Mobilitazione perché

giovedì 27 agosto 2026


Perché, visti i problemi economici e politici colossali che un “qualcosa” che assomigli a una mobilitazione porta con sé e che l’hanno finora sconsigliato (crollo del morale, fuga dei mobilitati, carenza di manodopera nelle fabbriche, possibili proteste), l’esercito russo non passa semplicemente alla difensiva rinunciando agli “assalti di carne”, anche dal momento che secondo la propaganda russa Vladimir Putin “ha già vinto”? Le ragioni politiche che impongono la prosecuzione di una guerra d’attrito fatta di assalti frontali anche a costo di perdite umane sproporzionate ai guadagni – tattica che i russi stessi definiscono “assalti di carne” – sono abbastanza ovvie: la situazione sul campo non è politicamente soddisfacente per il regime russo che ha scatenato la guerra con un’agenda dichiarata in mondovisione, e quindi occorre assolutamente ottenere di più a qualunque costo.

Personalmente ho indicato già nell’estate del 2022 in Kramatorsk l’obiettivo operativo minimo da raggiungere per poter almeno dichiarare la vittoria nella “battaglia del Donbas”, a sua volta requisito minimo per poter vendere il conflitto come una vittoria per la popolazione russa, per il mondo e per Vladimir Putin. Anche la narrativa della propaganda da tempo si è adeguata largamente a questo traguardo ridotto rispetto alla presa di controllo completa dell’Ucraina che veniva annunciata dal Regime all’inizio del conflitto (rivedere qui le dichiarazioni pubbliche di Putin nel 2022). Fin qui, niente di nuovo sotto il sole.

Quello che io però volevo discutere, era l’aspetto militare della questione, e in particolare il perché per lo Stato Maggiore russo (cioè per Valerij Gerasimov, non per Putin) sia tecnicamente impossibile rinunciare agli “assalti di carne”. Si tratta di una serie di ragioni squisitamente tecniche, e francamente non sono affatto sicuro di saperle spiegare in maniera semplice: già dibatterne con colleghi ed esperti utilizzando una terminologia tecnica sarebbe complesso, e usare un linguaggio comprensibile a tutti complica parecchio le cose. Comunque ci provo.

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Credo di aver già spiegato a sufficienza la natura della metamorfosi subita dall’esercito russo nel corso della disastrosa doppia offensiva del 2022, che ha sostanzialmente trasformato un esercito professionale ad elevata tecnologia in uno di mobilitazione basato sulla massa: un radicale passaggio dall’enfasi sulla qualità a quella sulla quantità. Da questa trasformazione discende l’impossibilità di condurre una guerra di manovra e la necessità di affidarsi all’attrito nella speranza di logorare l’avversario prima di esaurire le proprie risorse.

Scendendo nel dettaglio, abbiamo già parlato di come i problemi di un esercito convertito dalla qualità alla quantità in modo traumatico conflitto durante, oltre alla penuria di materiali ed equipaggiamenti, siano soprattutto relativi al personale; in particolare abbiamo visto che questi problemi specifici riguardano il reclutamento, l’addestramento, e la motivazione al combattimento dei soldati reclutati a contratto. Ma abbiamo anche puntualizzato in diverse occasioni come un problema ancora più grande riguardi la cronica mancanza di personale di inquadramento capace di dirigere questi soldati in combattimento: parliamo di ufficiali subalterni e sottufficiali capaci di comandare compagnie, plotoni e squadre durante l’esecuzione degli atti tattici in cui si concretizza l’esecuzione degli ordini e quindi in definitiva il combattimento vero e proprio.

Questo personale di inquadramento non si produce in poche settimane, ma con anni di istruzione e di addestramento: un lusso che l’esercito di Mosca non può permettersi guerra durante. Quindi questo personale di inquadramento è tratto direttamente dai ranghi: i soldati semplici sopravvissuti al massacro del 2022 sono diventati i comandanti di compagnia e di plotone di oggi in base alla pura esperienza di sopravvivenza sul campo di battaglia, e i primi volontari scampati al tritacarne dell’attrito sono diventati i comandanti di squadra. Gente esperta di sopravvivenza, veterani di una guerra infernale, ma esperti unicamente di ciò che hanno vissuto finora e a cui sono riusciti appunto a sopravvivere: una guerra combattuta essenzialmente con “assalti di carne”. Niente altro.

Ora, la ragione iniziale per gli assalti di carne è che sono facili da organizzare e da condurre. Non richiedono un grande addestramento per essere eseguiti, né da parte di chi li conduce né di chi li esegue: basta una disciplina ferrea che impedisca di fermarsi o di tornare indietro anche se il rischio di morte è chiaramente estremo. Disponendo di comandanti inesperti e soldati male addestrati, era l’unica tattica possibile per insistere nell’offensiva come richiesto dall’Autorità politica, convinta che gli ucraini fossero allo stremo delle forze e bastasse un’altra spinta per farli crollare.

Con il tempo però, attraverso perdite gravissime e un continuo ricambio di personale non solo di truppa ma anche di inquadramento, è diventata anche l’unica tattica conosciuta dal personale sul campo: la più facile da eseguire da parte di soldati male addestrati è diventata a poco a poco anche l’unica eseguibile da parte di personale di inquadramento privo di esperienze diverse. Si tratta in sostanza di un problema di Comando e Controllo (C2) ai minimi livelli. Per intenderci, il C2 ai minimi livelli significa dare gli ordini ai soldati, spiegare loro come eseguirli, accompagnarli nell’esecuzione (possibilmente dando l’esempio) e correggere di volta in volta in tempo reale eventuali errori o carenze emanando ordini ulteriori. Credetemi, non è affatto facile.

Ma per quanto difficile, comandare un assalto è tecnicamente più semplice che comandare qualsiasi altra azione bellica. Se ricordate, chi attacca deve sempre essere di massima almeno tre volte più forte di chi si difende, il che si traduce ai minimi livelli nell’essere più numerosi; sul campo, questo a sua volta significa che i soldati di un plotone che assalta sono più vicini e compatti fra loro di quelli di un plotone che si difende, perché questi ultimi dovendosi presumibilmente difendere da più di un singolo plotone dovranno essere per forza più diradati. Soldati più diradati fra loro, e presumibilmente nascosti nel terreno per proteggersi, sono più difficili da tenere d’occhio per chi li comanda: perché il comandante di plotone avrà problemi sia a vederli tutti che a dare loro ordini. In breve: il comandante ai minimi livelli che si difende, è più facile che perda il controllo dei suoi uomini.

Veniamo a oggi. Ricordate il problema dei telefonini e di Starlink? A leggerlo sui media, sembra una questione triviale. Non lo è. Un esercito con problemi di equipaggiamento e di comandanti è un esercito che ha problemi di comunicazione ai minimi livelli: è un esercito dove si deve comunicare con i telefonini; e i telefonini hanno bisogno di campo. Se si è invasori, il campo è fornito dalla Nazione invasa, che lo nega. Starlink offriva una scappatoia, ma poi è stato negato. Capite il problema? Il comandante di squadra può ancora controllare i suoi uomini in attacco perché sono fisicamente vicini; il comandante di plotone sa dove sono i comandanti di squadra perché gli ha detto lui dove andare e cosa fare, in quanto attaccando si ha l’iniziativa. Il comandante di compagnia sta facendo eseguire ordini semplici derivanti da un piano semplice, che se funziona non ha bisogno di ulteriori correzioni (e se non funziona, gli assegneranno plotoni nuovi per riprovare fra una settimana).

Ma se si è in difesa, il comandante di squadra non vede dove sono i suoi uomini e non può gridare i suoi ordini; il comandante di plotone sa dove sono i suoi comandanti di squadra all’inizio, ma non dove sono finiti combattimento durante, perché l’iniziativa ce l’ha il nemico e non si sa cosa questi stia facendo. Il comandante di compagnia è letteralmente tagliato fuori dall’azione perché il piano di attacco è quello del nemico, e lui non sa che correzioni impartire, né come impartirle.

Difendersi è difficilissimo. Quando si perde il C2, diventa impossibile: il nemico penetra in profondità, si perde il controllo sui propri uomini, non si sa cosa ordinare o come trasmettere gli ordini, e l’unica cosa sensata è cercare di arretrare e sottrarsi all’offesa avversaria ritirandosi. Ma una ritirata non coordinata e controllata diventa una fuga.

Questo è il problema militare per cui per i russi è impossibile rinunciare agli “assalti di carne”: dovrebbero passare in difesa, rinunciando all’iniziativa e consegnandola agli ucraini, dotati di maggiore motivazione e di migliori comunicazioni. Le gravissime carenze di C2 renderebbero quindi difendersi molto difficile e pericoloso. La difesa non è un’opzione per i russi. L’offensiva è quindi obbligata; l’unico modo di mantenere l’offensiva sono gli “assalti di carne”, e per eseguirli occorre la disponibilità di un continuo afflusso di personale, che non è più possibile ottenere con volontari. Per questo un “qualcosa” che assomigli a una mobilitazione è inevitabile.

Ps. Lo so che è una spiegazione complessa, e l’ho anche semplificata moltissimo. Le cose sono assai più complesse di così, specialmente quando si ripercuotono a livelli più elevati come il battaglione e la brigata, e sicuramente molti colleghi avranno qualcosa da ridire sul modo in cui mi sono espresso; ma il mio intento era cercare di spiegare come possa succedere che così tanti uomini vengano mandati al massacro in maniera così folle e apparentemente inutile.


di Orio Giorgio Stirpe