L’avvenire funzionale

giovedì 2 novembre 2023


Può darsi che tra settanta, cento anni, la preoccupazione fondamentale sarà quella di sparire e dare posto a dei soggetti non individuali intelligenti, i quali capiranno che gli esseri umani vogliono sparire come esseri umani. A quel punto, si impossesseranno del mondo e sostituiranno l’uomo. Non è immaginazione irrealistica. In un mio libro, Il labirinto di Sisifo, supponevo che il superuomo futuro non supererà se stesso in quanto uomo ma si affermerà quale macchina umanizzata, prodotto dalla perfezione tecnologica. Niente di umano. Sta già accadendo. L’entusiasmo suicida della nostra generazione, non tutta, ha dell’incredibile, non fosse che nell’uomo vi è anche la disposizione alla morte. In realtà il robot intelligente è la morte: non ha coscienza dell’Io, non ha l’angoscia della morte, non la percezione del limite umano, non ha l’intelligenza emotiva peculiare, non ha il sigillo dell’individualità irripetibile. Il robot intelligente può moltiplicarsi conservando le stesse caratteristiche, il disumano radicale. L’individuo umano è unico, una sola volta, irripetibile, coscienza dell’Io e della propria morte. Che sta accadendo esattamente?

La sostituzione funzionale: se l’Intelligenza artificiale, il robot con intelligenza artificiale, un ente con Intelligenza artificiale sono funzionali più rapidamente ed efficientemente dell’uomo. Questo va bene, la società ha trovato il suo tipo ideale, l’ideale dell’epoca: l’Intelligenza funzionale. Esistono due tipi di intelligenza o di razionalità, funzionale e sostanziale: la sostanziale dà valore secondo criteri morali, psicologici, bene, male, giusto, ingiusto; la razionalità funzionale reperisce i mezzi idonei ai fini, non considerando il valore dei mezzi e dei fini. Se uccidendo ottengo lo scopo, uccido. Ottenere lo scopo nel miglior modo possibile e più conveniente. L’Intelligenza artificiale ha questo vantaggio rispetto all’uomo, il quale è complicato dall’emotività, dalla sensibilità, dalla moralità. Si paga il prezzo di essere uomini. Come sappiamo, il sistema evolutivo dà la vittoria a ciò che è più funzionale. In prospettiva, se lo scopo della società è l’uomo funzionale, il robot intelligente ci sostituirà essendo nettamente funzionale. Decidiamo: vogliamo chi calcola mezzi e fini utilmente e rapidamente, quali che siano, al di qua di problemi morali e psicologici che rallentano la funzionalità? È il costo della nostra umanità, dell’avere il dentro.

Ci stiamo volgendo a un’entità nella quale non c’è l’uomo: inconscio, fantasia, angoscia dei limiti, angoscia della morte. Se il dentro dell’uomo viene soppresso perché complica la funzionalità, nessun dubbio: avremo un interminabile esercito, di entità automatizzati, l’uomo verrà eliminato dall’uomo. Così predomina sempre la funzionalità evolutiva secondo l’esigenza dei fini. Se il fine è la funzionalità prevarrà il robot intelligente, se l’uomo umano, prevarrà l’uomo umano. Credo sia la prima volta che una specie rischia di essere distrutta da se stessa. Non è un’esagerazione, l’evoluzione non ammette eccezioni, ciò che è più funzionale prevale secondo il apporto mezzi-fini. Se noi avremo (abbiamo) quale scopo la funzionalità, l’uomo umano è da scartare. Non c’è da confrontare un robot con un operaio umano, un soldato robot con un soldato umano. Ritenere che il sodato robot risparmi l’uomo è un errore: si faranno più guerre perché non vi sarebbero uomini a rischiarle. Assurdità. Lo sperimentiamo: il drone è un’arma intelligente. Funzionalissima. Stiamo creando la funzionalità contro l’uomo, e non sarebbe contro l’uomo se l’uomo non avesse mentalità funzionale.


di Antonio Saccà