Putin, il vaso di Pandora e l’Europa

venerdì 28 agosto 2026


La situazione politica internazionale è sempre più critica. Il presidente Vladimir Putin afferma che è stato scoperchiato il vaso di Pandora, nel momento in cui gli ucraini hanno colpito obbiettivi economici significativi in Russia. Il presidente Putin afferma che ci saranno conseguenze terribili. Il suo Paese è dotato del più grande arsenale nucleare del pianeta e dunque queste parole drammatiche aprono al cupo scenario della guerra nucleare. Di fronte a questo scenario da incubo, cosa fa l’Europa? Il presidente Emmanuel Macron afferma che bisogna ulteriormente appoggiare l’Ucraina. Il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham parla del fatto che bisogna continuare a rifornire Kiev di scorte militari. L’Italia sembra allineata alle decisioni degli altri Paesi europei.

Dunque l’Europa sembra presa da questa logica del muro contro muro e della guerra preventiva rispetto alla potenza russa, appiattendosi sulle idee di Kaja Kallas e di quei Paesi dell’Est che più vogliono portare avanti la dinamica del confronto con Mosca.

Per fortuna non tutti in Occidente sembrano portare avanti la stessa linea. Gli Stati Uniti d’America e l’amministrazione Trump hanno realizzato dei passi in controtendenza. Un anno fa, ad agosto, Donald Trump aveva ricevuto in Alaska il suo omologo russo, cercando di negoziare una tregua e una possibile fine della guerra con Kiev. Qualcuno a Washington si rende ben conto che è difficile continuare a minacciare una potenza come la Russia, provvista di ben 6.000 testate atomiche, specie per una compagine politica come quella europea i cui eserciti sono stati smobilitati dalla storia e dalle spending reviews. Senza contare il fatto che solo due nazioni, la Francia e il Regno Unito, possiedono un arsenale nucleare, certamente piuttosto ridotto rispetto a quello russo.

Un altro passo importante degli Stati Uniti sulla via della pace è all’opera in questi giorni e vede, per cercare di evitare il rischio di una guerra aperta tra Russia e nazioni europee, John Ratcliffe, il direttore della Cia, recarsi a Mosca, non per discutere di un piano di tregua e di pace tra Russia e Ucraina, ma addirittura per negoziare il fatto che Mosca non attacchi i Paesi europei della Nato. Le parole di Putin hanno allarmato la Cia e i suoi vertici sono corsi a Mosca, consapevoli che la guerra in Ucraina rischia di superare la linea rossa che separa lo status di una guerra locale da quella di un conflitto più generale, certamente drammatico. La demonizzazione della Russia è andata troppo oltre. Si corre il serio rischio di un attacco all’Europa.

Se il direttore Ratcliffe è dovuto andare a Mosca, non è un buon segno, ma un segnale evidente che la situazione potrebbe davvero precipitare; se i vertici della Cia si scomodano per andare in Russia, vuol dire che siamo di fronte a qualcosa di pericoloso. Gli analisti dell’intelligence americana, a fronte della missione di Ratcliffe, possono aver interpretato in maniera veritiera le parole del presidente Putin, riguardo gli attacchi dell’Ucraina a infrastrutture economiche russe, e alla sua allusione verso una possibile drammatica ritorsione. E l’Europa e l’Italia dove sono in tutto questo?


di Mario Sammarone