Starlink in Iran

giovedì 15 gennaio 2026


In Iran la connessione a Internet è diventata un campo di battaglia. Di fronte ai blackout imposti ciclicamente dal governo per soffocare proteste, mobilitazioni civili e flussi di informazione indipendenti, il servizio di internet satellitare Starlink, sviluppato da SpaceX, rappresenta oggi una delle ultime vie di accesso alla rete globale per parte della popolazione. Proprio per questo, il regime sta intensificando gli sforzi per bloccarlo. Negli ultimi anni, e con particolare forza dopo le ondate di proteste scoppiate in seguito alla morte di Mahsa Amini, le autorità iraniane hanno affinato un sistema di censura digitale tra i più sofisticati al mondo. Rallentamenti selettivi, blocchi totali, oscuramento dei social network e sorveglianza capillare sono diventati strumenti ordinari di controllo. In questo contesto, Starlink ha assunto un valore che va ben oltre la tecnologia: è percepito come uno strumento di resistenza. Il sistema di SpaceX consente di accedere a Internet tramite una rete di satelliti in orbita bassa, aggirando le infrastrutture terrestri controllate dallo Stato. Questo lo rende particolarmente difficile da censurare con i mezzi tradizionali. Per attivare il servizio servono però terminali fisici – le cosiddette “antenne” – che devono essere introdotte clandestinamente nel Paese, con rischi elevatissimi per chi le utilizza o le distribuisce.

Il governo iraniano considera Starlink una minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Le autorità hanno dichiarato illegale il possesso delle apparecchiature, avviato operazioni di sequestro e rafforzato le capacità di disturbo dei segnali satellitari. Secondo diverse testimonianze, le forze di sicurezza stanno cercando di individuare gli utenti attivi tramite triangolazione e controlli sul territorio, mentre la propaganda ufficiale descrive il servizio come uno strumento di interferenza straniera. Nonostante ciò, Starlink continua a funzionare, seppur in modo irregolare, in alcune zone del Paese. Attivisti, giornalisti indipendenti e semplici cittadini lo utilizzano per comunicare con l’estero, inviare video e immagini delle proteste, coordinare aiuti e mantenere un contatto con il mondo al di fuori della narrazione ufficiale. In un Paese dove l’informazione è strettamente controllata, la possibilità di una connessione non filtrata ha un impatto enorme.

Il ruolo di Starlink solleva anche interrogativi geopolitici. Da un lato, il servizio è stato accolto con favore da governi occidentali e organizzazioni per i diritti umani, che lo vedono come un mezzo per sostenere la libertà di espressione. Dall’altro, evidenzia il potere crescente delle aziende private nel gestire infrastrutture critiche globali, capaci di influenzare equilibri politici e sociali all’interno di Stati sovrani. La sfida tra il regime iraniano e Starlink è quindi emblematica di un conflitto più ampio: quello tra controllo statale e accesso libero all’informazione. Finché il governo continuerà a usare il blackout digitale come strumento di repressione, il servizio satellitare di SpaceX resterà un bersaglio. Ma per molti iraniani, rappresenta anche l’ultima finestra aperta sul mondo.


di Michele Bandini