Guerre ibride: il futuro dei conflitti?

giovedì 15 ottobre 2026


Si può dichiarare guerra ad un avversario che agisce con modalità di “guerra ibrida”? Il concetto di “guerra ibrida” è diventato molto usato nel lessico comune conquistando ampi spazi nella informazione e nei dibattiti, tanto da essere inflazionato anche da molti imbonitori della geopolitica, e a tal punto da assumere una fisionomia scontata nel panorama bellico globale; una modalità offensiva che si è incrementata e che si rappresenta con articolate azioni di sabotaggio e condizionamenti. I “primordi” di una forma di guerra ibrida hanno radici remote, in quanto i sistemi di spionaggio e controspionaggio e azioni di boicottaggio, diluiti lungo i più significativi o meno percorsi storici, erano propedeutici e integrativi ai conflitti convenzionali. In questi ultimi decenni ricordo le ardite operazioni di sabotaggio dei servizi segreti israeliani, Mossad, e statunitensi, Cia, ed altri ad essi anche collegati, che hanno spaziato in tutta l’area mediorientale con eccellenti successi, ad esempio in Iraq ed Iran. Ma il concetto di guerra ibrida è entrato nella terminologia divulgativa a cavallo dell’anno 2000, poi estesosi negli anni successivi quando il jihadismo iniziò a divulgare i suoi minacciosi progetti terroristici. Comunque, le azioni più recenti di guerra ibrida sono state disegnate soprattutto dall’incrementarsi di quelli che potremmo definire incidenti, ovvero azioni di infiltrazione e disturbo causati o attribuiti ai servizi segreti russi. Infatti, oggi, tale espressione viene utilizzata soprattutto per rappresentare i tentativi della Russia di rendere instabile l’equilibrio europeo, ad esempio quando il 4 agosto all’aeroporto di Lipsia furono trovati ordigni esplosivi.

Così dall’inizio della guerra russo ucraina, febbraio 2022, risulta che oltre centocinquanta operazioni di gravità variabile, ordite da Mosca, si sono verificate nell’area europea. Infatti tale conflitto produce effetti che in crescendo si stanno ripercuotendo direttamente sull’area europea, mutandosi gradualmente da sfida sulla sicurezza e sotto un controllato aspetto militare, a sfida politica per le nazioni europee che stanno appoggiando l’Ucraina. Di fatto, visto l’annuncio di Donald Trump lanciato il 10 ottobre finalizzato ad un avvicendamento alla presidenza dell’Ucraina, che ad oggi non ha sortito il minimo effetto, resta il dubbio da parte delle nazioni europee di come rispondere alla serie di operazioni ibride di Mosca, anche al fine di frenare l’escalation in atto del conflitto convenzionale.

Ma, proprio riferendoci al significato di “guerra ibrida”, è opportuno definire il peso dell’accezione attribuita a tali metodi, infatti è più corretto definire queste azioni come “tattiche o minacce ibride”; tale terminologia si tende a specificarla anche in ambienti militari, evitando così di usare il termine “guerra”, in quanto se considerata tale, apre a carico della nazione che la genera delle legittime reazioni da parte di chi subisce tali operazioni. Quindi le conseguenze sarebbero reazioni proporzionate al “senso della guerra intesa ibrida”, con il rischio di una escalation che si tradurrebbe facilmente in una “guerra convenzionale”. Ricordo che nella maggioranza dei paesi europei la “condizione di guerra” deve essere suggellata dalla approvazione del Parlamento nazionale, in quanto assume uno status giuridico ben preciso che prevede azioni o reazioni adeguate alla situazione bellica.

Ma quale è “l’effetto” che scaturisce da questo “status di tattiche e minacce” che colpisce i paesi non in guerra convenzionale? In breve, gli effetti sono molteplici: il più evidente è la teorica difficoltà di reazione variando il livello di “aggressività ibrida”, ovvero utilizzare sistemi offensivi ibridi sempre più potenti; ma l’effetto più palese che accomuna gli stati coinvolti, e i conflitti contemporanei, è l’orizzonte indefinito che non segna la conclusione di queste crisi combattute con modalità ibride. Questo status di conflitti, dei quali difficilmente si può immaginare la conclusione, è una tessera che va ad aggiungersi nel mosaico delle croniche guerre convenzionali planetarie.

Ma perché non si scorge la fine di queste guerre ibride e/o convenzionali? Il riferimento è in particolare alla guerra tra Russia e Ucraina, o a quello tra Stati Uniti e Iran, Israele si può definire deuteragonista, almeno ufficialmente, un conflitto che spalanca le porte a riflessioni su come una guerra sulla carta sproporzionata, all’atto pratico è combattuta tra forze che tendenzialmente si eguagliano. Ma questi conflitti hanno anche un’altra specificità, soprattutto quello tra Russia e Ucraina, ovvero di essere combattuti convenzionalmente sul fronte ucraino, e in modalità ibrida sul fronte occidentale/europeo. Considerando anche l’ultima uscita di Donald Trump circa l’apertura all’acquisto dalla Russia di enormi quantità di carburante, anche alla luce di quanto dichiarato da fonti russe circa la vendita, dal 2022, di oltre trecentoventi miliardi di dollari di carburante, raffinato in India, Turchia e Cina, ad alcuni paesi dell’Unione Europea.

Tuttavia questi attacchi ibridi di matrice russa, secondo quanto dichiarato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, non resteranno impuniti, dando solidarietà a quanto accaduto in Germania, ma aggiungerei anche in Lituania e in Polonia. Nondimeno questa combinazione di attacchi informatici, campagne di disinformazione, influenze sulla politica europea, magari accompagnate da occulti sostegni economici, operazioni finanziarie e commerciali con Nazioni che esercitano ufficialmente regimi sanzionatori verso Mosca, impiego di mercenari o uso contingentato della forza armate, non dovrebbero lasciare spazio a dubbi su quanto il Cremlino intende fare, ovvero alzare con provocazioni il livello della crisi anche per sperare di uscire dal pozzo ucraino del quale non vede il fondo.

Ma va anche ricordato che la guerra ibrida rappresenta comunque un risparmio economico enorme rispetto alla classica guerra transfrontaliera come intesa dal diritto internazionale e anche nel trattato “Vom Kriege” di Carl von Clausewitz (1780-1831). L’ultimo esempio è l’imponente attacco informatico ai sistemi di refrigerazione di supermercati francesi avvenuto tra l’11 e il 12 ottobre. Celle frigorifere e congelatori di centinaia di negozi di distribuzione di gruppi come Coopérative, Monoprix, Carrefour, E.Leclerc, solo per citare i più noti, si sono surriscaldati degradando inesorabilmente la merce. Un hackeraggio dei sistemi di controllo delle temperature dei congelatori che, anche se avvenuto in Francia, sta avendo ripercussioni anche sulla distribuzione in Italia; un sabotaggio a basso costo, ancora non rivendicato ma i cui artefici sono intuibili.


di Fabio Marco Fabbri