venerdì 6 giugno 2014
La RAI è il simbolo del bel Paese, dove tutto è consentito e tutto è possibile. La RAI è il paese del bengodi, un potente protettorato, dove regna l’anarchia delle voci di spesa, l’accademia del clientelismo, dello sperpero dei contributi dei cittadini italiani, del servizio pubblico per gli amici degli amici. L’isola dell’anarchia amministrativa, forte di una moltitudine di vassalli, che gestiscono autonomamente risorse fatte proprie e personale dipendente, conferiscono incarichi, decidono promozioni e tutti difendono e tutelano i singoli e i singoli difendono e tutelano tutti gli altri in una sorta di generalizzato concorso interno in associazione mafiosa dei padroni dell’informazione e della spesa a go go. E’ cambiato qualcosa dal tempo di berlusconiana memoria? Non pare.
Un piccolo significativo esempio da oltre tre anni un dipendente RAI in servizio presso palinsesto rai sport saxa rubra utilizza la strumentazione di servizio in modo continuativo per fini privati e personali, atteso che, oltre ad utilizzare il telefono e il telefax del posto di lavoro (palinsesto rai sport fax 06.331.70772) al quale è preposto adopera la postazione lavorativa come un vero e proprio ufficio personale, tant’è che ad ogni destinatario delle sue comunicazioni fornisce come recapito il fax dell’ufficio, comunicando all’esterno in uscita e in entrata per assolvere le incombenze personali e private e per giunta distraendo intervalli temporali agli obblighi nascenti dal rapporto di lavoro che lo lega alla Azienda. Peraltro, l’utilizzo illecito ed arbitrario della strumentazione di servizio in dotazione, violativa degli obblighi nascenti dal rapporto di lavoro, viene effettuato per un fine abietto: una guerra spietata contro la ex moglie ed il figlio minore.
Il caso è stato segnalato più volte al Presidente Tarantola, a tutti i membri del Consigli di Amministrazione e al Direttore Generale Gubitosi, chiesta una indagine amministrativa. Un silenzio tombale. Anzi, lo stesso dipendente RAI, stipendiato anche con i soldi degli abbonati, in forza nelle faraoniche sedi di Saxa Rubra, debitore di consistenti somme nei confronti della moglie separata e del figlio minore, per non essere raggiunto da richieste e notifiche di atti giudiziari, fa in modo di risultare “sconosciuto” nei vari domicili, che opportunamente cambia di continuo. La Corte Suprema di Cassazione ha sentenziato che il debitore può essere raggiunto anche sul posto di lavoro ed obbligato ad onorare i debiti. Gli atti giudiziari, pertanto, sono stati notificati all’indirizzo del luogo di lavoro (RAI) in Largo Villi De Luca n. 4 (Saxa Rubra).
L’ufficiale giudiziario così dichiara: “non ho potuto notificare in quanto non ho rinvenuto il destinatario né altra persona che abbia accettato di ritirare l’atto”. Successivamente, è stata ritentata la notifica, indirizzando l’atto presso l’ufficio personale di RAI Saxa Rubra, come suggerito dal personale RAI. L’U.G. così riporta nella relata: anzi non ho potuto notificare in quanto non rinvenuto il destinatario né alcuna persona che abbia accettato di ritirare l’atto. Interpellato l’ufficio personale il responsabile dichiara che l’ufficio non è autorizzato al ritiro, ma occorre rinotificare alla Direzione Generale dell’ufficio denominato “ risorse umane” in Viale Mazzini 14”.
Così è stato fatto. l’U.G. così riporta nella relata: “anzi non potuto notificare in quanto il nominativo non inserito nell’ufficio risorse umane ove rifiutano la copia dell’atto, ma il dipendente si trova in RAI Sport presso la sede di Saxa Rubra”. La Rai mentre con i suoi conduttori a posto fisso, fustigatori dei reprobi e dei furetti del quartierino: Floris, Fazio, Annunziata, Vespa, ci conduce sulla retta via, dimostrando che i comportamenti scorretti alla fine vengono sanzionati, nelle condotte burocratico-organizzative interne alla struttura si comporta peggio del più irritante tradizionale Ministero, impenetrabile dietro l’alibi del segreto d’ufficio. Alla legalità, alla trasparenza, alla casa di vetro si è sostituita l’omertà della burocrazia RAI. Ebbene nella polemica sulla legittima richiesta del Governo Renzi del contributo a carico della RAI di € 150 milioni previsto dall’art. 21 del decreto Irpef in virtù dei tagli sulla spending review, alimentata anche dal simpatico e virtuoso Floris (uno dei tanti truffatori dell’informazione pubblica) sono venuti in soccorso del vecchio modus operandi, delle opache difese dell’Usigrai, le avanguardie della Costituzione, della democrazia, dei padri fondatori dei diritti uguali per tutti: Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Gian Carlo Caselli e Gustavo Zagrebelsky, fondatori ed esponenti della gloriosa associazione Libertà e Giustizia per un’Italia libera ed onesta. Una grande novità.
Cari Signori del nulla, lettori della Carta Costituzionale, il vostro sapere di carta vi condanna all’eterna idiozia politica, vi chiude nel recinto non degli elefanti, ma delle pecore politiche. Non avete capito nulla al tempo del Maligno (Berlusconi) non avete capito adesso nell’era di Renzi. La vostra abilità al suicidio politico non ha uguali, non siete neppure la fotocopia di Travaglio e Floris. Forse sapete a memoria gli articolo della Costituzione, ma non ne avete capito l’obiettivo antropologico dei principi. Da 40 anni ci tediate con i vostri proclami, con le vostre manifestazioni similsindacali che fanno arretrare il Paese, autocandidandovi sempre tra i “migliori”. Renzi prima di rottamare alcuni potenti del partito avrebbe dovuto rottamare voi, inviarvi al confino, espatriarvi in Libia, dove potreste essere utili ai Beduini. Arrendetevi, fortunatamente nessuno vi ascolta, non leggete più la Costituzione non c’è speranza che la possiate capire.
Non sempre la vecchiaia è sinonimo di saggezza, perché credo che anche in gioventù questa qualità faceva difetto, non brillavate per acume. Non vi verrà decurtata la pensione, siate sereni, compratevi un barboncino e partecipate alla sfilate della Brambilla, sembra che partecipi anche un vostro antico nemico, così alla fine vi pacificherete facendo autoanalisi e potrete costituire una fondazione di reduci del nulla politico.
di Carlo Priolo