giovedì 17 settembre 2026
Il magistrato è furioso. Il procureur du roi è sconcertato dalla condizione pietosa del sistema di video sorveglianza della capitale belga. Del resto, per dare battaglia al narcotraffico e alle sue pesantissime conseguenze sulla qualità della vita dei residenti (“chiunque può prendersi una pallottola”, ha ammesso Julien Moinil qualche settimana fa), bisogna vederci molto chiaro.
Le 6mila telecamere a circuito chiuso installate a Bruxelles potrebbero, in questo senso, dare un contributo. Se parecchie di queste non fossero fuori uso. Tema delicato, perché le sparatorie di questi mesi hanno riaperto vecchie polemiche e conflitti interni sull’utilizzo del denaro pubblico e le responsabilità della gestione e manutenzione delle Tvvc.
Da quanto emerge dai media locali, il partenariato pubblico-privato Irisnet, una società informatica, nata dalla collaborazione tra la Regione di Bruxelles e Orange, responsabile della manutenzione delle telecamere utilizzate per la lettura delle targhe, è criticato per i ritardi eccessivi negli interventi di riparazione. Il 23 per cento delle sue 498 telecamere Anpr (Automatic number plate recognition) risulta difettoso. Si stima che circa un centinaio di telecamere Mobiqam siano fuori servizio per mancanza di contratti di sostituzione adeguati.
La domanda fondamentale di questi giorni è: chi monitora le 6mila telecamere a Bruxelles? La risposta, già complessa di suo, appare ancora più cruciale, fa sapere la Rtbf, poiché le autorità giudiziarie chiedono da anni un miglioramento della video sorveglianza, ritenuta fondamentale per la risoluzione delle indagini penali, in generale, e ancora di più ora, in particolare, con la guerra tra bande a Bruxelles per il controllo dello spaccio, contro cui anche una rete efficace di Tvvc sarebbe gradita a chi indaga.
Il problema è che nella capitale belga esistono diversi tipi di telecamere, che corrispondono a decine di proprietari diversi, altrettanti contratti di manutenzione e una responsabilità frammentata, rivela un’inchiesta del quotidiano economico L’Echo. Altro che le cose “all’italiana”. Il modello (dis)organizzativo belga sta dimostrando ancora una volta di non temere rivali.
Secondo le cronache, come si accennava, Irisnet è sotto scacco dell’agenzie delle entrate, della polizia del quartiere Midi e del sindaco di Saint Gilles, per i risultati presentati: 23 per cento delle sue telecamere fuori uso, un aumento di 3 punti in 1 anno. Delle 50 telecamere fuori servizio destinate alla riparazione 1 anno fa, solo 22 sono state aggiustate. Entro la fine del mese, si dice, dovrebbero essere installate anche 200 telecamere Anpr, per formare lo “scudo" richiesto dalla Regione: un ritmo di 17 nuove telecamere al giorno che, come tale, sembra insostenibile. Infine, secondo una nota del governo di Bruxelles, solo il 48 per cento dei 13.700 “flash” annuali delle telecamere Anpr è utilizzabile. Secondo fonti di polizia, poi, la rete di telecamere fisse temporanee gestita da Safe.Brussels, l’ente che coordina i servizi di sicurezza nella Regione di Bruxelles-Capitale, è fuori servizio da luglio. Si tratta di circa cento apparecchi Mobiqam, utilizzati per eventi specifici. Secondo una fonte, il contratto per la sostituzione di queste telecamere è scaduto.
In molti quartieri, le videocamere sono fuori uso d’inizio agosto per “un problema amministrativo interno a Safe.Brussels”, conferma il portavoce del distretto di polizia di Marlow (che comprende i quartieri di Uccle, Watermael-Boitsfort e Auderghem), come riporta la tivù pubblica francofona. L’azienda si è mossa solo a inizio settembre, senza tuttavia specificare una data in cui le telecamere saranno di nuovo in funzione. Scatenando le reazioni di chi ha provato a chiedersi cosa accadrebbe in caso di nuove sparatorie in città, con la video sorveglianza che potrebbe identificare i sospetti ma non lo fa perché en panne.
E c’è dell’altro. La Regione di Bruxelles-Capitale possiede 580 telecamere Anpr, acquistate da Safe.Brussels, che giacciono inutilizzate in un magazzino da diversi anni: 260 di esse sono state acquistate dalla società Macq, con sede a Bruxelles, nel 2018 per l’implementazione della Lez (zona a basse emissioni), ma avendo esaurito la loro funzione, sono ora obsolete e inutilizzabili. Le restanti 320 sono state acquistate nel 2022 per il progetto Smartmove, il sistema di pedaggio urbano di Bruxelles, abbandonato prima ancora di essere realizzato.
Una nota del 16 luglio del ministro delle finanze, De Smedt, e ottenuta da L’Echo, evidenzia lo scenario à la belge: “Genera costi aggiuntivi, rallenta i processi e riduce la qualità del servizio”, causando un “modello frammentato” in cui ogni amministrazione è “responsabile delle proprie telecamere”, con finanziamenti irregolari, “senza alcuna formula di ripartizione tra gli utenti”, controversie amministrative e fatture non pagate.
di Pierpaolo Arzilla