martedì 20 ottobre 2026
A Cannes David Lisnard ha preso l’81,11 per cento dei voti al primo turno delle municipali. Il Rassemblement National si è fermato all’11,66 per cento, la sinistra al 7,23. Lisnard governa la città dal 2014 e, dopo dodici anni, ha raccolto 19.721 voti. Un risultato che in Francia meriterebbe qualche riflessione in più sul sindaco e su che diavolo si sta muovendo intorno a lui. Soprattutto perché Lisnard vuole arrivare all’Eliseo nel 2027.
Ha fondato Nouvelle Énergie. In primavera il movimento dichiarava circa 15.000 aderenti. Il 13 ottobre erano già più di 54.000. Il 16 ottobre, 61.970. Il 18 ottobre, 66.165. Una progressione impressionante, almeno secondo i numeri diffusi dal movimento. Lisnard vuole ridurre drasticamente il peso dello Stato francese.
È uscito dai Républicains e ha deciso di presentare un progetto indipendente. Presiede l’Associazione dei sindaci francesi. Conosce l’amministrazione pubblica dall’interno e ne denuncia da anni l’invadenza. A Cannes, dal 2014 al 2025, il debito comunale è sceso di 81,74 milioni di euro. Nel solo 2025 di altri cinque milioni. Le aliquote delle imposte locali sono diminuite del 3,6 per cento. L’autofinanziamento netto del Comune è passato dai 5,48 milioni del 2014 ai 41,17 milioni del 2025. Nello stesso anno Cannes ha investito 72,5 milioni in opere ed equipaggiamenti. E gli elettori gli hanno rinnovato il mandato con l’81,11 per cento dei voti.
Il programma di Nouvelle Énergie prevede 200 miliardi di risparmi in cinque anni. Lisnard punta a 300 miliardi e annuncia 80 miliardi di tagli già nel primo anno. Ha individuato circa 1.200 agenzie e organismi pubblici, una proliferazione amministrativa che secondo i suoi calcoli assorbe fino a 100 miliardi. Vuole riportare centinaia di migliaia di funzionari dagli uffici alle attività operative. Intende dimezzare lo stock di leggi e norme in cinque anni. Dei 200 miliardi di risparmi annunciati, 120 dovrebbero tornare ai lavoratori attraverso la riduzione dei contributi, aumentando il salario netto. Propone anche la capitalizzazione pensionistica e una riforma del mercato del lavoro. Ai poteri dell’amministrazione centrale vuole sottrarre competenze da trasferire agli enti locali.
La Francia spende più della metà del proprio prodotto interno lordo attraverso le amministrazioni pubbliche. Ha un apparato centrale che continua a orientare l’economia. Anche la destra nazionale, per molti anni, ha difeso pensionamenti anticipati e protezioni industriali, senza rinunciare a una generosa presenza dello Stato. Il Rassemblement National ha presentato recentemente proposte di contenimento della spesa e nuove aperture sulla previdenza. Bardella prova a correggere una parte del vecchio programma economico di Marine Le Pen. Lisnard, invece, contesta da tempo l’impostazione statalista della politica francese.
E qui arriva Javier Milei. Nel gennaio scorso Lisnard ha pubblicato una tribuna intitolata Leçons d’Argentine, invitando la Francia a studiare le riforme del presidente argentino. Ha difeso la riduzione della spesa federale e la deregolamentazione. Ha apprezzato il ridimensionamento dei ministeri. Ha collegato quella politica anche alla critica del wokismo e del collettivismo. Ha concluso con il grido di Milei: “¡Viva la libertad, carajo!”.
A maggio, intervistato da Primero Argentina, è stato ancora più esplicito. Ha riconosciuto a Milei il coraggio di affrontare la burocrazia e l’eccesso di spesa, prendendo di mira anche il capitalismo di relazione. Ha citato la liberalizzazione degli affitti e ha accusato la destra francese di essere rimasta prigioniera del social-statalismo. Lisnard sostiene che la libertà economica debba tornare al centro della politica francese.
Okay, Lisnard non è Milei. Non propone la scomparsa dello Stato e non appartiene alla tradizione anarco-capitalista del presidente argentino. Vuole uno Stato concentrato sulle funzioni essenziali. È conservatore su diversi temi politici e culturali. Il suo liberalismo economico convive con una concezione dello Stato che rimane pienamente francese.
Nel suo movimento lavora Hervé Novelli, esponente storico della destra liberale francese. Lisnard ha frequentato anche gli ambienti legati ad Alain Madelin. Non è dunque un liberista apparso improvvisamente sulla Croisette dopo aver visto una motosega. Esiste una tradizione liberale francese che passa per Bastiat, arriva fino alle battaglie di Madelin e oggi cerca nuovi interpreti. Ha avuto spesso meno fortuna elettorale di quanta ne abbiano avuta le idee stataliste, anche a destra.
Nouvelle Énergie sta crescendo mentre i grandi partiti francesi continuano a contendersi un apparato pubblico che assorbe una quota enorme della ricchezza nazionale. Lisnard ha deciso di contestarne apertamente dimensioni e funzioni. Lo fa dopo dodici anni alla guida di Cannes e con un risultato elettorale che pochi amministratori europei possono vantare. E poi la cosa pazzesca è che dicono che il liberismo è roba da salotti!
di Massimo Ricciuti