lunedì 12 ottobre 2026
Storia dell’evocativo nome dello stretto di Bab el-Mandeb
Il caso più incredibile di questi tempi è come un clan, una famiglia sciita yemenita abbia potuto conquistare parte dello Yemen, bloccare lo stretto dal quale si accede al Mar Rosso, e bombardare la capitale dell’Arabia Saudita. Diverse nazioni sunnite coalizzate hanno cercato di togliere di mezzo l’esercito Houthi. Inutilmente. Lo Stretto si chiama Bab el-Mandeb. Converrà qui parlare anche del nome attribuito a quello stretto di mare.
I numeri esprimono la stranezza del successo iraniano-houthi: la popolazione di tutto lo Yemen ammonta a circa 43 milioni di abitanti. Il clan Houthi indica propriamente una singola e ristretta famiglia allargata (gli al-Houthi), che conta circa una ventina di capi clan. Tuttavia, il movimento politico-militare che ne ha preso il nome (che ufficialmente è Ansar Allah), è cresciuto molto contando da 200mila a 350mila membri. Ovviamente gli Houthi sono molto ben armati dal potente esercito iraniano, di cui in Europa tutti dicevano “Non ti curar di loro, ma guarda e passa!”. Imbecilli.
Sia gli Houthi sia gli Zaiditi formano lo sciismo Zaydiyyah, radicato nel nord dello Yemen. Gli zaiditi costituiscono circa il 35-40 per cento dell’intera popolazione yemenita. In termini assoluti, tutta la comunità zaidita in Yemen comprende tra le 14 e le 17 milioni di persone. Pur non essendo maggioranza hanno potuto governare lo Yemen fino ad anni recenti. Però non tutti gli zaiditi condividono il radicalismo terrorista e integralista Houthi. È successo come a Gaza, dove un piccolo gruppo (Hamas) ha soggiogato gli altri palestinesi, trattandoli come carne da macello, tanto da essere definiti come “cani” dai palestinesi di Ramallah e “santi” dai pacifinti e fintopalestinesi euro-wokisti.
Numerosi studiosi e leader religiosi zaiditi tradizionali (ulema) accusano gli Houthi di aver distorto la dottrina zaidita, introducendo elementi teologici e slogan tipici dello sciismo duodecimano iraniano, estranei alla tradizione yemenita. Inoltre la società del nord Yemen è strutturata in tribù e confederazioni di tribù come i Bakil e i Hashid. Molti leader e membri di queste tribù si sono schierati contro gli Houthi sia perché volevano restare autonomi o perché sono legati al governo centrale yemenita. Di conseguenza sono stati repressi e costretti a subire il potere Houthi.
COSA SIGNIFICA BAB EL-MANDEB?
Il nome dello stretto di Bab el-Mandeb in arabo significa letteralmente “la porta del pianto funebre” (o “la porta delle lacrime”). L’origine del nome deriva dai pericoli della navigazione: parliamo di un canale traditore a causa di correnti violentissime tra Oceano Indiano e Mar Rosso, scogli affioranti e venti forti e imprevedibili. Ai tempi della navigazione a vela i naufragi erano frequenti e i marinai “piangevano” i compagni naufragati in quel tratto di mare. Tuttavia il nome rimanda anche alla Bibbia, all’episodio della Torre di Babele (di Babilonia). In pratica, se lo scriviamo Babel Mandeb, il rimando fonetico è quello della Torre di Babele, il monumento che doveva scalare il cielo e sostituirsi a Dio. Al contrario, la torre crollò e così terminò l’unità di linguaggio tra tutti gli umani. Finì la pace e cominciarono le guerre. Questa è la simbolizzazione biblica.
In effetti, anche nella lingua accadica della Mesopotamia antica (la più antica semitica) il significato di “Babel” è “Porta di Dio”. In questo gioco semantico, risulta che se lo stretto Bab el-Mandeb è una “Porta della morte”, invece la Torre di Babele era la “Porta di Dio” (Bab in entrambi i casi significa “Porta”). A Babilonia quindi la piramide-ziqqurat indicava il centro del mondo, e il punto di contatto sacro in cui il cielo incontrava la terra (in natura il simbolo di ciò è il fulmine). Tuttavia l’autore biblico del libro della Genesi “gioca” con le parole e interpreta ironicamente che “Bavel” (Babilonia) corrisponda all’ebraico balàl (“confondere”). Nasce così la “confusio linguarum” che terminerà solo nell’episodio cristiano della Pentecoste, quando gli apostoli parlarono lingue diverse e da loro sconosciute, a simbolo di una fede che avrebbe superato ogni barriera, e ogni tentativo di scalata al cielo di Dio come al “cielo” degli uomini (cioè al potere, per gli iraniani e gli Houthi).
di Paolo Della Sala