Midterm, il giorno prima: Trump invita gli americani a votare

lunedì 2 novembre 2026


Altro che silenzio elettorale. A poche ore alle elezioni di metà mandato americane, repubblicani e democratici continuano a darsele di santa ragione. Domani, 3 novembre, milioni di elettori si recheranno alle urne per rinnovare la Camera dei rappresentanti e circa un terzo del Senato. Donald Trump, dal palco del Grand old Party in Kansas, ha invitato tutti i fellow americans a votare. L’ultima tappa del presidente sarà a bordo della Reflecting pool del Lincoln Memorial di Washington, intorno alle 20 italiane, quando parlerà alla nazione. “Nessuno ha mai fatto quello che abbiamo fatto noi con il Maga. Quello che abbiamo fatto è incredibile”, ha dichiarato, nella notte, il tycoon in Kansas. “Questo è il mio trentesimo comizio, e chiudo in bellezza – ha aggiunto Trump – L’ho fatto per un solo motivo: impedire ai comunisti che odiano l’America e agli jihadisti di prendere il controllo degli Stati Uniti”.

Il voto di metà mandato è stato trasformato in un referendum sull’operato Donald Trump. La situazione, quindi, non è delle migliori per i Repubblicani, visto che il partito del presidente in carica è quello che storicamente perde più rappresentati alle midterm. A 48 ore dalle elezioni i Democratici sarebbero in vantaggio per la conquista della Camera e del Senato, per la maggior parte dei sondaggisti. “Se vincono loro, sarò Mr Veto”, ha minacciato un combattivo Donald Trump, lasciando intendere di non voler essere un’anatra zoppa. Nonostante i sondaggi contrari, l’inquilino della Casa Bianca continua a sperare e a battersi anche sul campo. Anche perché la storia delle tornate elettorali americane è costellata da errori madornali nei sondaggi. La partita, per Trump e il Grand old Party, è tutt’altro che conclusa.

Per conoscere i risultati delle elezioni, poi, ci vorrà del tempo. Basandosi sulle midterm passate, gli esperti sono convinti che ci vorranno giorni o addirittura settimane prima che in alcuni Stati – come il Maine, l’Alaska, l’Arizona e la California – si possa conoscere l’esito delle urne. Ciò non vuol dire che questi siano determinanti per assegnare la maggioranza alla Camera e al Senato, ma potrebbero esserlo. I ritardi potrebbero essere causati dal numero di votanti, da problemi logistici dovuti alla geografia delle regioni o dalle regole specifiche di alcuni Stati (vedi il sistema di elezione in Alaska e Maine).

Un assist al Gop potrebbe arrivare proprio dal Michigan, uno Stato dove i Democratici, secondo alcune proiezioni, sarebbero in vantaggio sia alla Camera che al Senato. Il candidato Dem, Abdul El-Sayed, ha perso il sostegno di Halye Stevens, sconfitta alle primarie per una manciata di voti. “Voto per Mike Rogers, lo faccio per il mio Paese”, ha detto la democratica poco dopo essere apparsa a sorpresa al comizio del candidato repubblicano. I due sono stati protagonisti di un botta e risposta a proposito delle loro diverse posture riguardo Israele, e appena due giorni prima delle midterm è arrivato lo strappo definitivo. L’endorsement della deputata democratica – che rappresenta l’ala moderata del partito – a Rogers è sicuramente un duro colpo per il candidato al Senato del Michigan, in una corsa che potrebbe diventare l’ago della bilancia delle midterm.


di Eugenio Vittorio