lunedì 21 settembre 2026
Ad integrazione diretta del post precedente, vorrei fare alcune considerazioni sulla posizione americana ed europea nell’ambito di un’Alleanza che cambia.
La Nato è ormai l’alleanza politico-militare strutturata di maggiore successo della Storia e, probabilmente, anche la più longeva ad eccezione forse della “Confederazione Romano-Italica” che durò addirittura quasi 250 anni sia pure sotto forme diverse. Così come la Confederazione romana, che affrontò e sconfisse Cartagine, la Nato ha un egemone e un vasto numero di alleati con cui ha sconfitto l’avversario storico.
Ma mentre Roma convocava gli alleati esercitando una supremazia politica e militare assoluta, l’America si è sempre comportata in maniera ben diversa. L’Alleanza non è stata imposta, ma offerta; ed è stata accettata in seguito a procedure politiche e diplomatiche lente e meticolose e ad approvazioni parlamentari assolutamente democratiche. La maggior parte degli alleati ha dovuto fare una richiesta e seguire un percorso di approvazione da parte della comunità degli alleati preesistenti, ciascuno dei quali dotato di potere di veto.
Piaccia o meno, la Nato è – ed è sempre stata – un’Alleanza basata su principi etici condivisi, e obbligata a seguire regole predeterminate basate sul Diritto Internazionale e non su interessi specifici del momento da parte della Potenza egemone. Si potrà discutere finché si vuole sulla liceità o meno di alcuni interventi, ma rimane il fatto che tutti sono avvenuti in seguito all’approvazione di tutti i Parlamenti interessati e dopo che erano stati vagliati i precetti del Diritto Internazionale a sua volta preesistente.
Nel caso dell’Iraq, non ci fu accordo fra le Nazioni nel Consiglio Atlantico e la Nato non intervenne al fianco degli Stati Uniti: perfetto esempio di come l’Alleanza non funzionasse affatto alle dipendenze del proprio egemone, ma semplicemente in stretto coordinamento con esso e nell’ambito di procedure ben precise.
A differenza della Confederazione Romana, la Nato non è mai stata quindi un’estensione militare della Potenza Egemone, ma uno strumento dotato di autonomia propria nell’ambito degli accordi fra tutte le Nazioni componenti, che si esprime nel Consiglio Atlantico. L’America, quale Potenza egemone, possiede una superiorità militare schiacciante – convenzionale e soprattutto strategica – su tutti i suoi alleati presi singolarmente, ma tale superiorità si riduce di molto se paragonata nel tempo alla totalità dei suoi alleati. Negli Anni ’50 del XX Secolo questa superiorità era assoluta, e gli alleati europei offrivano un contributo poco più che simbolico; ma con il tempo le capacità delle singole Nazioni sono aumentate progressivamente, non tanto in quantità ma soprattutto in qualità, e al giorno d’oggi, pur rimanendo complessivamente inferiori, reggono comunque perfettamente il confronto.
Di fatto gli Usa nella Nato non sono più un “dominus” come lo era Roma per i suoi alleati, ma un “primus inter pares”, che esercita una superiorità relativa su alleati perfettamente in grado di dire di no quando le richieste americane eccedono gli accordi firmati e gli interessi nazionali.
Più in concreto: l’America si assume la responsabilità di mantenere la sicurezza ponendo il suo “ombrello” sull’Alleanza e in cambio si arroga l’autorità di guidare l’Alleanza stessa; di contro l’Europa, lieta di alleggerire la propria responsabilità militare, accetta di delegare l’autorità decisionale sulla politica di sicurezza a quello che sceglie liberamente essere il suo egemone. Rimane però il fatto che responsabilità e autorità viaggiano sempre di pari passo, e la loro sommatoria rapportata alla capacità effettiva si chiama potenza.
È fondamentale tenere presente questo fatto per procedere alle considerazioni che seguono.
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L’equilibrio sopra riportato, già scosso dalla guerra in Ucraina, si è rotto con l’avvento della presidenza Trump. La sua politica verso gli alleati della Nato (Europa e Canada), che rinnega tutti gli aspetti etici dell’Alleanza basandosi sostanzialmente solo su quelli strettamente economici (e anche quelli solo visti a breve e brevissimo termine, nel classico stile di uno speculatore immobiliare quale egli è), ha avuto effetti devastanti sulla fiducia reciproca fra il vecchio egemone dell’Alleanza e i suoi soci di vecchia data.
Il problema di Trump è stato avere avuto la pretesa di ristabilire la supremazia americana sugli alleati come se i reciproci rapporti di forza fossero gli stessi degli Anni ’50.
Per gli alleati dell’America era comodo delegare la politica di sicurezza all’egemone dell’Alleanza, ma non era affatto una necessità. Nel momento in cui Trump ha preteso la ridistribuzione delle responsabilità all’interno dell’Alleanza, ma lo ha fatto in parallelo all’imposizione di dazi commerciali, gli alleati europei e il Canada hanno preso atto della situazione rassegnandosi a riassumersi le responsabilità difensive dei propri territori… Ma di fronte all’unilateralismo e alla prepotenza dell’azione dell’attuale potus hanno anche deciso di ritirare la delega di autorità concessa negli Anni ’50.
In sostanza: gli alleati accettano di riassumersi le proprie responsabilità, ma in cambio rivogliono indietro le loro deleghe di autorità. Imporre responsabilità senza concedere autorità ai propri alleati è un atto di tirannia che presuppone un “dominus” in grado di imporre la propria volontà a dei subordinati incapaci di reclamare i propri diritti; ma come abbiamo visto, l’America non è più un “dominus”: è un “primus inter pares”, ed esercita la sua autorità solo attraverso il consenso dei propri alleati. Ove il suo comportamento è tale da provocare la fine di tale consenso, la sua autorità cessa.
Accade così che quando Trump impone agli alleati di aumentare le spese militari, questi invece di rassegnarsi a comprare armi americane si attivano facendo perno sulle proprie rinnovate capacità economiche, tecnologiche e industriali per produrre in proprio quanto necessario; ma soprattutto avviano un’azione comune per concretizzare attraverso il coordinamento reciproco quell’autorità che compete al loro nuovo livello di responsabilità.
L’Alleanza è sempre la stessa: i membri effettivi e quelli associati non sono cambiati, come non lo sono i principi, le motivazioni e la dottrina. È però in atto una mutazione determinata dal cambio di passo della potenza egemone avvenuto con modalità tali che hanno rotto la fiducia degli alleati che avevano delegato autorità e responsabilità relative alla propria difesa. Originariamente tale delega era avvenuta in base allo strapotere percepito dell’allora “dominus”; nel tempo essa si era consolidata per comodità reciproca con quello che era diventato un “primus inter pares”, ma con la rottura della fiducia responsabilità e autorità si sono andate a ridistribuire in base ai reali rapporti di forza geopolitici, che vedono America ed Europa sostanzialmente equivalenti in termini di potenza complessiva.
È vero che l’America mantiene un margine di superiorità in diversi campi rispetto all’Europa, ma è anche vero che tale margine è lontano anni luce rispetto a quello che esisteva alle origini dell’Alleanza, e che non è più tale da consentirle di comportarsi da “dominus”. Per intenderci, non è più tale da imporre con la forza ai suoi alleati una responsabilità sproporzionata rispetto all’autorità decisionale concessa.
Nel momento in cui l’Europa riassume le responsabilità e l’autorità che le competono, con la potenza che ne deriva crea un centro di gravità geopolitico alternativo all’interno dell’Alleanza, verso cui tendono a gravitare gli altri alleati dell’America che non intendono sottostare alla politica muscolare di un Trump che ha chiaramente sopravvalutato il proprio potere.
Ecco allora che si accelera il processo di “cipollazione” europea, che attraendo ulteriori partner li stacca dall’America e li attira a sé – sempre all’interno dell’Alleanza.
Un’utile analogia può essere offerta dall’astronomia. Immaginate un Sistema stellare binario, dove una massiccia stella gigante rossa ha una compagna più piccola, densa e blu, che poco alla volta le sottrae massa attraverso la sua forza di gravità: il baricentro del sistema binario si sposterà così progressivamente dalla gigante rossa (non vi ricorda un po’ Trump?) alla stella blu. Il Sistema rimane lo stesso, ma la sua natura muta progressivamente.
Di fronte alle pressioni di Trump, il Canada ha scelto di allontanarsi dalla sua orbita per avvicinarsi a quella europea e contribuire così al nuovo centro di gravità in formazione: un centro che per sua natura non può trasformarsi in un “dominus” capace di imporre, ma solo in un forum di coordinamento fra pari. Australia e Nuova Zelanda stanno facendo la stessa scelta. E il Giappone probabilmente farà altrettanto. Anche Israele, a elezioni concluse e se avrà un nuovo Governo, saprà fare i suoi conti e scegliere dove gravitare.
Il peso geopolitico del nuovo centro di gravità sarà presto pari a quello dell’egemone, che quindi non sarà più tale; e la mutazione dell’Alleanza sarà completa.
di Orio Giorgio Stirpe