martedì 9 settembre 2014
Il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, l’altro giorno ha dovuto annunciare che anche per il 2015 i dipendenti statali si devono scordare un adeguamento degli stipendi per compensare l’aumento del costo della vita: “In questo momento di crisi le risorse per sbloccare i contratti a tutti non ci sono”. Difficile, a questo punto, dare torto ai sindacati. Di Raffaele Bonanni segretario della CISL si potrà dire quello che si vuole, ma come si fa a dargli torto, quando dice che “dovrebbero piuttosto eliminare gli sprechi negli enti locali, nelle Regioni, nei Comuni e nelle aziende municipalizzate. Stiamo ancora aspettando iniziative di spending review”. Quattro conti: i dipendenti pubblici perderanno in media, a causa del blocco dei contratti, se esteso fino al 2015, 4.800 euro, 600 dei quali nel prossimo anno. Fino al 2014 i mancati aumenti valgono 4.200 euro.
Naturalmente non finirà qui; con queste misure il governo Renzi al massimo potrà risparmiare 4-5 miliardi di euro. Il Tesoro ne deve recuperare almeno 16-17. Colpiranno dove è più facile: la casa, gli statali, i pensionati, le partite Iva, i piccoli e medi artigiani. Per tornare al “congelamento” degli stipendi, lo Stato ha sì risparmiato una decina di miliardi, impoverendo circa tre milioni e mezzo di dipendenti della Pubblica Amministrazione, che hanno visto ridursi il valore del salario reale di circa il 15 punti percentuali.
Forse Renzi e Madia pensano che basti un tweet, una slide, un canale telematico curato direttamente da Palazzo Chigi, per risolvere i problemi. Peccato che per esempio i sindacati delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco e del Cocer interforze (Esercito, Marina, Aeronautica, carabinieri e Guardia di finanza) non sembra siano disposti a farsi incantare dai twitter e dalle slides. Minacciano lo sciopero generale "entro la fine di settembre", accompagnato da "azioni di protesta" in tutta Italia e da una "capillare attività di sensibilizzazione" dei cittadini sui rischi ai quali viene esposto il settore. "Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica - sottolineano sindacati e Cocer - siamo costretti a dichiarare lo sciopero generale" del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, verificata la totale chiusura del governo ad ascoltare le esigenze delle donne e degli uomini in uniforme".
Complimenti, Renzi e Madia. Bene! Bravi! bis!
Come reagisce, “Mamma, guarda come mi diverto”? Promette di ricevere gli agenti di polizia, “ma non accetterò ricatti. E' ingiusto scioperare per un aumento di stipendio quando ci sono milioni di disoccupati”
E’ giusto invece strumentalizzare il drama di milioni di disoccupati (e si tratta di giovani che non hanno alcuna prospettiva, si tratta di cinquantenni che non sis a come ricollocare; si tratta di ceto medio costretto a fare fallimento perché lo stato è draconiano nel pretendere tasse e balzelli, ma è disinvolto e disattento, indifferente quando si tratta di saldare i crediti…). Renzi e Madia continuano con il mantra degli 80 euro…
I sindacati delle forze dell’ordine e i Cocer hanno diffuso un documento: "Quando abbiamo scelto di servire il Paese, per garantire Difesa, Sicurezza e Soccorso pubblico eravamo consci di aver intrapreso una missione votata alla totale dedizione alla Patria e ai suoi cittadini con condizioni difficili per mancanza di mezzi e di risorse. Quello che certamente non credevamo è che chi è stato onorato dal popolo italiano a rappresentare le Istituzioni democratiche ai massimi livelli, non avesse nemmeno la riconoscenza per coloro che, per poco più di 1300 euro al mese, sono pronti a sacrificare la propria vita per il Paese".
Il ministro Madia, dal palco della festa dell’Unità” a Bologna non ha trovato di meglio che dire che "alla faccia dell"annunci che alcuni ci contestano, dico che questo è il Governo che fa le cose e che non alimenta aspettative che non può mantenere".
Lo sappiamo, lo vediamo, cosa fa, e che cosa “alimenta” questo Governo. Sì, lo sappiamo, lo vediamo.
di Valter Vecellio