sabato 7 luglio 2012
È stato sentito dalla Procura di Roma (in qualità di testimone) Pierluigi Castagnetti, ex esponente della Margherita: i magistrati hanno ascoltato lo storico democristiano nell’ambito dell’inchiesta sull’ammanco di oltre 25 milioni di euro, che ha già portato in carcere il senatore Luigi Lusi. L’atto istruttorio tra il presidente della giunta autorizzazioni a procedere della Camera (Castagnetti) e i pm si è svolto nell’ambito di specifici accertamenti avviati dagli inquirenti, anche sulla base degli esposti presentati dai legali della stessa Margherita. Ma cosa abbia detto Castagnetti ai pm rimane avvolto dal mistero. Ed è facile pensare che non abbia detto nulla, che sia cascato dalle nuvole, come quando venne ascoltato sulla vendita del patrimonio immobiliare della Dc (Castagnetti fu tra gli ultimi segretari). Ma nel Pd siamo ormai alla rivolta della base margheritina, e per profonda indignazione. I nomi di Paolo Gentiloni, Enrico Letta, Enzo Bianco, Pierluigi Castagnetti vengono visti come quelli dei sodali di Rutelli.
«Provo una grande delusione nel prendere atto che chi, come il senatore Bianco, è sempre stato pronto a chiedere agli altri di fare un passo indietro, non valuti l’opportunità di fare egli stesso un passo indietro. Non parlo certo della questione giudiziaria, quanto piuttosto di due diversi modelli, totalmente incompatibili, di intendere il proprio impegno politico», afferma l’indignato segretario catanese del Partito Democratico (Saro Condorelli) in merito alla vicenda dei fondi della ex Margherita. «Sono spiacente - continua Condorelli - ma la vicenda Lusi non può essere considerata un’altra cosa rispetto alla politica e alla vita dei partiti. E’ invece emblematica di un modo di concepire la politica secondo il quale chi ricopre cariche istituzionali o di partito debba essere considerato totalmente esente da responsabilità, per il solo fatto di stare ai vertici».
È guerra nel Pd, e perché dalle mail tra Lusi e Rutelli (quelle dell’ottobre 2009) emerge che l’entrata della Margherita nel Partito democratico s’era consumata col bilancino del farmacista, ed attraverso procedure che avrebbero agevolato l’inserimento dei notabili della Margherita ai vertici del Pd. E siccome non c’era spazio per tutti, e la regola era più del 60% agli ex Ds e meno del 40% agli ex margheritini, ecco che a Lusi toccava l’ingrato compito di garantire i posti in platea ed i palchi ai vip, come pure di scaricare nel loggione tutta la base. Dagli ex Ds non s’odono critiche, la ferrea disciplina di partito impone loro di non muovere accuse, di rimanere impietriti come già s’è fatto per i casi Penati, Pronzato, Tedesco. Ma nella base della ex Margherita il dissenso ormai si fa assordante.
Soprattutto nessun giornale pare abbia voglia di raccontare che tanti indignati della ex Margherita sono andati col Movimento 5 stelle di Grillo. E sarebbero proprio i margheritini a compiacersi degli strali che partono dal blog di Beppe Grillo. Grillo torna spesso sulla vicenda, e in un post dal titolo «Lusi e la maschera di ferro» (parafrasando l’omonima opera di Dumas). «La Lega - scrive Grillo a Lusi - è stata termovalorizzata in pochi giorni per le mance ai figli di Bossi. La Margherita in pdmenoelle, ultimo baluardo della partitocrazia, rimane candida come una vergine a discutere di strategie elettorali con Azzurra Caltagirone mentre tu marcisci in galera. Forse ti verrà il dubbio che il voto per l’arresto sia stato un modo per toglierti dalla circolazione. Lusi - conclude Grillo -, forse non mi leggerai, ma ti dichiaro tutta la mia simpatia perché sei un agnello sacrificale».
di Ruggiero Capone