lunedì 7 settembre 2026
Ma che sorpresa: a quanto pare l’ennesimo viaggio degli esperti in speculazioni immobiliari di Trump non ha avuto molto successo. Il solo risultato tangibile è stata una tregua parziale di tre giorni, più che altro per garantire la loro personale sicurezza fisica, il che è comunque qualcosa, visto che le volte precedenti non avevano ottenuto nemmeno questo. Vedremo ora cosa sortirà dal passaggio per Kyiv, quindi per il momento potrebbe essere prudente sospendere il giudizio.
Certo però che da degli esperti in speculazioni immobiliari non è che si possa pretendere troppo quando li si vuole impiegare in diplomazia ad altissimo livello.
Secondo la Reuters, e a quanto riferito dal consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov al termine dei colloqui al Cremlino, il presidente russo Vladimir Putin avrebbe dichiarato agli inviati speciali americani Steve Witkoff e Jared Kushner che il suo esercito continuerebbe ad avanzare con successo in Ucraina, esprimendo la convinzione che riuscirà a raggiungere gli obiettivi della cosiddetta “operazione militare speciale” entro la fine dell’anno.
Non ci sarebbero quindi possibilità di raggiungere un accordo per un cessate il fuoco sulla linea del fronte finché Putin non avrà completato la conquista della parte restante della regione di Donetsk, e quindi finché questo non vedrà Kramatorsk e Slaviansk sotto controllo russo. Il presidente russo apparirebbe convinto del raggiungimento di tale obiettivo entro la fine dell’anno, perché sarebbe quanto gli riferiscono i suoi comandanti.
Ecco, oggi mi vorrei soffermare su questi due aspetti specifici: la scelta di due esperti in speculazioni immobiliari quali inviati diplomatici da parte di Trump, e la convinzione del raggiungimento del suo obiettivo entro la fine dell’anno da parte di Putin.
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Trump dispone di una pletora di diplomatici di lunghissima data ed esperienza al Dipartimento di Stato, e lui stesso ha nominato un generale di sua scelta quale inviato speciale per il conflitto; però poi lo ha degradato a semplice rappresentante in Ucraina. Potrebbe impiegare come logico il suo Segretario di Stato per mediare la guerra, e Marco Rubio con tutti i difetti che gli si possono voler attribuire, è sicuramente una persona con esperienza diplomatica; ma no: Trump manda Witkoff e Kushner, la cui esperienza è appunto quella in speculazioni immobiliari. Perché?
Escluso che Trump intenda far fallire di proposito la sua mediazione (basterebbe non farla proprio), se ne deduce che lui crede davvero che siano le persone migliori per il compito, anche se non hanno mai realizzato nulla diplomaticamente (a meno di voler dare credito alla gag sul villaggio vacanze di Gaza, che infatti almeno a me appare più una proposta di speculazione immobiliare che non un piano di pace).
In fondo Rubio è più un alleato politico necessario per gli equilibri interni del Partito Repubblicano che non un autentico trumpiano; ma soprattutto, il fatto è che Trump crede davvero che le regole della speculazione immobiliare – l’Arte del “Deal” – si possano applicare con sucesso in politica e in diplomazia. Fai una pubblicità martellante, allisci e magari corrompi la controparte, gli fai un’offerta che non può rifiutare, minacci pesantemente i concorrenti, fai il “bullo simpatico”, e chiudi un accordo economicamente vantaggioso per tutti ma soprattutto per te, infischiandotene completamente del Diritto e soprattutto dell’etica, che sono notoriamente pastoie inutili create per legare le mani a chi ha iniziativa.
Reality Check: non è così che va il mondo.
Ora, io non sono un idealista: probabilmente sono più cinico di Trump. Il problema è che l’idealismo al mondo esiste, anche se non ha un ruolo nella speculazione immobiliare; e non parlo necessariamente di idealismo etico: perché Putin a suo modo, è un idealista. Lui non ha scatenato una guerra per fare soldi (li sta pedendo, e sta rovinando per sempre il suo Paese), ma per realizzare una sua idea – aberrante finché volete – di matrice imperiale. I soldi, l’economia in genere, per lui sono un mezzo per realizzare i suoi piani imperiali, non un fine come lo sono per Trump. Putin è un post-comunista, che ha dimenticato completamente i discorsi di Marx sul Capitale per concentrarsi esclusivamente sulla dottrina di Stalin su controllo interno ed espansione esterna.
Noi viviamo in un mondo reale dove il Presidente degli Stati Uniti vive e agisce in base ad un suo mondo fantastico dove invece l’economia è tutto e non esiste altro; dove il Potus (President of the United States) ha potere illimitato ed è normale che aggiusti la sua politica estera alle proprie personali esigenze di Insiding Trading.
Questo ovviamente ha spiazzato un po’ tutti: di solito i politici senza scrupoli sono ben consapevoli di dove finisca la loro propaganda e dove cominci il necessario pragmatismo. Non c’è da stupirsi se tutti, da Macron a Meloni, siano rimasti disorientati per più di un anno. Putin è rimasto disorientato a sua volta, ma dal suo punto di vista di fronte ad un comportamento erratico del Potus c’era più da sperare che da temere.
Alla fine però, un po’ come i leader occidentali, anche lui gli dice di sì, sorride, e poi lo ignora andando dritto per la sua strada.
Questo quindi è il primo motivo per cui dai colloqui in corso non verrà niente più di una tregua di tre giorni.
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Se Trump è un narcisista patologico e l’erraticità dei suoi comportamenti più recenti si spiega in larga parte con un avanzato stato di demenza, Putin è un narcisista razionale perfettamente in controllo di sé e del suo Paese.
Però leggendo quanto riportato dalla Reuters ad inizio articolo, io non posso non rimanere a bocca aperta di fronte alla dichiarazione secondo cui il presidente russo apparirebbe convinto del raggiungimento dell’obiettivo di prendere Kramatorsk entro la fine dell’anno, perché questo sarebbe “quanto gli riferiscono i suoi comandanti”.
Ora, abbiate pazienza: non fatemi ripetere tutte le analisi che spiegano come il fronte terrestre in Ucraina sia completamente bloccato a meno di episodi puramente tattici di attrito che vedono qua e là avanzate minime di entrambe le parti che si compensano a vicenda. Lo so che ci sono persone che ancora credono all’avanzata inarrestabile dei russi, ma ci sono anche quelli che credono a Babbo Natale. Il punto è che anche gli analisti russi escludono la cattura di Kramatorsk entro l’anno; anche il programma di punta di Rt con Solovyov lo esclude. Loro credono che alla fine vinceranno, ma fra qualche anno, e magari dopo un cataclisma nucleare: nessuno crede alla cattura di Kramatorsk “entro l’anno”.
Soprattutto non ci credono le alte gerarchie militari Nato e americane, che finalmente sembrano aver convinto (per il momento) lo stesso Trump con i dati classificati e l’Intelligence strategica disponibile.
Ora, l’affermazione di Putin potrebbe benissimo essere semplicemente una affermazione da “macho” tipicamente putiniana, atta a rafforzare la sua posizione nelle trattative. Ma ci sono almeno due “però”.
Il primo è che rimandando a casa gli speculatori immobiliari senza assolutamente niente in tasca anche Putin non ci guadagna niente. Certo, ha detto “sì” a Trump, gli ha sorriso e adesso può continuare a ignorarlo senza rischiare che lui torni a riempire l’Ucraina di Patriot e di Cruise... Però avrebbe potuto evitare di scomodarsi personalmente, come aveva fatto la settimana scorsa con Ratcliffe.
Il secondo “però” è quello che mi dà più da pensare. Ricordate un paio di mesi fa il video di Putin un uniforme al Posto Comando di Gerasimov dove ha ricevuto un briefing dettagliato? La mappa che aveva alle spalle era grossolanamente falsificata, e questo è stato verificato un po’ da tutti gli analisti militari mondiali, a partire da quelli russi. Da quel giorno diversi video russi riportano continue dichiarazioni secondo cui le gerarchie militari “mentirebbero” a Putin sulla reale situazione al fronte.
Ora, naturalmente una congiura militare per mentire a Putin sarebbe una cosa pericolosissima da parte di Gerasimov, ed è difficile crederla possibile da perte di Putin stesso, che stupido non è, e neppure demente come Trump.
Il problema è che spiegherebbe il comportamento di Putin: la sua disponibilità verso gli speculatori immobiliari americani, la sua chiusura ad ogni trattativa seria, la sua ossessione nell’offensiva ad oltranza anche quando nel 2026 la Russia non ha guadagnato praticamente nulla pur avendo perduto oltre metà della capacità di raffinazione e di quella di commercio interno.
Spiega anche la seconda ragione per cui i colloqui in corso non porteranno a niente.
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A questo punto siamo costretti a concludere che esiste la possibilita’ che Putin sia ormai vittima della sua stessa propaganda, come già accaduto ai tempi della pianificazione operativa per l’invasione. È possibile che sia veramente convinto che gli ucraini abbiano finito gli uomini, che l’Europa non stia più rifornendo le loro industrie e che un grande esercito russo sia effettivamente sul punto di conquistare Kramatorsk.
In questo caso, non solo ogni tentativo diplomatico sarebbe destinato a cadere nel vuoto, ma la stessa dirigenza politica russa avrebbe perso il contatto con la realtà. Esattamente come già quella americana.
L’America probabilmente sarà salvata dalle elezioni di Mid-Term.
La Russia però non ha lo scudo della Democrazia a difenderla; quindi a Mosca ora tutto sarebbe possibile.
di Orio Giorgio Stirpe