martedì 3 novembre 2026
Isaac Herzog dovrà dare il via per la formazione del nuovo governo. Domani pomeriggio inizieranno le consultazioni tra il presidente di Israele e la nuova Knesset. L’ex capo delle Forze di difesa israeliane, Gadi Eisenkot, dovrebbe ricevere il maggior numero di raccomandazioni da parte dei nuovi parlamentari. Le riunioni saranno trasmesse in diretta streaming. Il blocco di Likud e Benjamin Netanyahu non starà a guardare: il dibattito politico si sta infiammando, sia nelle dichiarazioni ufficiali che dietro le quinte.
I partiti anti-Netanyahu hanno comunicato, domenica scorsa, che domani daranno il nome del capo di Yashar ad Herzog. Tra questi c’è il leader di Be’Yahad Naftali Bennett (12 seggi), i Democratici di Yair Golan (8 seggi) e Yisrael Beytenu guidato da Avigdor Lieberman (7 seggi). Ci sono notizie della Lista Unita, composta da tre partiti arabi con 11 seggi, che potrebbe appoggiare l’ex generale delle Idf. Mentre Ra’am (8 seggi) non ha ancora fatto una dichiarazione certa di intenti. Secondo le speculazioni, anche loro potrebbero sostenere il leader di Yashar. Ma è un’eventualità abbastanza remota. I leader arabi si sono anche incontrati per la prima volta per “esaminare la cooperazione politica”, per provare ad andare uniti alle consultazioni. Il dato politico è che, se Eisenkot potesse contare effettivamente sui 19 seggi ottenuti dai partiti arabi, arriverebbe alla maggioranza con 67 seggi.
Il blocco guidato da Likud, primo partito alle elezioni, raccomanderà il rinnovo dell’incarico per Benjamin Netanyahu. Il premier ha a disposizione il sostegno di 27 membri e molto probabilmente l’appoggio esterno di sette eletti di Otzma Yehudit di Itamar Ben-Gvir, sei del Partito sionista religioso di Bezalel Smotrich e altri sei di Shas di Aryeh Deri. Il partito ultraortodosso ashkenazita Ebraismo unito ha fatto sapere che con ogni probabilità si asterrà dalle raccomandazioni. Complessivamente, ci sono 46 seggi certi del blocco della coalizione. Numero basso rispetto ai 61 necessari.
Il partito di Netanyahu, però, non ha mai negato i contatti con il partito Ra’am. Mohammad Mjadleh, il commentatore di Channel 12, ha rivelato che “alcuni esponenti vicini a Netanyahu e al Likud hanno parlato con Mansour Abbas più di una volta dalla chiusura dei seggi”. Il canale di comunicazione tra Likud e il partito arabo non è mai stato chiuso, e Netanyahu non avrà paura di fare pressione sui partiti arabi per rimanere premier. “Sono pronti a tutto e se si dovrà appoggiare sia alla Lista Unita che a Ra’am per formare un esecutivo, lo farà. Non c’è dubbio”, ha ipotizzato.
di Zaccaria Trevi