L'Onu ci libera di Prodi e Ingroia

mercoledì 10 ottobre 2012


Adesso, il primo che sentiamo parlare male dell’Onu sappia che è destinato a ricevere tutti gli improperi possibili ed immaginabili. Perchè il favore che hanno fatto alla italica patria è doppio.

Prima ha dato incarico al procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia di dirigere in Guatemala un’unità investigativa per la lotta al narcotraffico; poi ha nominato Romano Prodi inviato speciale delle Nazioni Unite nella regione desertica del Sahel ed in particolare in Mali che, dopo un colpo di stato lo scorso marzo, è diventato uno dei centri di Al Qaeda in Africa e dove guerra civile e siccità mettono a rischio milioni di persone. Alcune ipotesi, per onestà intellettuale, devono però necessariamente essere sottoposte ai lettori di questa testata.

Prima ipotesi. Alle Nazioni Unite (ed al segretario generale Ban Ki-moon) stanno profondamente antipatici il popolo guatemalteco e quello del Sahel ai quali è stata comminata una giusta punizione. Seconda ipotesi. Dalle parti dell’Onu hanno particolarmente a cuore le sorti dell’Italia, e vogliamo fermarci qui. Terza ipotesi. L’affidamento delle missioni dei due sono destinate, rispettivamente, ad avere un nutrito e rispettabile séguito. Con Ingroia potrebbero intraprendere la missione anche il dottor Caselli, Marco Travaglio e Ciancimino jr. (su quest’ultimo nominativo, però. anche le locali autorità potrebbero esprimere più di un dubbio per l’ingresso sul loro territorio nazionale).

Al séguito del professor Prodi, invece, potrebbero tranquillamente esserci Walter Veltroni (il cui sogno africano non è mai tramontato, ma la promessa di realizzarlo, ahì noi, purtroppo sì), Carlo De Benedetti per fondare anche in loco un partito con le sembianze di un giornale, e Pier Luigi Bersani. In conclusione abbiamo anche la pretesa di suggerire alle Nazioni Unite anche un’altra squadra che il dottor Ban Ki-moon, essendo essi piuttosto plasmabili, potrebbe tranquillamente utilizzare e dirottare ovunque.

Il team è composto da un politico di lungo corso, un sub-presidente, un ex togato che ha ben compreso come sia più facile e redditizio far politica  che non indossare una toga ed il giullare di quest’ultimo al quale piace particolarmente andare in giro a denunciare i presunti benefici di chi è privilegiato così come lo è lui stesso. I nomi? Bé, li forniremo, eventualmente, soltanto al segretario generale delle Nazioni Unite.


di Gianluca Perricone