venerdì 10 ottobre 2014
In Europa tutto si complica e si complicherà molto di più, di qui alla fine del 2015, quindi a partire dall’Italia, aspettiamoci un anno dove potrà succedere di tutto. I mercati mondiali, parlando di economia reale, è come se avessero deciso di scavalcare l’Europa, attraverso linee di comunicazione , che adesso perfino la Germania fatica ad intercettare.
Nell’area Ue aumenta la debolezza, rallenta ulteriormente la crescita, l’inflazione resta troppo bassa e lo stesso Draghi non sa più che pesci prendere. Del resto con gli strumenti limitati della Bce mai si potrebbe fare quel che in America è stato fatto dalla Fed, inondare i mercati di liquidità in cambio di bond.
Come se non bastasse, l’Europa allo stato attuale, è un brutto ibrido, germanocentrico, intrappolato da regole assurde ed antieconomiche, diviso e separato dalle troppo diverse velocità dei paesi componenti. E’ come se si fosse generato un gigantesco stallo, dal quale non si riesce ad uscire, per la follia di un patto, che regola dopo regola, ha costruito una tela di ragno inestricabile e vischiosa, nella quale i paesi sono stati costretti ad infilarsi. Se uscirne è difficile, restarvi è esiziale, dunque o si smonta l’orribile giocattolo, per farne uno nuovo di zecca adeguato ai tempi, oppure Draghi o non Draghi, entro la fine del prossimo anno, inizieranno a saltare i tappi e saranno dolori.
Del resto con l’America che ha già invertito la rotta, riprendendo la crescita ed abbandonando politiche accomodanti, con i Paesi emergenti sempre più agguerriti e presenti e con la Cina che ha a disposizione almeno altri tre quattro motori da accendere, dove potrebbe finire una Europa trasformata in un enorme pachiderma di vincoli e regole soffocanti quasi per tutti. Dallo statuto della banca centrale, al 3 per cento, al Fiscal compact, al six pack e via dicendo, una serie di ordinarie follie, che hanno impoverito, strozzato, depresso, un continente intero. Adesso siamo al redde rationem e addirittura la Germania accusa le difficoltà di un sistema che per pura bulimia lei stessa ha imposto ai partners.
O si cambia o ci costringeranno a farlo i mercati e sicuramente sarà peggio. La tanto sbandierata conferenza europea di Milano, come al solito non è valsa a nulla, chiacchiere e aperture di maniera che non mancano mai. La realtà è ben diversa, il vecchio continente diventa sempre più vecchio, di polpa intorno all’osso ogni anno ne resta di meno e la Merkel lo ha capito bene, restando così le cose, la corsa sarà solo a chi resterà in piedi e chi no. Dell’Italia poi non parliamo, da quinto Paese del mondo che eravamo siamo finiti ai margini dentro un cul-de-sac, che sta spegnendo in una nuvola di vapore acqueo ogni residua possibilità di farcela.
Gli ultimi tre governi, attuale compreso, da presunti salvatori, si sono trasformati in cecchini spietati dei salvadanai della fiducia e della volontà di fare, con raffiche di tasse, riscossioni estorsive, cartelle e valanghe di vincoli, hanno spento la luce e ingenerata una lotta senza quartiere fra Stato e contribuenti. Risultato, disoccupazione alle stelle, recessione, consumi a picco, paese fermo e antagonista dell’amministrazione pubblica e della sua burocrazia. Nessuna riforma vera ma solo pasticci, frutto di veti e lotte di corrente, chiacchiere, promesse ed una serie di sbagli e di stop and go ridicoli e insensati. Siamo, in Europa, il Paese più attenzionato, controllato, sfiduciato e privo di potere contrattuale. Insomma, dentro un campo minato, occupiamo il settore più denso e da quel che si vede anche per noi entro un anno potrà esserci di tutto, a partire dal voto per un nuovo capo dello Stato a quello per un nuovo Governo, per non dire dell’euro e dell’economia interna. Piaccia o preoccupi, prepariamoci perché la fiducia è al lumicino e se è vero che la speranza è l’ultima a morire, è anche vero che non tutto il male venga per nuocere.
di Elide Rossi e Alfredo Mosca