venerdì 2 ottobre 2026
A dieci giorni dal voto a Berlino si è registrato il primo incontro tra Die Linke (La Sinistra, in realtà di estrema sinistra), i Socialdemocratici e i Verdi, le tre formazioni più omogenee del consiglio della Città-Stato e maggiormente in grado di eleggere il presidente e la giunta della capitale tedesca, esclusa per ora una grande coalizione.
Le elezioni hanno sancito il primato della Sinistra, con oltre il 25 per cento dei voti e, di conseguenza, come da tradizione, alla presidenza dovrebbe ambire la sua leader Elif Eralp. Ma il programma della formazione nata dalle ceneri della Sed, il Partito socialista unificato, che ai tempi della Germania divisa amministrava Berlino, è distante dalle posizioni dei due potenziali alleati sugli espropri immobiliari di massa, i tagli ai fondi alla polizia e alla sicurezza e soprattutto i rapporti con il mondo musulmano, anche il più sulfureo. Così da far legittimamente ipotizzare che, mentre in Europa si paventa con clamore solo l’arrivo al potere dell’estrema destra di Afd, sulla Germania aleggi indisturbato un altro rischio, forse ancor più grave, quella di Die Linke, verso cui non è stato eretto per ora alcun muro invalicabile e che si pone come potenziale (e talvolta realizzato) alleato di governo dei partiti di sinistra ‘moderata’ nelle amministrazioni locali.
Elif Eralp, 45 anni, avvocato di origine turca, e le sue due collaboratrici più strette, la 38enne Heidi Reichinnek e la 37enne Ines Schwerdtner, da quando hanno preso in mano un partito come la Sinistra − che fino a qualche anno fa era votato quasi solo da pensionati, perlopiù delle regioni dell’Est − lo hanno stravolto, costringendo all’uscita perfino alcuni suoi leader storici, da Klaus Lederer (ex ministro proprio a Berlino) all’ex deputata Petra Pau passando per la euro-parlamentare Sahra Wagenknecht, che ha poi fondato un suo partito. Ma non lo hanno solo stravolto, lo hanno anche galvanizzato. Dal 2024 a oggi gli iscritti sono più che raddoppiati, passando da circa 60mila a oltre 123mila, gli attivisti si sono moltiplicati e l’età media è crollata. Ormai la stragrande maggioranza degli elettori (e dei simpatizzanti) della Sinistra sono sotto i 45 anni, con in maggioranza donne di città. Ma una crescente fetta del voto proviene da immigrati di prima e seconda generazione, perlopiù di origine turca e musulmani osservanti, che si riconoscono nel parlamentare berlinese Ferat Kocak, uomo forte del partito nel mondo dell’immigrazione ma anche spina nel fianco della leader Eralp.
Kocac è accusato di rapporti più che amichevoli con la famiglia di Issa Remmo, uno degli esponenti di maggior spicco della cosiddetta ‘criminalità dei clan’ (termine contestato in quanto a sinistra è definito razzista), una famiglia di origine libanese arrivata Germania negli anni Ottanta, ormai forte di qualche centinaio di persone, numerose delle quali conosciute per reati di genere e gravità diversi. In particolare, uno dei migliori amici e tra i principali procacciatori di voti di Kocac è Firas Remmo, figlio di Issa, con il quale intrattiene cordiali rapporti pubblici. A vittoria elettorale (parziale) appena ufficiale, i due si sono scambiati messaggi entusiasti per la vittoria, si sono chiamati “fratelli”, hanno condiviso l’entusiasmo e Kocac perdipiù ha mandato i propri “rispettosi saluti” a Issa. A questo punto Eralp si è dovuta dissociare dall’esponente del suo partito. E Kocac ha fatto una confusa marcia indietro, sospendendosi temporaneamente dalle attività parlamentari.
Le ‘amicizie pericolose’ di membri del vertice della Sinistra non si fermano a questa. Nella roccaforte berlinese (e nazionale) della Sinistra, il quartiere di Neukolin, a Die Linke si sarebbe avvicinato il controverso militante propalestinese Ibrahim Ibrahim, che dirige il Comitato nazionale palestinese unificato, accusato di avere rapporti con gruppi estremisti sanzionati dall’Unione europea. Ma Kocac non sarebbe che la punta dell’iceberg. Lo dimostrano i timori della comunità ebraica berlinese in particolare e tedesca più in generale rispetto ai successi di Die Linke. E le parole dell’ambasciatore israeliano in Germania, Ron Prosor, che ha affermato: “La minaccia che fin qui è stata teorica si è trasformata ormai in una minaccia concreta per la nostra esistenza”. E ha denunciato “l’antisemitismo totalmente senza freni” in seno a Die Linke.
di Pietro Romano