Il grande pasticcio del dopo-sentenza

giovedì 12 dicembre 2013


La sentenza della Corte Costituzionale contraria alla legittimità costituzionale della nostra legge elettorale apre inquietanti scenari di legittimità giuridica e politica sul Gover¬no, sul Parlamento e sul Presidente stesso della Repubblica. La sentenza della Corte, a quel che è dato di sapere, considera incostituzionale il premio di maggioranza e la non possibilità di scelta dei candidati da parte degli elettori. In pratica, si orienta sul sistema proporzionale puro, senza entrare nel merito dell’eventuale soglia di sbarramento.

La nuova legge elettorale, quindi, va fatta tenendo conto di questi principi e andrebbe fatta subito. Tre sono le considerazioni che emergono da questa sentenza. La prima, è che dopo otto anni di legge, due legislature e tre o quattro anni di propositi di cambiamento, ci voleva la Corte Costituzionale a spazzare via questo mostro elet¬torale che tanto giovava ai partito dominanti. Inoltre, ritorna il ruolo dei partiti minori, ad onta del bipolarismo voluto dal Pd e da Forza Italia. La seconda è che, dal punto di vista politico, l’attuale Parlamento, eletto in base a norme dichiarate non costituzionali, è del tutto illegittimo, come illegittimo è il Governo Letta ed illegittima la riconferma del Presidente della Repubblica (compresa la decadenza di Berlusconi). Almeno moralmente, questo Parlamento, questo Governo e questo Presidente dovrebbero andare a casa. Lo sosteniamo da molto ed ora, a maggior ragione, dopo questa sentenza. Gridiamolo forte. Sono fuori dalla Costituzione, se ne devono andare.

La terza considerazione è che, da un punto di vista strettamente legale e per non creare un vuoto giuridico, il Parlamento dovrebbe restare in piedi, ma solo per fare la nuo¬va legge elettorale e per l’ordinaria amministrazione. Il Governo non dovrebbe più governare. Non ne ha titolo. Sono tutti delegittimati. Ci si potrebbe anche chiedere se gli atti sino ad ora compiuti non siano da conside¬rare altrettanto illegittimi. Ma un effetto retroattivo sarebbe impossibile perché, tra l’altro, porterebbe alla paralisi del Paese. Tirando le somme, o il Parlamento attuale si dà una mossa o si rischia la rivoluzione.

Che faranno i nostri imbelli partiti di governo? Sarà dura per i rigoristi del diritto e del rispetto delle sentenze accettare questa nuova situazione. Potranno allungare il brodo fino alle elezioni europee, forse anche per qualche mese in più, ma per loro è finita. Oppure, poiché questo è il Paese di Pulcinella, cercheranno di fare qualche altro trucchetto, tipo distorsione dei risultati dei vari referendum che non facevano piacere a nessuno. Ma il gioco, ormai, è scoperto. Ci sarà sempre qualcuno che potrà impugnare provvedimenti non consoni ai principi della sentenza. Una volta tanto, la Corte Costituzionale ha stabilito un principio condiviso da tutti: l’attuale legge elettorale è incostituzionale.

Lo sapeva anche la classe politica che l'ha generata per poi rinnegarla solo a parole. Il fatto è che dal Porcellum non si passa al Mattarellum, come voleva fare qualcuno. Occorre fare una cosa del tutto diversa e finalmente democratica. La nostra classe politica non è più credibile da parecchio. Ha ingannato il Paese ed i suoi elettori per troppo tempo. Se ne devono andare, tutti, restituendo dignità alle istituzioni che hanno profanato. Per il Movimento d'Opinione questo è l’obiettivo primario della sua nascente azione politica: nessuna collusione, nessuna tolleranza con questo regime incapace e rapace. Dobbiamo essere gli alfieri della protesta e della dissacrazione di questo sistema indegno, falsamente democratico, falsamente populista, falsamente europeo.


di Stelio W. Venceslai