giovedì 5 novembre 2026
Continua il processo per formare il nuovo governo. È iniziata stamattina in Israele la seconda giornata di consultazioni. Il presidente Isaac Herzog sentirà i partiti eletti nella nuova Knesset per capire chi incaricare della formazione del prossimo esecutivo. Il capo di Stato, ieri, ha riunito le formazioni minori del Parlamento, tra cui Sionismo Religioso, Shas, Yisrael Beytenu e Zehut. Tutte le consultazioni sono trasmesse in diretta dalla residenza di Herzog a Gerusalemme. Ogni partito dovrà indicare un candidato alla carica di premier, anche se la decisione finale spetterà al presidente. I parlamentari eletti possono anche decidere di non fare il nome di nessuno. La decisione finale, comunque, spetterà a Herzog.
Finora, Otzma Yehudit e il Likud hanno dichiarato che indicheranno Benjamin Netanyahu, mentre Yashar, i Democratici e B’Yachad hanno fatto sapere che sosterranno Gadi Eisenkot. I quattro esponenti della fazione Degel HaTorah, all’interno di Ebraismo della Torah Unito, hanno annunciato che non sosterranno nessuno dei due candidati, mentre i tre rappresentanti della fazione Agudat Yisrael non hanno ancora reso nota la propria decisione. La Lista Unita, a guida araba, non ha ancora dichiarato chi intenda sostenere: potrebbe indicare Eisenkot oppure scegliere l’astensione.
Il partito di Itamar Ben Gvir, che ha ottenuto sette seggi alle elezioni, si è schierato a fianco del premier ancora una volta. Durante le consultazioni, i rappresentanti di Potere ebraico hanno nuovamente contestati i risultati elettorali, soprattutto l’exploit dei partiti arabi. “Molti non si fidano perché sono stati corrotti a favore di liste che non riconoscono Hamas come organizzazione terroristica”, hanno dichiarato. La commissione elettorale, finora, ha respinto al mittente tali accuse. L’alleanza di due partito ultraortodossi ashkenaziti, Ebraismo unito, ha deciso di non indicare nessun candidato premier. La coalizione ha detto a Herzog di “non essere vincolata ad alcun blocco”.
I Democratici, il partito di centrosinistra guidato da Yair Golan ha indicato, come previsto, il nome di Gadi Eisenkot per l’incarico di premier. Gli otto parlamentari fanno parte della più larga coalizione che ha sostenuto l’ex capo delle Forze di difesa israeliane alle elezioni. L’obbiettivo dei Democratici, ha detto la deputata Naama Lazimi, è quello di “cambiare la politica attuale del Paese invocando la formazione di un governo di emergenza nazionale”. Come prima fase si potrebbe trattare anche di un governo di minoranza, con l’obiettivo di cambiare il presidente del Consiglio, ha aggiunto Lazimi.
Il partito arabo Ra’am, che ha ottenuto otto seggi, ha indicato Eisenkot come premier. Ancora non si è espressa “Lista Unita”, l’altra compagine araba che ha ottenuto numeri incoraggianti alle elezioni. Saranno 11 i rappresentati di questo partito nella nuova Knesset. “Siamo il partito arabo più grande d’Israele”, ha detto Mansour Abbas, leader dell’alleanza fra tre partiti arabi. “L’affluenza araba durante le elezioni è il dato più rilevante che arriva come risposta dopo quattro anni di marginalizzazione, incitamento, razzismo, perdita della sicurezza personale”, ha aggiunto Abbas. E ancora: “Anche come movimento islamico, dai tempi di Oslo, abbiamo condannato gli attentati e il terrorismo e continuiamo su questa strada”. Il leader di Lista Unita ha chiesto ad Eisenkot di formare un governo lampo di minoranza, pur non negando contatti con Likud in passato.
di Zaccaria Trevi