Giustizia migliore non è sempre giustizia più veloce

lunedì 16 febbraio 2026


L’Intelligenza artificiale può rappresentare un supporto per l’organizzazione del lavoro giudiziario, ma non può né deve sostituire la funzione umana che è alla base del diritto. È il messaggio centrale emerso a Roma nel corso del confronto dal titolo “Ia, dati e modelli operativi per una giustizia più efficiente al servizio del cittadino”, promosso da Sap Italia e ospitato dallo studio Tonucci & Partners, con la partecipazione di esponenti istituzionali, rappresentanti dell’avvocatura e del mondo accademico. Ad aprire il dibattito è stato il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ha delineato un perimetro chiaro entro cui collocare lo sviluppo tecnologico: “Ben venga l’Intelligenza artificiale per organizzare meglio il lavoro, per le attività ripetitive, per la ricerca giurisprudenziale. Ma non deve mai diventare il padrone del vapore, né travolgere i settori di competenza umana. Se sapremo governarla con regole chiare e un controllo umano significativo, potrà essere uno strumento di progresso”.

Sisto ha messo in guardia dal rischio di un entusiasmo acritico verso strumenti percepiti come sostitutivi dell’attività umana: “l’idea che qualcuno lavori al posto nostro è estremamente attrattiva. Ma questa è anche la grande tentazione patologica dell’Ia: la sostituzione progressiva dell’uomo nelle valutazioni che rischiano di perdere la loro giuridicità”. Il cuore del sistema giudiziario, ha ribadito, resta inscindibilmente legato alla dimensione umana: “Il processo è umanità”, ha ricordato il viceministro. Nel suo intervento, Sisto ha evidenziato anche un limite strutturale dell’Ia: “non cambia idea”. Molti procedimenti, ha osservato, si risolvono grazie a un’intuizione o a un elemento sopravvenuto capace di modificare radicalmente l’esito della valutazione. Al contrario, “l’Ia replica schemi: alza il livello della ripetizione, ma abbassa quello dell’intuizione qualitativa”. Una riflessione che si intreccia con la critica a una concezione meramente quantitativa dell’efficienza. Soffermandosi sulle misure cautelari, Sisto ha osservato: “c’è chi vorrebbe abbreviare i tempi di esame da parte del Giudice per le indagini preliminari. Io sono profondamente contrario. Se il giudice ha bisogno di più tempo per studiare le carte, ben venga. Una giustizia migliore – ha concluso – non è necessariamente una giustizia più veloce”.

Sul piano strategico si è collocato l’intervento di Carla Masperi, amministratore delegato di Sap Italia, che ha richiamato la dimensione sistemica della trasformazione digitale: “La trasformazione digitale della giustizia non sia solo una leva di efficienza, ma un fattore chiave per la competitività del sistema Paese e la fiducia dei cittadini”. Se sostenuta da una governance solida dei dati e da un’Ai responsabile, può tradursi in “un acceleratore strutturale di modernizzazione”. Un approccio antropocentrico all’innovazione è stato ribadito anche dalla deputata Daniela Dondi, che ha riconosciuto l’utilità dell’Ia nella gestione di grandi moli di dati e fascicoli complessi, precisando tuttavia che “la responsabilità deve restare in capo al magistrato o all’avvocato”.

Sul tema della qualità e dell’affidabilità delle fonti è intervenuto il parlamentare Toni Ricciardi, sottolineando la necessità di un perimetro informativo definito e normativamente certo per prevenire criticità applicative. La senatrice Enrica Stefani ha invitato a “non assumere un atteggiamento oscurantista” nei confronti del progresso tecnologico, pur mettendo in guardia dal rischio di una giustizia “ridotta a procedure automatiche” e richiamando il principio di equità nell’accesso agli strumenti digitali. Dal versante dell’avvocatura, Alessandro Graziani, presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma, ha evidenziato come la fase decisionale debba restare saldamente ancorata al controllo umano, per non compromettere la parità tra le parti e la responsabilità professionale. A chiudere il confronto è stato Mario Nobile, presidente dell’Agenzia per l’Italia digitale (Agid), che ha ricordato come allo stato attuale non esistano sistemi di Intelligenza artificiale pienamente autonomi. L’Ia, ha precisato, opera sempre con “una supervisione umana” e va sviluppata come “un cantiere”, sottoposto a una costante valutazione di benefici e rischi, soprattutto in ambiti sensibili come quello giudiziario.


di Redazione