciati, rintanati nell’astensionismo (che ha colpito tutte le diverse zone del Paese), non ritorneranno alle urne solo sul terreno del ‘No a Renzi’. Sono troppo disgustati delle porcherie, fatte da una minoranza di politicanti, ma usate dai mass media per screditare tutta la politica, e aiutati in ciò dai nani come la Bindi che usano addirittura le liste di proscrizione tipo sudamerica.

Questa parte d’Italia può ritrovare la strada dell’impegno politico solo su obiettivi chiari e condivisi, che pongano la prospettiva e il futuro dei giovani al primo posto con un programma di lavoro nuovo, di ricerca e di sviluppo; che guardano agli interessi dei cittadini liberandoli da giogo delle tasse opprimenti, e risolvano le emergenze delle immigrazioni di massa. I risultati elettorali han fatto certamente pagare dazio al menestrello fiorentino, ma hanno parlato chiaro anche alle altre forze politiche. Non prenderne atto sarebbe un delitto verso il nostro Paese.


di Giovanni Alvaro