I piloti belgi non vogliono andare in Israele

giovedì 3 settembre 2026


Troppo pericoloso atterrare in terra santa. Almeno secondo la stragrande maggioranza dei piloti di Brussels Airlines. La compagnia belga però non la pensa così, e da inizio agosto ha deciso di riprendere i voli per Tel Aviv, requisendo il personale e violando gli accordi stipulati con i sindacati, che prevedevano l’esclusivo impiego di volontari. Secondo l’azienda, infatti, la situazione in Israele è sufficientemente tranquilla per riprendere il ritmo ordinario di voli per Tel Aviv, fa sapere il sindacato Acv Puls, che contesta questa affermazione. La risposta è stata un preavviso di sciopero, scattato il 1° settembre. La mancanza di volontari, spiega Acv non significa che Brussels Airlines deve obbligare il personale a volare. “Chiunque abbia gravi obiezioni di sicurezza o di coscienza deve poter rifiutare questi voli senza subire conseguenze finanziarie, professionali o disciplinari”, spiega il rappresentante di Puls, Jolinde Defieuw, come riporta 7sur7. La situazione, spiegano i piloti, è tutt’altro che ideale per volare, citando l’episodio di un missile che ha colpito nelle vicinanze dell’aeroporto Ben Gurion poco prima della partenza programmata di un aereo della compagnia belga. E anche lo stesso servizio pubblico federale belga degli Affari esteri, aggiungono, ha evidenziato l’instabilità della situazione di sicurezza e sconsiglia tutti i viaggi non essenziali in Israele e a Gerusalemme.

Queste raccomandazioni ufficiali, si fa notare, sembra siano difficilmente conciliabili con l’idea di assegnazioni obbligatorie per gli equipaggi. Se il ministero degli esteri, dunque, continua a sconsigliare i viaggi non essenziali, Brussels Airlines non può fingere che Tel Aviv sia una destinazione di lavoro abituale, osserva Acv. Gli scioperi in Brussels Airlines saranno limitati esclusivamente ai voli da e per Tel Aviv. Acv Puls sosterrà “qualsiasi dipendente che si rifiuti di volare in una zona di guerra”. La compagnia, da par suo, precisa che i primi voli per Israele sono stati effettivamente operati da personale volontario, aggiungendo che “ora che questi voli sono ripresi con successo”, e che “si può tornare alla procedura standard di programmazione”, come scrive il sito Bx1, al netto che “la sicurezza rimane la nostra priorità assoluta”. Nonostante la protesta sindacale un volo di Brussels Airlines per Israele è decollato ieri mattina, come previsto. Secondo Acv Puls, però, non è andato tutto liscio come vorrebbe far credere l’azienda. Alcuni membri dell’equipaggio di cabina, infatti, non volevano lavorare sul volo, ma sono stati costretti dalla direzione: “Abbiamo informazioni secondo cui alcune persone stanno prendendo questo volo contro la loro volontà, ma non hanno osato rifiutare per timore di sanzioni da parte della direzione”, fa sapere Defieuw. La linea ufficiale è che Brussels Airlines ha ripreso i voli tra Bruxelles e Tel Aviv da diverse settimane. Finora, tuttavia, la tratta era coperta da volontari e membri del management che combinavano il lavoro d’ufficio con le mansioni di volo. Da settembre, i voli per Tel Aviv sono stati inclusi nel normale orario di lavoro, come le altre rotte, e non dipendono più dalla disponibilità di volontari.

Brussels Airlines rileva che il cambiamento è stato comunicato internamente diverse settimane fa, sostenendo che il sindacato non abbia seguito la procedura per la presentazione del preavviso di sciopero. Acv contesta questa affermazione, sostenendo che non si tratta di un’azione collettiva, e che lo sciopero è un diritto universale che può essere esercitato in qualsiasi momento. In queste ore sono previsti incontri tra la compagnia e i sindacati, che valuteranno come continuare a sostenere il personale che non vuole andare a Tel Aviv. Un conflitto simile c’è già stato un anno fa, con le stesse dinamiche: Brussels Airlines operava formalmente con liste di volontari, ma al sindacato non piaceva neanche questo compromesso. I membri del personale che si rendevano disponibili a partire per Israele ricevevano dei bonus, a dimostrazione dell’eccezionalità (e dei rischi) della situazione. Ora Brussels Airlines si spinge oltre, dice l’Acv: poiché non si trovano volontari a sufficienza, la compagnia aerea vuole rendere obbligatorio per il personale il viaggio a Tel Aviv. E anche l’atteggiamento del governo, affermano i piloti, solleva seri interrogativi. I voli commerciali verso Israele, infatti, “rimangono possibili, nonostante la guerra in corso, le ingenti vittime civili e le gravi accuse di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani contro la popolazione palestinese”. All’Esecutivo si chiede “di prendere una posizione chiara sui voli commerciali verso le zone di conflitto e sulla protezione del personale coinvolto”.


di Pierpaolo Arzilla