martedì 1 settembre 2026
Combattere una guerra come quella accesa dalla Russia contro l’Ucraina, dalla durata non prevista e con un fosco orizzonte, è certamente impegnativo per gli attori coinvolti, sia dal punto di vista strategico in generale, che complesso mentalmente. Una guerra sempre più tentacolare caratterizzata da un repentino sviluppo tecnologico militare frutto di quattro anni e mezzo di conflitto, quindi di sperimentazione “non teorica”, che ha visto crescere modalità belliche spesso occulte e sempre più sofisticate, come droni supportati dalla Intelligenza artificiale, nonché filoguidati per non essere intercettati via etere, o ordigni balistici devastanti a lungo raggio anche di fabbricazione nordcoreana. Ma uno dei numerosi tentacoli di questa guerra è anche quello sul quale si muovono operazioni di hackeraggio. Così il 25 agosto il Black Mirror, un gruppo di hacker nato nel 2019 e specializzato nelle infiltrazioni informatiche in Russia, ha pubblicato un rapporto segreto elaborato dalla banca russa Sberbank, un colosso bancario a livello sopranazionale, dove si valutano gli scenari che si prospettano al Cremlino a breve termine.
Scenari che stanno ulteriormente rafforzando la palpabile stagnazione della guerra e che, secondo il rapporto “sfuggito” alla Sberbank, vengono previste plumbee prospettive circa gli obiettivi del Cremlino verso l’Ucraina, ovvero vengono definiti realmente non raggiungibili. Specificatamente nel rapporto hackerato diffuso dal Black Mirror, risulta che il banchiere russo German Gref, presidente e amministratore delegato della Sberbank, ad aprile ha inviato il documento a un influente personaggio, nominativamente non palesato, appartenente alla corte di Vladimir Putin, dove viene stimata nel 7 per cento la probabilità che la Russia possa vincere la guerra; un parametro percentuale statisticamente utopistico per una eventuale vittoria, in quanto avrebbe bisogno della concretizzazione di troppe improbabili congiunture geopolitiche e alleanze che, visti gli scenari, non possono essere affidabili nemmeno a breve termine.
La realtà è che anche se il numero delle vittime di guerra ricade nel concetto di “segreto di Stato”, la capillarizzazione delle informazioni che scaturiscono, anche dalle fonti meno immaginate, attesta che almeno due milioni di soldati sono morti tra russi e ucraini, con una situazione di stallo salvo irrilevanti progressi da ambo le parti, ma anche dal valore effimero. Così il Cremlino può continuare a combattere, ma la sua capacità di sopraffare Kiev è oltremodo incerta. Un altro dato da sottolineare dai tratti agghiaccianti da ambo le parti, ma soprattutto per la Russia, è che in questi ultimi mesi a un soldato morto ucraino corrispondono otto soldati morti combattenti per l’esercito russo, ovviamente non tutti di nazionalità russa. Di fatto, nonostante l’esercito di Mosca si arricchisca di vittime sacrificali, da fronte, di varie nazionalità come africane, nord coreane e vari mercenari assoldati tra i paesi dell’ex Unione sovietica, il Cremlino dall’inizio della guerra in termini di vite umane sta pagando il prezzo più alto. E questo rappresenta la debolezza della strategia bellica di Putin.
Secondo varie fonti in effetti la Russia sulla mappa della zona di guerra sembra che proceda nella espansione delle aree occupate, ma in realtà anche se Mosca controlla circa un quinto del territorio ucraino, l’offensiva è frenata. I piccoli centri che vengono dichiarati conquistati sono Nikolaipolye e Matyashevo nel Donetsk, e Shevyakovka, e a luglio i villaggi nei dintorni di Sloviansk, Kostiantynivka e Pokrovsk; ma le unità russe avanzano talvolta di poche decine di metri al giorno, da 40 a 100, un ritmo che porta alla memoria le battaglie di logoramento della Grande guerra, 1914-18, piuttosto che le dirompenti guerre recenti. Ricordando anche che tra aprile e maggio la Russia ha perso dei territori prima conquistati. La motivazione di questo stallo va vista nella avanzata tecnologica dell’Ucraina circa la produzione e l’utilizzo di droni, che hanno trasformando radicalmente lo scenario del campo di battaglia. Infatti tra le linee del fronte si è creata una “fascia della morte” larga oltre trenta chilometri, dove i militari combattenti con divisa russa vengono spesso annichiliti prima che possano raggiungere le trincee ucraine. Quindi, nel quadro delle analisi del rapporto Sberbank, vengono evidenziate le criticità della Russia: i progressi nell’innovazione militare; i dati economici recenti; gli equilibri di potere sulla linea del fronte; il sostegno estero e le posizioni della opinione pubblica “occidentale”. Intanto le strategie moscovite proseguono verso una guerra di logoramento che va a colpire sistematicamente i civili ucraini, supportata ancora dai vantaggi industriali e dalle risorse umane impiegate sul fronte.
Tuttavia anche se l’analisi della Sberbank ha fatto utilizzo della teoria del prospetto di Daniel Kahneman, legata a decisioni prese nel contesto di incertezza o di rischio, ed ai parametri economici come l’equilibrio di Nash, ovvero cambiare strategia in funzione dei cambiamenti dell’avversario, quello che rende ulteriormente incerto per Vladimir Putin l’esito della guerra è la obsoleta ma costante manipolazione dei sondaggi e delle informazioni somministrate alla massa dei cittadini russi, dove l’alone della disinformazione domina. Insomma una spirale del silenzio sulla verità per affogare i dati reali che anche la Sberbank ha computato nella sua pessimistica analisi sul futuro della guerra di Putin, data per non vinta al 93 per cento.
di Fabio Marco Fabbri