Raid Houthi in Arabia Saudita: Trump è alla finestra

lunedì 12 ottobre 2026


L’Arabia Saudita continua a incassare i raid degli Houthi. L’aeroporto di Riad, nel frattempo, rimarrà chiuso. L’hub è stato bersaglio, negli ultimi giorni, di diversi attacchi da parte dei miliziani yemeniti. “L’Autorità generale per l’aviazione civile ha annunciato la proroga della sospensione delle operazioni all’aeroporto internazionale King Khalid di Riad”, si legge in un comunicato. Le autorità competenti dovranno “portare a termine le procedure necessarie per verificare la sicurezza delle strutture e il loro stato di prontezza operativa”, continua la nota, senza specificare quando l’aeroporto tornerà a pieno regime.

Il Regno saudita sta esaurendo i missili intercettori necessari per respingere i continui attacchi dei ribelli yemeniti. Sono stati il Wall Street Journal e il Times of Israel a lanciare l’allarme. Secondo alcuni funzionari sauditi, Riad non riuscirà ancora a lungo a garantire una copertura di difesa aerea sull’intero territorio nazionale. Questi insider – rimasti anonimi – hanno aggiunto che la Difesa saudita starebbe spostando le batterie di missili nel Paese per proteggere al meglio sia le infrastrutture energetiche strategiche sia le residenze reali. Secondo il Wsj, il principe ereditario Mohammed bin Salman si sposta con cautela tra “residenze pesantemente sorvegliate e dotate di bunker”, accompagnato da guardie del corpo accuratamente selezionate.

Gli Stati Uniti, al momento, restano alla finestra. Da un lato, Riad vorrebbe un intervento americano per contrastare i raid degli Houthi; dall’altro, Donald Trump ha promesso agli elettori che non ci saranno missioni nel Golfo Persico prima delle elezioni di metà mandato. L’ambasciata Usa in Arabia Saudita, nel frattempo, ha alzato il livello di allerta per i suoi concittadini. Ha inoltre limitato l’accesso del proprio personale agli aeroporti sauditi di Gedda e Dammam, dopo che un attacco degli Houthi allo scalo ha provocato 12 morti, tra cui un americano, e oltre 300 feriti. “I dipendenti del governo statunitense che lavorano in Arabia Saudita necessitano di un’autorizzazione speciale per utilizzare l’aeroporto internazionale Re Khalid di Riad, così come gli aeroporti di Gedda e Dammam”, si legge nella nota del distaccamento Usa in Arabia.

L’attacco degli Houthi è stato “inaccettabile” per Donald Trump che, rimanendo comunque vago, non ha escluso un intervento americano. Il tycoon si è limitato a un laconico “decideremo”, incalzato dai giornalisti. La presenza americana nell’area è robusta, visto la guerra in stato quiescente contro l’Iran. Un eventuale intervento in Arabia Saudita non sarebbe complicato, almeno dal punto di vista logistico. Il dilemma del commander-in-chief è legato principalmente alla promessa fatta agli elettori di non aprire un nuovo fronte prima delle midterm. Ma ciò non vuol dire abbandonare gli alleati sauditi, dopo che gli Houthi hanno colpito anche due impianti energetici di Aramco. I raid “devono fermarsi”, ha rafforzato il concetto il segretario di Stato Marco Rubio.


di Eugenio Vittorio