Ceuta e i suoi dolori: contesa sui mari

mercoledì 30 settembre 2026


Volete un recente, fulgido esempio di Hybrid warfare (guerra ibrida) che non riguardi né Russia, né Cina? Ebbene, un simile evento lo abbiamo visto concretizzarsi in tutta la sua forza dirompente e destabilizzante con l’invasione di Ceuta dello scorso fine luglio, in base a uno schema che si inquadra alla perfezione nella categoria strategica denominata Grey zone (zona grigia). Una denominazione, quest’ultima, che diverrà sempre più frequente nel futuro, in quanto rappresenta il netto discrimine tra reciproca fiducia e guerra aperta. La sua caratteristica principale è di consentire all’agente nemico di perseguire con il massimo risultato i propri fini (rivendicazioni territoriali, nel caso citato) attraverso strumenti non militari (politici, economici, sociali, disinformazione). La caratteristica fondamentale della Grey zone è l’ambiguità, dato che gli autori della manipolazione o dell’attacco ibrido sono quasi sempre piuttosto difficili da individuare, cosa che consente loro di restare in un comodo cono d’ombra, negando di essere a conoscenza dei fatti contestati, e di declinare pertanto qualsiasi responsabilità in merito. Quindi, si tratta di uno strumento offensivo mascherato che fa leva sui tempi lunghi, in cui l’entità statuale attrice manovra nell’ombra per sfruttare le vulnerabilità (attentamente analizzate) del Paese bersaglio, politiche, economiche e sociali, consumando gradualmente le sue capacità di risposta, per arrivare a stressarle al punto che l’affaticamento politico dell’avversario provoca il cedimento voluto, con la concessione all’attore occulto dei vantaggi strategici cercati. L’esempio parlante di quanto detto sopra è la guerra ibrida che da qualche decennio il Marocco conduce contro la Spagna, rivendicando la sovranità di Ceuta e Melilla, in modo da creare un pregiudizio permanente all’integrità territoriale spagnola, in un contesto in cui una sfida simile non incontra la solidarietà né dell’Ue, né quella della Nato nei confronti di Madrid.

L’episodio di agosto scorso ha giocato a favore del Marocco, che ha sfruttato con grande tempismo le difficoltà interne della Spagna, creando un ulteriore, profonda frattura tra il Governo di centrosinistra di Pedro Sánchez e l’opposizione di destra, in netto vantaggio nei sondaggi per le prossime legislative del 2027. Politicamente, infatti, l’episodio si adatta perfettamente alla narrativa che ritrae Ceuta e Melilla come città problematiche a causa dell’immigrazione illegale di massa, ed economicamente dipendenti dalla madrepatria, pregiudicando così la coesione tra le due città e il resto del territorio spagnolo. Ed è in questo preciso contesto, rappresentativo della guerra ibrida che Rabat sta conducendo contro Madrid, che va inquadrata l’invasione di fine luglio dell’enclave di Ceuta (che conta in tutto 83mila abitanti divisi a metà tra musulmani e cristiani) da parte di 75mila migranti marocchini illegali arrivati a nuoto. La sfida ha colto impreparata la Spagna, alla quale Rabat contesta di non aver completato il suo percorso storico di de-colonizzazione. Storicamente, infatti, Ceuta e Melilla sono territori sovrani spagnoli da oltre cinque secoli, con Melilla passata sotto il Regno di Spagna dal 1497, mentre Ceuta gli appartiene nel 1668. C’è, poi, una realtà che deriva direttamente dalla geografia: malgrado la loro dimensione ridotta, Ceuta e Melilla, assieme allo Stretto di Gibilterra, possiedono un grande valore tattico e operativo, dato che da lì passano importanti rotte commerciali per i rifornimenti energetici (pari al 20percento all’incirca del totale) destinati all’Europa.

Ambedue le enclave costituiscono altrettanti punti di frizione nelle relazioni tra Spagna e Marocco, con Rabat che da decenni ne rivendica la sovranità, dato che nella narrativa marocchina Ceuta e Melilla sono considerati “territori occupati”. Da riannettere, quindi, al regno alauita per porre fine al processo di decolonizzazione. Il fatto poi che le enclave siano situate alla frontiera della Ue ne fa un’area privilegiata per ogni sorta di traffici illeciti (immigrazione irregolare, contrabbando e droga), controllati dalla criminalità transnazionale, creando così un serio problema di sicurezza interna e internazionale per Madrid. E questo sta a dimostrare i fondati timori dell’Italia, vista la caratura criminale dei soggetti coinvolti e l’estensione delle loro reti internazionali, specializzate nel traffico di esseri umani. Per capire la complessità del problema, è sufficiente citare un episodio del 2011, quando le autorità spagnole si videro costrette a invalidare una serie di passaporti marocchini rilasciati a cittadini di Ceuta e Melilla, in cui si certificava che il regno del Marocco aveva sovranità esclusiva su quei territori.

In questa sua guerra ibrida, Rabat ha utilizzato fin dagli anni Novanta l’arma dell’immigrazione per condizionare i suoi rapporti con Madrid, collaborando a fasi alterne con i governi spagnoli per contenere l’afflusso di migranti provenienti dal Marocco. L’immigrazione irregolare diviene così un mezzo piuttosto efficace per condizionare quelle iniziative di politica estera della Spagna, ritenute contrarie agli interessi marocchini. La prima avvisaglia in tal senso si è avuta nel 2021 con l’arrivo a Ceuta di 8mila migranti, in risposta all’ospitalità concessa dalla Spagna per motivi umanitari a Brahim Ghali (in cura per il Covid), leader del Fronte Polisario che si batte per l’indipendenza del Sahara occidentale. Per mettere fine alle tensioni tra i due Paesi, nel 2022 Sánchez, in una delle sue tante manifestazioni “regali” e, forse, non attentamente ponderate, ha messo bruscamente fine a una politica (durata quasi mezzo secolo) di neutralità della Spagna, indirizzando una lunga lettera al Re del Marocco, con la quale si auspicava l’autonomia del Sahara occidentale sotto la sovranità di Rabat. Naturalmente, a risentirsi di questo improvviso cambio di passo è stata l’Algeria, altra contendente storica che rivendica il possesso di quella parte di deserto.

E, forse, secondo fonti di intelligence, proprio la recente visita in Algeria di Sánchez, la prima dopo quattro anni di governo, ha rappresentato il motivo scatenante della recente invasione di Ceuta da parte di 75mila migranti illegali, coordinata attraverso varie piattaforme social e favorita, si sospetta, da agenti governativi e dalla polizia di frontiera che non ne ha impedito il passaggio. Dall’esempio del contenzioso Spagna-Marocco, tutto giocato all’interno della Grey zone della guerra ibrida, si può trarre un insegnamento assai istruttivo: più queste azioni si prolungano nel tempo, più logorano la resistenza del Paese preso a bersaglio. Soprattutto nel caso di un contenzioso internazionale come quello su Ceuta che lascia da sola la Spagna a vedersela con un nemico tanto agguerrito. Ma, diciamo, che un po’ Sánchez se lo merita. O no?


di Maurizio Guaitoli