Brasile: il veloce isolamento di Flavio Bolsonaro

martedì 27 ottobre 2026


Non aspettatamene, ma in certi contesti socio-politici l’inaspettato non esiste, il presidente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva ha vinto le elezioni presidenziali in Brasile. Una tornata elettorale complessa, come lo sono nella maggior parte dei Paesi sudamericani, ma non solo, che ha tracciato una linea di consensi antagonisti tra il primo turno ed il ballottaggio.

Certamente il periodo del governo dell’ex presidente Jair Bolsonaro (2019-2023), il cui poco regolato mandato si è concluso con un tentato colpo di stato, non ha prodotto un effetto positivo e di fiducia su molti elettori; tanto è che la prospettiva di una vittoria del figlio Flavio ha mobilitato quel “numero fatale” di non votanti che poi al secondo turno si sono espressi per la sinistra, muovendo una decina di milioni di voti. L’affluenza al ballottaggio ha determinato il vantaggio di Lula, ma le teorie del complotto, non sempre fuori luogo, manifestate sin dall’inizio da Flavio Bolsonaro richiamano quelle proposte dal padre usate come strumento politico nel 2023 quando annunciò l’intenzione di chiedere l’annullamento delle elezioni.

Per Flavio Bolsonaro l’estensione dell’orario di apertura dei seggi il 25 ottobre di due ore è stato un punto critico delle elezioni, ma ricordo che anche lui aveva fatto la stessa richiesta. Ma cosa ha spinto i brasiliani a ribaltare quanto deciso al primo turno delle elezioni? Certamente una contrarietà verso il dominio di un clan sulla politica del Paese, infatti, fattore che comunque non ci dovrebbe stupire, le elezioni Generali del 4 ottobre hanno portato alla Camera dei deputati e al Senato tre stretti parenti del candidato presidente Bolsonaro, ovvero: un fratello, un fratellastro e sua madre, e un suo zio.

Tuttavia, nonostante la vittoria della sinistra “luliana”, il Congresso è controllato dalla destra e dall’estrema destra, quindi, Lula non avrà vita facile nel poter governare fluidamente, nel difendere, come ha sostenuto durante la campagna elettorale, le istituzioni e riequilibrare le disuguaglianze. Bolsonaro ha perso nonostante l’appoggio di una importante parte delle potenti chiese evangeliche e del sostegno anche economico della quasi totalità della comunità imprenditoriale.

Così la destra, più o meno estrema, punterà sui suoi senatori per pressare quei giudici che hanno manifestato ostilità verso il clan Bolsonaro, infatti “Flavio” non ha mai nascosto l’intenzione di confrontarsi aspramente con la Corte Suprema Federale, la più autorevole corte del Brasile, artefice della condanna a ventisette anni di detenzione del padre ex presidente e che ha nel “mirino penale” Eduardo Bolsonaro fratello di “Flavio” in esilio negli Stati Uniti.

A livello internazionale la sconfitta di Bolsonaro Junior rappresenta un’altra battuta d’arresto per Donald Trump che dopo l’annuncio dei risultati non ha proferito verbo, salvo dichiarare, per poi ritrattare come di consuetudine, che le elezioni erano state manipolate. Così dopo l’andata destrorsa dell’Argentina, anche Perù, Cile, Bolivia e Colombia hanno imboccato la politica di destra, ispirandosi alla “filosofia trumpiana”, ai suoi temi socio-politico-economici, alle sue modalità comunicative, ma il Brasile gli è sfuggito, una pedina importante del suo progetto di controllare il Continente sudamericano.

Comunque, lunedì stesso la Borsa di San Paolo ha sospeso le contrattazioni per mezzora subendo un crollo di quasi il 17 per cento a causa di un forte calo del mercato. Tuttavia, nonostante queste incertezze finanziarie e la reticenza di Bolsonaro ad accettare la sconfitta, e quindi richiedere nuove elezioni, lo scenario che si è subito delineato è stato quello di un forte isolamento politico anche da parte delle lobby che lo hanno sostenuto. Inoltre, essendo Flavio Bolsonaro già stato coinvolto in casi di corruzione, i tribunali delegati hanno stabilito il sequestro del passaporto quindi il divieto di espatriare. Il suo movimento politico, il Partito Liberale, come i quattro raggruppamenti politici che si erano aggregati dopo il primo turno, hanno riconosciuto la vittoria di Lula; allo stesso modo anche i suoi alleati di destra dei paesi sudamericani hanno dichiarato di riconoscere la validità delle elezioni.

In pratica è evidente la malafede di Bolsonaro nell’aver definito la sua sconfitta causata dalla proroga di due ore sul termine della chiusura dei seggi, ma in realtà l’impatto è stato molto limitato in quanto con una maggioranza di voti di quasi 4,4 milioni a favore di Lula, l’esito anche senza la proroga sarebbe stato invariato.

Tuttavia, Lula dovrà lavorare in un Parlamento dove il 4 ottobre i conservatori hanno ottenuto una schiacciante vittoria; il Partito Liberale alla Camera dei deputati con 121 seggi su 513 è il più rappresentato, mentre al Senato occupa 28 scranni su 81.

Una pedina persa da Donald Trump nel Continente Sudamericano, in attesa delle elezioni americane di Midterm del 3 novembre, ma anche in attesa della sorte di Benjamin Netanyahu nelle attuali elezioni in Israele.


di Fabio Marco Fabbri