venerdì 30 ottobre 2026
E fa due! Anche la Francia, come l’Italia, sta rapidamente adeguando le sue norme anti-casseurs, con l’esame urgente di un progetto di legge ad hoc d’iniziativa governativa, presentato al Senato. Titolo provvisorio del testo normativo: “Sulla riparazione dei danni risultanti da violenze o da atti vandalici commessi in spazi pubblici”. Come anticipato da Le Figaro, il testo contiene due novità fondamentali: in primo luogo si stabilisce il principio della “responsabilità civile in solido”, che consente quindi di ampliare la fattispecie della responsabilità individuale del danno a chiunque abbia partecipato in presenza a saccheggi e atti vandalici, malgrado l’ordine della forza pubblica di sciogliere gli assembramenti. La seconda parte, altrettanto interessante, consente all’autorità giudiziaria di mettere, per così dire, le mani in tasca ai responsabili dei disordini, attingendo come risarcimento a una parte dei sussidi sociali laddove effettivamente erogati, come aiuti alle famiglie, contributi individuali per gli affitti e l’equivalente del reddito di cittadinanza, o Rsa (Revenu de Solidarité Active). Già dal 21 ottobre, la Commissione legislativa del Senato francese ha adottato e inasprito il progetto di legge con decine di emendamenti, tesi a rafforzare parecchi dispositivi a favore delle vittime dei disordini, e tra questi si citano le seguenti modifiche. In primo luogo, si dà risalto all’utilizzazione di “droni giudiziari”, su richiesta della Procura, per potenziare l’identificazione di persone che abbiano partecipato ai disordini di piazza. Altre misure riguardano: l’espulsione di stranieri maggiorenni colpevoli di atti vandalici, con interdizione decennale di reingresso nel territorio francese; sospensione delle credenziali di accesso ai servizi online; inasprimento delle pene per i responsabili fino a tre anni di prigione e sanzioni amministrative accessorie che vanno fino a 45mila euro.
L’obiettivo politico dichiarato (e si può ben capire!) è di mettere fine alla sensazione di impotenza dei poteri dello Stato, dinnanzi alle immagini sempre più frequenti e drammatiche di devastazione di beni pubblici e privati, da parte di casseurs professionisti e organizzati. Il potenziamento delle norme antivandali intende rendere molto più difficile ai suoi autori sottrarsi alle proprie responsabilità, nel caso di partecipazione a manifestazioni non autorizzate, allargando il ventaglio dei risarcimenti obbligatori anche al prelievo coatto di sussidi erogati dallo Stato. Si è inoltre cercato di blindare il testo da possibili fattispecie di incostituzionalità, introducendo una netta e inequivocabile distinzione tra un manifestante pacifico e un casseur-pilleur (sfascio-saccheggiatore, volendo tradurre), ai cui atti violenti si applica agevolmente la fattispecie delinquenziale. Per i ristori, potrebbe accadere che chi è sottoposto a sanzioni pecuniarie per danneggiamenti non abbia un reddito sufficiente per provvedere: in questo caso, sono in molti a sostenere che occorra obbligare legalmente i soggetti responsabili del danno a contrarre un debito personalizzato con una durata massima prestabilita, con prelievi bancari periodici fino al pagamento integrale di quanto dovuto. L’eventuale insolvenza potrà avere soltanto carattere temporaneo, in quanto comunque il debito deve essere rimborsato, altrimenti un eccesso di tolleranza in tal senso condurrebbe a una mancata giustizia e, in fin dei conti, all’impotenza dello Stato.
Del resto, nessun francese vorrebbe mai rivedere i moti del 2023, quando centinaia di minorenni dettero dato l’assalto a colpi di molotov agli uffici del commissariato di polizia di Neuilly-sur-Marne: i giovani casseur di allora, sottoposti a fermo di polizia, sono poi stati lasciati a piede libero dal magistrato competente. Tra l’altro, in quei disordini reiterati il comune di Neuilly subì danneggiamenti complessivi per 1,5 miliardi di euro in totale, senza alcun ristoro dei danni da parte dei responsabili dei disordini. Per la cronaca, Neuilly-sur-Marne si trova nel dipartimento di Senna-Saint-Denis, l’area con la più alta densità migratoria di Francia, in cui le comunità di origine straniera predominanti provengono dal Maghreb (Algeria, Marocco, Tunisia), dall’Africa subsahariana (Mali, Senegal, Costa d’Avorio) e in misura crescente dall’ Asia meridionale (in particolare Sri Lanka e Bangladesh) e dall’Europa dell’Est. Dal punto di vista sociologico, come tiene a sottolineare il quotidiano francese Le Figaro, dopo il 7 ottobre 2023 il mondo ha assistito all’avvento di un’ideologia di estrema sinistra wokist, divenuta mainstream nelle istituzioni, nei media, nelle università e nelle scuole, e che ha interinato nel suo bagaglio ideologico un islamismo radicale sempre più visibile e sicuro di sé. Ed è questa ideologia che, trasformando tutte le minoranze in vittime, tende a criminalizzare qualsiasi critica ai comportamenti individuali o collettivi dei soggetti minoritari, equiparandola a un atto di razzismo, o di islamofobia. Arrivando a giustificarne comunque, sociologicamente e politicamente, gli eccessi di violenza, come quelli registrati nelle recenti rivolte delle banlieu francesi e negli assalti ai santuari del lusso dei centri storici di grandi città italiane, come Milano e Torino.
Un altro esempio viene dall’Olanda, dove i manifestanti proPal, venuti anche dall’estero, se la sono presa con gli studenti ebrei al grido “lunga vita ad Hamas e all’Intifada”. In questo clima di ostilità nei confronti dell’Occidente, un posto di primo piano è riservato a gruppi di estrema sinistra alleati ad altre componenti islamiste colte e intellettuali (vedi Youssef Siher, “mente” islamica post-facta del 17 ottobre), per i quali si utilizza la definizione di islamo-gauchisme (islamismo di sinistra). E sono in molti a chiedersi da dove vengano gli ingenti finanziamenti destinati a sostenere i movimenti proPal in così tanti Paesi europei. Ormai, osserva Figaro, la bandiera della Palestina è divenuto il vessillo planetario delle minoranze così care alla retorica progressista wokist che, strumentalizzando il dramma di Gaza, miscelano il diavolo con l’acqua santa, mettendo assieme islamismo, rifiuto della liberal-democrazia, e sostegno alle rivendicazioni della sinistra radicale per l’aumento incondizionato del welfare e il rifiuto delle spese per il riarmo. E, forse, ha ragione l’antropologa francese Florence Bergeaud-Blackler, quando contesta che la rivolta dei giovani (consumisti-anticapitalisti) delle banlieu non sia solo un fenomeno di opportunismo. Infatti, numerose indagini sociologiche sul campo dimostrano come i giovani magrebini di 2a e 3a generazione siano impregnati di una forma radicale di coscienza politica, che deriva loro dagli insegnamenti impartiti dagli imam islamisti, che li indrottinano su come sia la Francia degli antichi colonizzatori a opprimerli. Convincendoli che il loro vero nemico è l’integrazione e l’assimilazione ai valori laici francesi. Accadrà (o è già accaduto) lo stesso per l’Italia?
di Maurizio Guaitoli