Consultazioni in Israele, Eisenkot verso la nomina

venerdì 6 novembre 2026


La residenza di Isaac Herzog è stata una casa accogliente per i parlamentari. Per due giorni sono andate avanti le consultazioni del presidente israeliano con i nuovi membri del Parlamento per indicare colui che sarà incaricato di formare un governo. O almeno provarci. Il confronto, a detta dei cronisti israeliani, è stato civile, e il presidente non si è tenuto le domande scomode ai rappresentanti dei partiti. Il risultato: Gadi Eisenkot ha raccolto 67 raccomandazioni, Benjamin Netanyahu solo 46. Le prospettive degli analisti, quindi, si sono avverate, con il leader dell’opposizione che domenica prossima verrà nominato da Herzog per formare il nuovo esecutivo. Un esito tutt’altro che risolutivo nell’intricato puzzle della politica israeliana. Il presidente scioglierà la riserva e, con molte probabilità, Eisenkot nei 28 giorni a disposizione andrà a sbattere contro un muro di gomma (termine tutto italiano, ma rende bene l’idea).

Israele si trova in un momento di “emergenza reale, tangibile e pericolosa. Tutto questo mentre ci sono ancora fronti di guerra aperti che sono soggetti a capricci politici e personali”, ha scritto l’ex capo delle Forze di difesa israeliane in una nota. Eisenkot, numeri alla mano, nutre “la forte speranza che, all’inizio della prossima settimana” riceverà l’incarico. “In questo contesto, ribadisco il piano per formare un governo nazionale di emergenza con i miei alleati. La logica è: insediare il più rapidamente possibile un governo basato sui quattro partiti sionisti del blocco del cambiamento e aprire immediatamente o gradualmente a ogni partito e a ogni membro della Knesset che condivida i miei quattro principi fondamentali”, ha spiegato l’ex militare.

“Chiunque tenti di sabotare la formazione del governo per motivi personali e non pertinenti sarà ricordato nella storia come qualcuno che non si è dimostrato all’altezza della situazione”, ha aggiunto Eisenkot, rivolgendosi indirettamente ad Avigdor Liberman, che oggi ha escluso la linea del governo di minoranza. Il partito ultraortodosso ashkenazita Ebraismo Unito, che ha conquistato sette seggi alle elezioni, non ha indicato alcun nome a Herzog. In teoria, la compagine haredim ha rotto l’alleanza con Netanyahu, ponendosi come probabile ago della bilancia in una prossima coalizione.

La vecchia opposizione, adesso, inizia le “prove generali” di maggioranza. Il “blocco del cambiamento” ha chiesto al presidente della Knesset Amir Ohana, di Likud, di anticipare il voto per la sua sostituzione, prima dell’insediamento del nuovo governo. Il piano della coalizione di Eisenkot è di usare il Parlamento come banco di prova di un’eventuale, futura, imminente alleanza. Ma i veti incrociati tra partiti arabi e compagini intransigenti complicano non di poco le intenzioni dell’ex capo dell’Idf. E il popolo? Gli israeliani stanno chiedendo, con manifestazioni, un governo di larghe intese sostenuto da Bibi e Gadi. Staremo a vedere.


di Eugenio Vittorio