Non è colpa dell’algoritmo

lunedì 31 agosto 2026


È capitato a tutti di notare, dopo esserci fermati a guardare per pochi secondi un video, magari riguardante un brutto fatto di cronaca o un tema divisivo, che il nostro feed si è improvvisamente popolato di altri contenuti proprio sullo stesso tema di quel video a cui abbiamo dedicato un like, o anche solo qualche secondo della nostra attenzione. Non è ovviamente una coincidenza, ma non è stato l’algoritmo ad aver deciso per meccanismi a noi ignoti cosa sottoporre alla nostra attenzione in quel momento. Glielo abbiamo suggerito noi, e continuiamo a farlo ogni giorno.

Il nuovo libro di Antonio Palmieri affronta il problema del nostro rapporto con i social e la tecnologia da un punto di vista pressoché assente - al netto di poche eccezioni - nel dibattito sul tema: quello della nostra responsabilità individuale, in quanto adulti, sulle nostre scelte di consumo sia dei social che degli strumenti di intelligenza artificiale.

Palmieri, che è stato responsabile della comunicazione digitale di Forza Italia, spiega in maniera accessibile il meccanismo delle piattaforme, proprio per smontare una narrazione deresponsabilizzante che ci vedrebbe come vittime inermi dello strapotere di colossi digitali a scopo di lucro - come del resto tutte le aziende - capaci di manipolarci a piacimento. Ma se noi siamo davvero Davide contro Golia, qual è la nostra fionda?

I social funzionano, imparano e propongono contenuti sulla base degli interessi che noi stessi gli segnaliamo con i nostri like, le nostre condivisioni e, soprattutto, con la nostra attenzione. Beninteso, Palmieri non minimizza affatto i rischi insiti nella costruzione attuale degli algoritmi sui più giovani. Ma il libro offre però in primis agli adulti una riflessione per sviluppare consapevolezza di ciò che sta alla radice del fenomeno. L’accento è quindi su come noi adulti possiamo “allenare la nostra libertà” prendendo consapevolezza della nostra tendenza a interagire emotivamente con i contenuti che l’algoritmo ci propone (magari preferendo quelli che confermano il nostro punto di vista), ma anche di come gli adulti - sia come educatori a scuola che come genitori - possono prepararsi per comprendere e accompagnare i più giovani verso lo sviluppo di quel senso critico necessario ad un approccio sano con i social e con l’intelligenza artificiale.

Leggendo Palmieri si scopre che la fionda, in fondo, non è uno strumento da procurarsi altrove: è la consapevolezza che, da adulti, possiamo allenare per non subire passivamente noi stessi il digitale. Ed è la stessa consapevolezza che mette nelle condizioni di parlare ai più giovani con cognizione di causa. In questo senso, il libro offre una prospettiva necessaria: non tanto per capire i tecnicismi dei social, quanto per riprendersi la responsabilità - spesso troppo comodamente ceduta - che spetta agli adulti prima ancora che agli adolescenti.

(*) Responsabile comunicazione dell’Ibl

(**) Tratto da Ibl

(***) Non è colpa dell’algoritmo di Antonio Palmieri, edizione Egea (2026), pagine 136, euro 15,67


di Veronica Cancelliere (*)