Vance alla stampa: “No a scadenza artificiale sulla guerra”

venerdì 4 settembre 2026


Ieri sera, alla Casa Bianca, J.D. Vance ha condotto il suo primo briefing con la stampa da quando Karoline Leavitt ha lasciato l’incarico di portavoce del presidente Donald Trump. Visibilmente dimagrito – “se volete perdere peso chiamate Bobby Kennedy”, ha scherzato con i giornalisti – il vicepresidente si è districato con sapienza tra le domande, che hanno spaziato dalla guerra in Iran alle presidenziali del 2028. Nella giornata di ieri, per l’appunto, il Wall street journal ha ipotizzato una possibile candidatura di Ted Cruz alle primarie del Grand old party. Gli occhi di J.D. Vance sono puntati solamente su Teheran e sulle elezioni di metà mandato. “Sto provando a far eleggere il maggior numero di repubblicani in modo che possiamo continuare a fare bene nei prossimi due anni dell’amministrazione”, ha spiegato Vance, in risposta a chi gli ha chiesto un parere sull’eventuale concorrenza del governatore del Texas e di Pete Hegseth.

Il vice di Trump ha detto di concordare con il capo del Pentagono “sul fatto che fosse necessario un cambiamento culturale all’interno” del Dipartimento della Difesa. Una dichiarazione forte, soprattutto dopo il licenziamento dell’ex segretario dell’Esercito Dan Driscoll, notoriamente vicino a Vance e non proprio un “amico” di Hegseth. C’è chi pensa che dietro l’allontanamento degli “alleati” di Vance dall’amministrazione Trump ci sia la volontà dei Repubblicani di puntare su Marco Rubio per le presidenziali del 2028. C’è invece chi, al contrario, pensa che Vance stia preparando il suo “esercito” di sostenitori e finanziatori per poter correre alle primarie anche senza la benedizione del tycoon. Perciò il vicepresidente non ha rinnegato il suo amico Tucker Carlson. “Anche se non andiamo d’accordo su molte cose, non scarico gli amici solo perché abbiamo opinioni politiche diverse”, ha detto ai giornalisti.

Durante il briefing è stato chiesto a Vance se la guerra in Iran sarebbe finita entro le elezioni di midterm. Il vice di Trump, prima, ha detto di non voler definire “guerra” i raid che si stanno succedendo in questi giorni nel Golfo Persico, poi che non fisserà “una scadenza artificiale per la fine della guerra in Iran”. Per quanto riguarda il transito di petrolio nello stretto di Hormuz, invece, per il vicepresidente la situazione è tornata quasi ai livelli pre-guerra. “Se torniamo indietro di tre mesi, per quanto riguarda il petrolio e il gas in uscita dallo stretto di Hormuz, a causa delle minacce iraniane il flusso era praticamente nullo. Ora siamo quasi tornati alla situazione precedente”, ha detto Vance alla stampa. “Non stiamo parlando con l’Iran e non ci parleremo finché non smetteranno di sparare contro le navi commerciali”, ha aggiunto. Per quanto riguarda, invece, il presunto raid dell’esercito americano su una festa di nozze in Iran, J.D. Vance ha confermato di aver avviato un’indagine sull’incidente.

Il vicepresidente, infine, ha illustrato come lui e tutta l’amministrazione prenderanno parte alle commemorazioni del prossimo 11 Settembre. “Abbiamo deciso come squadra che sarei stato io ad andare a New York per l’11 Settembre. Il presidente resterà a Washington, ovviamente, per commemorare quanto accaduto al Pentagono”, ha spiegato Vance ai giornalisti. Che ha concluso: “Non vedo l’ora di trascorrere del tempo con Joe Biden: sono certo che avremo molte, intense conversazioni di alto livello intellettuale”.


di Edoardo Falzon