La reincarnazione è la materializzazione della energia del tutto

venerdì 26 luglio 2024


Non è proprio come immaginiamo qui in Occidente per cui moriamo e poi ci reincarniamo in un altro organismo vivente. È diverso. Il pensiero buddista, o taoista, o quello che sostiene la reincarnazione dopo la morte umana, non è esattamente quello che comunemente si pensa. Per spiegarlo lo si è detto in quel modo ma è la questione è diversa. Si parte dal concetto secondo cui tutto è uno, vale a dire che l’intero universo è in noi e noi siamo l’intero universo, Dio se si vuole chiamarlo così. Tutto il mondo e l’intero cosmo non è altro che una ripetizione, in grande e in piccolo, macro e micro del tutto. I nostri occhi sono identici alle galassie, l’energia ha sempre la stessa forma e dà forma, cioè l’energia si materializza nelle forme che vediamo, compresa la nostra. Questo ripetersi frattale è inevitabile posto che ciò che si materializza è sempre la stessa energia: vitale nostra e vitale di ogni altro organismo vivente, cristalli inclusi. Ecco quindi che questa energia o forza cosciente che è consapevole, conscia, come il nostro vero “Sé” , il nostro spirito, la nostra energia appunto, che esiste prima che nasciamo e che non muore quando moriamo, “ritorna”, si unisce al tutto, torna a fare parte di quel tutto che siamo insieme all’intero cosmo ed universo. L’energia è il tutto che poi si materializza qua e là nei pianeti, nelle stelle, nei buchi neri, nelle galassie, in noi. Quando moriamo l’energia che ci ha reso vivi, che si è materializzata con noi ed in noi ritorna nel tutto, ridiventa tutto, o meglio è quello che era prima ed è dopo. È quello che è. Solo in questo senso, unicamente con una visione circoscritta alla nostra sola umanità, al nostro solo essere corpi viventi, o meglio energia solidificata vivente, l’energia si “ricompatta”, ridisegna, risolidifica, rimaterializza in qualcosa di materiale e “visibile” ai nostri occhi. Non è che diventiamo dopo morti un animale o un altro uomo, o un minerale, o una stella. La nostra energia, il nostro “Sè” fluttua e diventa o, meglio, ridiventa uno, in tutto.

Tutto è energia, vibrazioni, frequenze, come ci ha detto Nicola Tesla. Infatti, è lì che dobbiamo cercare per capire e decifrare la nostra energia e quella dell’universo. Il “meccanismo” della vita umana è un “gioco” di carica positiva e carica negativa; mutatis mutandis lo yin e lo yang della medicina orientale. Lo spiega bene il Tao o Dao che significa “origine infinita” o “l’indicibile”. I suoi principi guida sono :1. Nell’universo ogni cosa è parte del tutto; 2. Ogni cosa ha il suo opposto; 3. Ogni cosa si trasforma nel suo opposto;4. Gli estremi di una condizione equivalgono al suo contrario ;5. In ogni dualismo c’è complementarità; 6. Non esiste principio né fine, ma ciò che ha un inizio ha anche una fine; 7. Tutto cambia, niente è assoluto. L’equilibrio dinamico tra le forze opposte noto come yin/yang è il continuo processo di creazione e distruzione. Costituisce l’ordine naturale dell’universo e dell’interiorità di ogni individuo.

Yin/Yang è il simbolo dell’equilibrio, una forza, una qualità, una caratteristica che vive dentro il nostro corpo, nella forza vitale, il Qi, ed in ogni sistema di organo. Si parla di sistemi di organi perché ogni sistema governa specifici tessuti organici, stati emotivi e attività. In Occidente sono approssimativamente le cariche positiva e negativa che per funzionare devono essere e stare in equilibrio. Quando l’equilibrio dinamico di Yin/Yang è disturbato, la disarmonia affligge il complesso mente-corpo-spirito e insorge la malattia. Dai sintomi di disarmonia nello Yin/Yang si può capire cosa sta accadendo nel meccanismo interno del nostro organismo. Identificata la disarmonia si risale all’intera rete interconnessa di reazioni e si cerca di riportare ad equilibrio Yin/Yang.

Il Qi è la forza vitale fondamentale che pulsa in ogni parte dell’universo. È l’energia che anima materia e spirito.

Pico della Mirandola, filosofo umanista del Quattrocento, nella “Oratio de hominis dignitate” ha scritto (Dio si rivolge ad Adamo): “Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine”. L’uomo, noi, siamo organismi viventi incondizionati, nel senso che possiamo capire la nostra energia e quella dell’universo. Siamo eterni nel senso che ciò che ci anima e oggi ci rende vivi è eterno, non sottostà né alla condizione del tempo né dello spazio. Dobbiamo comprendere l’energia senza tempo e senza spazio. Eterna. Con le vibrazioni e le frequenze che sono il suo linguaggio.


di Francesca Romana Fantetti