venerdì 4 settembre 2026
Dominique de Villepin, già primo ministro gollista durante gli anni della Presidenza della repubblica di Jacques Chirac, ha detto di volersi candidare alle Presidenziali del 2027. De Villepin sarebbe un ottimo presidente della Repubblica francese. È un uomo esperto di filosofia, storia, letteratura. È un piacere ascoltare i suoi discorsi sulla vicenda umana, sui libri, sulla libertà sociale, discorsi che afferma con una competenza e una passione che dimostrano come sia una persona che crede profondamente in quello che dice. A livello politico, l’ex premier che già si era distinto nel panorama politico per il rifiuto della guerra in Iraq intrapresa nel 2004 dal presidente degli Stati Uniti George W. Bush, sostiene che tre pilastri debbano costituire il fondamento della rinascita e del rilancio della vita civile in Francia. In primo luogo, la transizione ecologica: un processo di modernizzazione e sostenibilità che dovrebbe coinvolgere tutti. Secondo, la sovranità derivante dall’indipendenza politica e militare. La Francia, così come l’Italia e gli altri paesi europei, non possono essere una colonia degli Stati Uniti. Queste nazioni devono affrontare le sfide complesse del nostro tempo e rafforzare il proprio apparato militare per evitare di subire decisioni prese altrove. Ciò richiede una maggiore integrazione delle risorse europee, sia sul piano militare che su quello economico e finanziario. Terzo, l’importanza della democrazia.
Senza democrazia, perdiamo il senso della nostra convivenza. Dobbiamo ritrovare la capacità di vivere insieme e impegnarci nella ricerca di un bene superiore – ho già espresso l’importanza della filosofia e della figura del mediatore filosofico all’interno della società: creare ponti e favorire incontri tra gli individui, incoraggiare il dialogo e la ricerca della conoscenza. Questo processo può essere sostenuto da esperti di filosofia e scienze umane presenti tra la popolazione, per aiutare ciascuno a sopportare il peso morale delle crescenti difficoltà della vita odierna. Proprio de Villepin sembra il politico giusto per portare avanti l’istanza della filosofia nel cuore della società, affermandosi come il campione dell’umanesimo e di una rinnovata cura dell’uomo. Egli ha affermato di “volersi battere per l’essere”. La cura dell’essere è la volontà di prendere in mano il destino dell’uomo e affermare un miglior modo di vivere nel tempo rapido e sconvolgente della modernità. I discorsi di de Villepin sono facilmente reperibili sulla rete, come quando parla di Michel Foucault, la cui lezione di libertà è più che mai attuale nel tempo delle macchine e dell’intelligenza artificiale. De Villepin ricorda come Foucault intendesse affermare come dietro ogni affermazione classificatoria, dietro ogni schema e tassonomia, dietro ogni ordine razionale, si annidi un potere che è sempre alle dipendenze di qualcosa o di qualcuno. Il sapere non è mai neutro, ma sempre una struttura di potere. In particolare, se si lascia spazio alla macchina e al sapere pietrificato dell’intelligenza artificiale, sempre più performante e pervasiva, il pensiero divergente verrà sempre più eterodiretto, se non annientato. De Villepin dimostra una grande competenza anche di storia e letteratura. Come quando parla dell’Iliade e della straordinaria esperienza del rapporto personale che spezza anche le catene della collera più smodata.
Priamo che convince Achille a restituirgli il corpo di Ettore per dare al figlio degna sepoltura. Oggi invece il rapporto sociale è spezzato, infranto, è a rischio perché si basa perlopiù su rapporti virtuali, sulla rete, su scambi che non esistono. Quanto era facile nel mondo omerico o comunque nel mondo di ieri entrare in contatto con l’altro e suscitare la sua umanità, convincerlo del destino comune che il singolo sempre condivide con l’altro. La dinamica del mondo digitale è invece una struttura che genera risentimento, paura, collera perché fa sentire il peso della mancanza dell’ascolto e di una impossibile comprensione dell’altro. Al contrario, il messaggio che risuona dal mondo di ieri è l’importanza della cittadinanza, dell’incontro con l’altro, la condivisione di un destino comune di far parte di una medesima comunità. Altro esempio della cultura dell’ex premier gollista è quando parla di Gérard de Nerval, scrittore del diciannovesimo secolo. Le opere di Nerval erano volte a descrivere le convenzioni sociali. Sotto questo velo di obbligazioni tuttavia alberga sempre il sentimento e la fiamma dell’interiorità umana. Dietro il paravento delle obbligazioni vi è il mare della vita, con tutta la sua potenza amica e naturale. E cosi de Villepin sembra il politico adatto a servire la Francia grazie alle sue idee, al suo sapere e alla sua sensibilità. Soprattutto può essere il protagonista di una rinascita francese ed europea affermata grazie alla forza della cultura e dell’umanesimo.
di Mario Sammarone