mercoledì 28 ottobre 2026
Gli scienziati affermano che la nostra coscienza possa lasciare questa dimensione ed entrare in una altra durante il sonno e i sogni.
Lo spazio e il tempo sono una quarta dimensione in cui non esiste la successione temporale. È il nostro cervello a pensare in successione. La coscienza vive ed accede alla quarta dimensione. Ecco il perché della precognizione. Il sogno contiene informazioni su un evento futuro, informazioni che non potevano essere ricavate dai dati disponibili nel presente.
Il futuro esiste già, in qualche forma, e il sogno riesce occasionalmente a intercettare informazioni che appartengono a quel futuro.
La coscienza cioè, a differenza della materia, non segue il tempo lineare e può sperimentare momenti diversi della realtà.
La coscienza è un qualcosa di più fondamentale. Non è certamente interamente riducibile all’attività cerebrale.
Gli scienziati ipotizzano che la coscienza non è strettamente lineare: può saltare attraverso il tempo, suggerendo che le “sensazioni viscerali” sono informazioni provenienti dal futuro.
La coscienza di ciascuno di noi può connettersi con l’intero Universo, hanno rivelato alcune ricerche rivoluzionarie.
Da una prospettiva neuroscientifica, “il nostro cervello costruisce la nostra esperienza della realtà”, ovvero tutto ciò che sperimentiamo consapevolmente, luce, suono, tatto. E il nostro senso di sé dipende da come il nostro cervello elabora le informazioni.
L’antica saggezza indiana suggerisce che gli Upanishad esplorano il rapporto tra Atman, il Sé individuale, e Brahman, la realtà ultima, affermando, nell’Advaita Vedanta, che la coscienza non è fondamentalmente separata dall’esistenza stessa.
La nostra coscienza è interconnessa all’universo e in generale agli altri cervelli umani, inclusi altri elementi viventi; può essere considerata “Intelligenza collettiva” o fare parte dell’“Intelligenza collettiva Interconnessa” complessiva.
Tremila anni fa antichi testi vedici e filosofi ermetici scrissero che la mente umana è uno specchio diretto dell’intero cosmo. Oggi, nel 2026, la fisica quantistica ha scoperto che le strutture quantistiche all’interno dei nostri neuroni possono intrecciarsi con l’universo stesso. Abbiamo un ricevitore quantistico biologico capace di attingere all’intero universo. Tutto, l’universo è nel nostro cervello. L’intuizione viscerale: quella sensazione improvvisa che qualcosa stia per accadere, o che una situazione non sia sicura, senza riuscire a spiegare il perché. La percezione non lineare del tempo: l’ipotesi che il tempo possa essere più complesso della nostra esperienza quotidiana di passato, presente e futuro. La precognizione: la possibilità, controversa, che una persona possa ottenere informazioni su eventi futuri prima che si verifichino. Si tratta di concetti collegabili sul piano filosofico, ma non sono equivalenti dal punto di vista scientifico.
Esiste un filone di ricerca chiamato presentiment – presentimento − che studia se le reazioni fisiologiche possano anticipare stimoli emotivi scelti casualmente. Nel modello bloccato, gli eventi appartengono tutti alla struttura dello spazio-tempo, anche se noi li sperimentiamo in successione. La nostra esperienza del tempo potrebbe essere una proprietà del modo in cui il cervello organizza gli eventi, anziché una rappresentazione diretta della struttura fondamentale dell’universo.
La coscienza è qualcosa di più del semplice prodotto dell’attività cerebrale. Il cervello non produrrebbe la coscienza, ma la riceverebbe o la renderebbe accessibile. Il panpsichismo e alcune teorie quantistiche della coscienza ipotizzano che la coscienza o i suoi elementi fondamentali non siano un prodotto del cervello. Si immagini che il cervello sia come una radio. Se la radio si rompe, la musica smette di essere udibile, ma questo non dimostra che la radio producesse la musica. La coscienza è qualcosa di fondamentale, non un semplice prodotto della materia. Ma c’è una differenza importante: per la radio possiamo identificare onde elettromagnetiche indipendenti dall’apparecchio. Per una coscienza indipendente dal cervello, non abbiamo identificato un equivalente verificato. Se non la luce. L’energia.
La ricerca ha rivelato che i mitocondri comunicano usando la luce, rivelando che gli esseri umani sono essenzialmente esseri di luce. Sia Jung con il linguaggio della psicologia e dell’antropologia, che Tesla con una metafora fisica, elettromagnetica e cosmica hanno sostenuto l’esistenza di un inconscio collettivo (Jung) e di un “nucleo” da cui traiamo intuizione (Tesla). La celebre frase attribuita a Nikola Tesla “Il mio cervello è solo un ricevitore; nell’Universo c’è un nucleo (core) da cui otteniamo conoscenza, forza e ispirazione” e l’inconscio collettivo di Carl Jung descrivono lo stesso serbatoio invisibile da angolazioni diverse. L’inconscio collettivo è uno strato della psiche umana ereditato e condiviso da tutti gli esseri umani. Non si trova “fuori” nello spazio cosmico, ma è una struttura profonda della mente in cui le nostre radici biologiche e simboliche si incontrano. Funziona come una memoria di specie, un archivio comune. Tesla ha visto la realtà in termini di frequenza, energia e vibrazione. Il cervello non “produce” i pensieri dal nulla, ma funge da antenna sintonizzata su un “core”, un nucleo o una stazione trasmittente esterno all’individuo. È molto vicino all’idea orientale dei Registri Akashici: una matrice o un campo informativo universale da cui l’essere umano scarica intuizioni, formule o visioni.
di Francesca Romana Fantetti