venerdì 11 settembre 2026
J.D. Vance ha infiammato il palco della Convention repubblicana di Dallas. L’intervento di ieri sera del vicepresidente, nella giornata conclusiva della kermesse, ha di fatto dato il via al lungo cammino di Vance per le elezioni presidenziali del 2028. La ricezione del pubblico è stata ottima. Il vice di Donald Trump, senza quasi mai accennare al presidente degli Stati Uniti e al suo discorso di ieri, si è presentato sul palco lucido e sicuro di se. Una scena già vista la settimana scorsa, quando ha tenuto il briefing con la stampa della Casa Bianca, il primo dopo le dimissioni dell’ex portavoce Karoline Leavitt. L’intervento di J.D. Vance è iniziato in ricordo del suo grande amico Charlie Kirk, a un anno preciso dal suo assassinio. “Non chiedo a nessuno di concordare con me su ogni singola politica dell’amministrazione. Vi chiedo si seguire l’esempio di Charlie Kirk: non buttate via il bambino con l’acqua sporca”, ha detto il vicepresidente.
La folla ha acclamato il suo nome, e poi in coro: “2028, 2028”. Vance, visibilmente soddisfatto, ha detto: “Pensiamo alle midterm, poi vediamo che succede”. J.D. Vance, nel discorso più importante della sua carriera politica, ha parlato di famiglia, proprietà, libertà e – sembra inevitabile – futuro. Partendo dall’esempio più vicino a lui: i suoi figli. “Vogliono che i miei figli si innamorino e che si possano permettere una casa dove crescere i loro figli”, ha detto fra gli applausi del pubblico di Dallas. “Quello che voglio per la mia famiglia, lo voglio per la vostra perché il mio lavoro è battermi per tutti”, ha aggiunto Vance.
Il vicepresidente ha riservato il colpo più duro ai Democratici: un “gruppo di folli” che distruggerà l’America. Anche in questo J.D. Vance è stato lungimirante, ammettendo che i Dem di oggi non sono più quelli di “Franklin D. Roosevelt o di John F. Kennedy. Diamine, non sono neanche gli stessi di Bill Clinton ormai”, ha ricordato Vance. I Democratici “sono diventati il partito dell’odio”. La loro forza, la loro unione, si basa sul nemico comune, individuato dal vice di Trump nei cristiani, negli ebrei, nel capitalismo e nella Costituzione. “Odiano l’America”, ha riassunto J.D. Vance.
Anche l’intervento di Robert F. Kennedy Jr. è stato molto apprezzato dal pubblico texano. Il segretario alla Sanità ha dato seguito al ragionamento di Vance sul mutamento del Partito Democratico. Kennedy ha condiviso un po’ di aneddoti e storie sulla sua famiglia, ammettendo che – secondo lui – sia John F. Kennedy che suo padre non riconoscerebbero l’attuale volto del partito. “Il nostro era un partito con principi forti, politiche limpide e visioni ispirate e ideali per l’America. Mio zio si batteva per il taglio delle tasse, una difesa forte e la sconfitta del comunismo”, ha spiegato Robert F. Kennedy Jr. “Vi suona familiare?” Ha scherzato il segretario alla Sanità con il pubblico.
Il “cameo” di Donald Trump, infine, ha chiuso la kermesse di Dallas. Il tycoon ha chiesto agli americani la cosa più importante: di andare a votare. Il 3 novembre “andate a votare, fate finta che sia io a correre e il mio nome sia sulla scheda”, ha detto The Donald alla platea texana. Trump ha quindi chiuso la prima Convention repubblicana per le midterm assicurando che renderà “l’America di nuovo grande”. Il conto alla rovescia, dalle parti del Grand old party, è appena cominciato.
di Eugenio Vittorio