Ieri, oggi, domani

sabato 4 aprile 2015


Che Forza Italia sia da tempo in preda ad una crisi d’identità è chiaro, non tanto e non solo per gli ultimi abbandoni, che pure qualche cosa significano, ma per la mancanza di un indirizzo vero. Con il “Patto del Nazareno” aperto e chiuso nel corso di un anno, almeno in apparenza, molto si è rotto nel movimento e nel rapporto con gli elettori. Ma la cosa per noi ancora più grave è la mancanza di realismo della cosiddetta vecchia guardia. Infatti gli esponenti storici continuano a muoversi e comportarsi come se Forza Italia fosse ancora al 30 per cento, come se fosse sempre il partito di maggioranza relativa, il riferimento elettorale più grande d’Italia.

I vecchi leader del grande sogno berlusconiano agiscono, dichiarano e intervengono così come avrebbero potuto fare qualche anno fa quando ogni mossa politica di FI era in grado di orientare e indirizzare il Paese da una parte piuttosto che dall’altra. Tant’è vero che un abbandono come quello di Sandro Bondi ai tempi, diciamo belli, avrebbe provocato uno sconquasso e riempito le prime pagine dei giornali per giorni e giorni. Adesso, invece, quasi niente, se non la riflessione su un decadimento culturale che certifica il deterioramento quasi totale della spinta originale. Sembra che nessuno si sia reso conto che oggi il movimento conti ben meno della metà del passato, al massimo il 13-14 per cento, una dimensione media e modesta che il partito non aveva mai conosciuta e conseguita. Non averne consapevolezza e non capire che la differenza è grande come un grattacielo e che in politica i numeri elettorali sono tutto vuol dire consegnarsi al suicidio e all’emarginazione. I comportamenti odierni dei vari colonnelli avrebbero suscitato perplessità anche anni fa, figuriamoci oggi con l’aria che tira e con un Presidente del Consiglio che se ne infischia di tutto e di tutti, a partire dai dissidenti del suo partito.

Che in questo quadro Silvio Berlusconi abbia molte colpe è vero, o che abbia seguito troppo Gianni Letta e Denis Verdini, ma c’è da dire che anche il partito ci ha messo molto del suo. Liti, gelosie, invidie ed interessi hanno finito col rompere un giocattolo straordinario che il Cavaliere, con il suo carisma e la sua genialità, aveva messo in piedi magistralmente. Passo dopo passo, i tradimenti e le separazioni di Angelino Alfano e soci, Raffaele Fitto, Renato Brunetta e Paolo Romani, solo per citarne alcuni, hanno fatto il resto. Anziché rimboccarsi le maniche, stringersi a Berlusconi e farlo riflettere davvero hanno preferito scazzottarsi, darsele di santa ragione, mettendo il Cavaliere in ansia e in confusione. Il risultato è quello che vediamo e l’abbandono di Bondi ne testimonia l’evidenza, quella che era una sorta d’invincibile armata si è trasformata in una caravella fragile, divisa e sconclusionata.

Che il Nazareno sia stato un male ormai è chiaro. Del resto da Mario Monti in giù, trasversalismo e larghe intese hanno sgretolato il centrodestra come un virus devitalizzante, un’infezione devastante di cui ha approfittato a mani basse il centrosinistra. Berlusconi è stato cacciato senza ritegno dal Parlamento che aveva in larga parte rinnovato, gli è stata tolta ogni abilità, è stato messo all’angolo e poi ko selvaggiamente.

Basterebbe pensare ai rapporti con la Lega. Un tempo, volente o nolente era Umberto Bossi che si accodava e seguiva l’imprint del Cavaliere, oggi con il 13 per cento c’è poco da fare, succede il contrario ed è evidente. Per carità sul piano politico ed elettorale è giusto, Matteo Salvini adesso è l’emergente che spinge, tira e raccoglie voti, ma su quello programmatico molto meno. Il centrodestra senza un peso moderato e meno esuberante non vincerà mai e non andrà lontano. Non è una previsione ma una certezza fatta di numeri e di esperienza, ecco perché anziché abbandonare e litigare bisognerebbe ragionare tutti insieme consapevolmente. Salvini può essere l’astro nascente di un polo alternativo a Renzi, ma senza il contributo di Forza Italia, parliamo di quello culturale e programmatico oltreché elettorale, non può farcela e non può arrivare a competere sul serio con Renzi.

Questo nostro, è un semplice esercizio di buon senso e di ragionamento. Berlusconi vive un momento di grande difficoltà, sarà stanchezza o magari confusione, quello che sia, ma sicuramente va sostenuto. Dargli ultimatum e metterlo di fronte ad “aut aut” non serve a niente se non a peggiorare e semmai favorire chi lo consiglia malamente. Questo è il punto, è qui che si fa la differenza ed è qui che sbagliano i colonnelli di Forza Italia, perché si sentono ancora quello che non sono più e che in qualche caso non sono mai stati.

Ritrovarsi e ragionare. Preparare con Salvini non solo un cartello elettorale per sfangare le elezioni regionali, ma per rifondare un centrodestra vero e compatibile che gli italiani aspettano come la manna. Tornare indietro non si può, ma riprogrammare il futuro sì. La buona notizia è Salvini e se ne aggiungessimo un’altra, quella di una coesione ritrovata forte e duratura tra Forza Italia e tutto il centrodestra, la partita contro Renzi si potrebbe giocare e con ogni probabilità si potrebbe vincere davvero.


di Elide Rossi e Alfredo Mosca