Burnham vuole limitare le donazioni ai partiti (per frenare Farage?)

venerdì 4 settembre 2026


Troppi soldi ai partiti. Soprattutto a quelli non laburisti. In attesa di sapere come riuscire a mettere assieme “responsabilità fiscale” e necessità di alleggerire la pressione sui redditi delle famiglie, Andy Burnham vuole arrestare l’emorragia di fondi privati alla politica. Il Governo inglese si è già impegnato a fissare un tetto massimo annuale di 100mila sterline per le donazioni di cittadini britannici residenti all’estero, ma la pressione sull’Esecutivo è forte anche per introdurre un limite per i donatori residenti nel Regno Unito. Secondo la deputata laburista Stella Creasy, le donazioni (di individui e aziende) pari o superiori a 1 milione di sterline sono “aumentate vertiginosamente” nell’ultimo decennio, riporta la Bbc. Tra i donatori non graditi, figura il miliardario britannico Christopher Harborne, uomo d’affari con base in Thailandia e uno dei maggiori sostenitori di Reform Uk, a cui l’anno scorso ha versato 9 milioni di sterline, la più grande donazione singola mai ricevuta da una persona vivente a un partito politico britannico. Il problema, dunque, è che le maggiori donazioni arrivano ai cartelli avversari del partito laburista. Attualmente non ci sono restrizioni sull’importo di denaro che i donatori residenti nel Regno Unito possono versare a partiti o direttamente a esponenti politici. E versare denaro, ovviamente, può significare capacità di influenzare le scelte di chi lo riceve, soprattutto quando si staccano assegni a sei zeri. Chi paga può, anzi forse è quasi obbligato a dettare l’agenda politica e a definire le priorità politiche che sono funzionali agli interessi dei grandi donatori.

Creasy è stata tra coloro che hanno presentato emendamenti per imporre un limite anche ai donatori residenti nel Regno Unito. Una delle sue proposte prevedeva un tetto immediato di 500mila sterline, che si sarebbe ridotto a 100mila nel secondo anno solare. L’emendamento, che non è stato sottoposto a votazione, è stato firmato da oltre 60 parlamentari. Secondo Reform UK, non c’è nulla di particolarmente nobile nella battaglia dei laburisti contro le eccessive donazioni, ma è solo un tentativo “palesemente di parte di sabotare” il partito di Nigel Farage, fanno sapere i fedelissimi di Mister Brexit. La prova è proprio l’emendamento di Stella Creasy che, guarda caso, esenterebbe i sindacati dal limite massimo alle donazioni, poiché, conferma la deputata labour, si tratta di fondi “già ben regolamentati e di provenienza pulita”. La Bbc ricorda che ad agosto “è emerso che Burnham ha registrato di aver accettato donazioni per 345mila sterline nell’ultimo anno, di cui 164.347 sterline dall’imprenditore Lord Sainsbury”. Reform UK contrattacca e sottolinea i milioni di sterline donati dai sindacati proprio al partito laburista, e considera il disegno di legge una trappola per quello che sarà il suo principale rivale alle prossime elezioni politiche.

Secondo il partito di Farage, infatti, l’obiettivo del provvedimento non è ripristinare la fiducia nella politica tout court, ma eliminare il terzo incomodo e rimettere in sella i due partiti tradizionali (che hanno però perso molti voti non solo a vantaggio di Reform, ma anche dei Verdi, a tal punto da spingere molti politologi a dichiarare ufficialmente morto il bipartitismo inglese). Gli stessi, si fa notare, che hanno portato il Regno Unito al disastro economico e sociale attuale. Insomma, laburisti e Tories provano l’ultimo colpo di coda per (ri)accreditare le forze della conservazione, in vista delle prossime elezioni generali del 2029, e allontanare lo spettro di un confronto politico ormai allargato a quattro partiti. La grande accusa al Labour è che sta negando il cambiamento in atto. Alla Bbc, il ministro per le comunità, Florence Eshalomi, assicura che il disegno di legge “contiene già un pacchetto di misure significative volte a rafforzare il regime di finanziamento politico, garantendo al contempo che i donatori legittimi possano continuare a finanziare le campagne elettorali”.


di Pierpaolo Arzilla