Svezia: non basta vincere le elezioni per formare l’esecutivo

martedì 15 settembre 2026


Si erano appena chiuse le urne in Svezia che già l’Ansa, la principale agenzia d’informazione italiana, ‘incoronava’ il nuovo esempio di sinistra vincente da indicare al Campo largo: Magdalena Andersson, leader del Partito socialdemocratico svedese, capace di arrestare a Stoccolma e dintorni la cosiddetta ‘onda nera’, vale a dire la coalizione formata dall’estrema destra dei Democratici svedesi, dai Liberali e dai Moderati del primo ministro uscente Ulf Kristersson, al potere negli ultimi cinque anni. Poi, passando dagli exit-poll ai voti veri, l’entusiasmo della sinistra internazionale è andato scemando. E anche all’Ansa se ne sono fatta una ragione, moderando i toni e passando dalla foto di una Andersson entusiasta a quella di una Andersson più riflessiva.

In verità, i risultati definitivi di queste elezioni politiche dalla affluenza record nel Paese più grande dell’Europa settentrionale si conosceranno nella migliore delle ipotesi domani, mercoledì, o anche successivamente. Di certo nessuna coalizione (o presunta tale) può ostentare una vittoria netta. Gli ultimi calcoli danno ancora per vincente il centrosinistra con 175 o 176 parlamentari contro il centrodestra fermo, si fa per dire, a 173 o 174 eletti. Ma per ora si tratta di una questione di lana caprina. I Socialdemocratici sono il primo partito (ma al minimo storico dal 1911) e alla sua leader è probabile che venga affidato l’incarico per formare l’esecutivo. Con chi è il problema.

Il blocco che si riconosceva in campagna elettorale in Andersson è molto più eterogeneo della coalizione opposta, talmente solida che prima del voto il suo leader Kristersson aveva anticipato che avrebbe voluto nel proprio eventuale nuovo esecutivo anche i Democratici Svedesi di Jimmie Akesson. Non solo. Pare che il partito di Akesson abbia addirittura garantito un pacchetto di voto ai Liberali per evitare che finissero sotto la soglia di sbarramento del 4 per cento e di conseguenza fuori dal Parlamento.

Con i Socialdemocratici e i Verdi il centrosinistra conta due formazioni opposte: i Centristi e il Partito della Sinistra. Due formazioni praticamente divise su tutto, dall’economia (liberisti i primi, marxisti i secondi) alle politiche sull’emigrazione. Non solo. Il Partito della Sinistra è da mesi reso vulnerabile dalla presenza massiccia nelle sue fila di candidati più o meno apertamente antisemiti. Il primo scandalo è scoppiato quando sono state rese note lettere di sostegno, scritte da esponenti del partito, dirette a prigionieri palestinesi detenuti per attentati con vittime civili. Non solo. Sono stati ben 33 poi i candidati che il segretario Nooshi Dadgostar ha dovuto cancellare dalle liste perché avevano condiviso contenuti antisemiti sui social. La stessa Andersson ha constato che la formazione di Dadgostar ha “un lungo cammino ancora da percorrere”, ma per ora “sta andando nella direzione sbagliata”. Ed è con questo partito (che ha ottenuto intorno all’8 per cento) che vuole costituire un governo? Ed è con questo partito che i Centristi vogliono allearsi? Peraltro, il Partito della Sinistra, anche per conquistarsi il voto degli emigrati, musulmani in particolare, è l’unico, in parte assieme ai Verdi, che vuole rivedere le politiche migratorie che hanno fatto il Paese un tempo più aperto all’emigrazione in Europa a quello dalle politiche più restrittive. Politiche che, peraltro, la stessa Andersson ha spiegato di non volere mettere in causa. Per motivi elettorali evidentemente. Ma anche perché solo l’inasprimento di queste politiche, e in genere delle politiche di sicurezza, ha permesso di migliorare la situazione dell’ordine pubblico, arrivata qualche anni fa ai limiti del collasso tra violenze di strada, guerre per bande, quartieri di città come Göteborg messi a soqquadro, capi della polizia che impotenti si dimettevano uno dietro l’altro. Tanto che nel 2022, ben più di quest’anno, la campagna elettorale fu focalizzata sull’emigrazione e la criminalità. E nessuno svedese ha nostalgia di quei tempi.

Una carta che Andersson pare voglia giocarsi è quella della grande coalizione, tenendo fuori Partito della Sinistra e Democratici svedesi, che hanno però il doppio dei seggi dei primi, grazie a quasi il 18 per cento dei suffragi, e sono legati a filo doppio ai Liberali.  Ma non sembra che i partiti della destra moderata siano intenzionati ad accettare una proposta del genere. Il fallimentare esempio tedesco è sotto gli occhi di tutti. Tanto che a Stoccolma molti analisti politici si domandano già quando la Svezia sarà chiamata nuovamente alle urne.


di Pietro Romano