venerdì 7 agosto 2026
Scongiurata la pensione a 70 anni (per ora), resta da capire come e soprattutto perché prendere la via della quiescenza a 67 anni. La riforma delle pensioni rilancia in Germania il dibattito sui mestieri usuranti: un problema, affermano gli esperti, che non si limita solo ai lavoratori edili. Anche chi è impiegato nei servizi sociali o sanitari non riesce a raggiungere l’età pensionabile.
I settori a rischio sono molti. E per rischio s’intende che gli occupati o vanno in pensione anticipata per motivi di salute o cambiano lavoro (magari sempre per motivi di salute). Lo dice una ricerca del Diw, Istituto tedesco per la ricerca economica. E lo stress non è solo fisico, ma spesso è anche psicosociale.
L’età pensionabile non può essere la stessa per tutti, afferma il sindacato dell’edilizia, dell’agricoltura e dell’ambiente Ig Bau, ma deve essere commisurata alle prestazioni fisiche richieste da un determinato lavoro, per cui evidentemente non si può pretendere di chiedere di svolgere, dopo i 60 anni, le stesse mansioni fisiche che svolgevano a 45. E anche “il numero di anni di contributi previdenziali non dice necessariamente nulla sulla pressione lavorativa esercitata da una determinata professione”, dice Lars Felder, uno degli autori del rapporto. “Abbiamo bisogno − sostiene − di strumenti mirati per garantire che i gruppi professionali particolarmente gravati, che spesso non raggiungono nemmeno i 45 anni di contributi, non vengano lasciati indietro”.
Secondo un recente sondaggio della Dgb, 4 lavoratori su 10 in Germania non credono di poter continuare a lavorare fino all’età pensionabile. In particolare, nell’artigianato specializzato, assistenza sanitaria, edilizia e, istruzione e in altre professioni fisicamente e mentalmente impegnative, la metà dei lavoratori dubita di poter lavorare fino alla pensione, secondo quanto riportato dai giornali del gruppo mediatico Funke, che citano l’indice di “buon lavoro” della confederazione dei sindacati tedeschi.
L’analisi ha coinvolto quasi 28mila dipendenti tra il 2022 e il 2026. Secondo i risultati, solo il 53 per cento ritiene di poter continuare a lavorare senza restrizioni fino all’età pensionabile prevista dalla legge. L’anno precedente, questa percentuale era del 56. Al contrario, il 40 per cento non prevede di poter lavorare fino alla pensione (era del 39 nel 2025). I dubbi più forti si nutrono in alcuni gruppi professionali. Il 72 per cento dei dipendenti del settore idraulico, del riscaldamento e dell’ingegneria sanitaria, per esempio, sostiene di non poter esercitare la propria professione fino alla pensione. Nell’ambito infermieristico la percentuale è del 71, nell’assistenza agli anziani al 67, nel settore edile al 66 e tra gli operatori dell’infanzia al 57. Quei dipendenti sottoposti a elevate esigenze fisiche, una costante pressione temporale o livelli di rumore elevati, hanno molte meno probabilità di credere di poter lavorare fino alla pensione, sostiene la Dgb. Anche le lunghe ore di lavoro, la scarsa autonomia e la mancanza di iniziative per la promozione della salute sul luogo di lavoro influiscono negativamente su questa percezione.
Una situazione “amara”, sostiene il leader del sindacato Yasmin Fahimi, che “il governo non può più ignorare nelle sue decisioni in materia di pensioni”. Invece di alzare continuamente l’asticella dell’età pensionabile, afferma, “abbiamo bisogno di transizioni dignitose verso la pensione e di condizioni di lavoro più sane: nessuno vuole che intere generazioni si trascinino in pensione in condizioni di salute precarie per poi dover semplicemente accettare delle detrazioni”.
Ig Bau suggerisce che le categorie di classificazione potrebbero essere basate su quelle delle pensioni di invalidità professionale. Il regime di pensionamento anticipato a 58 anni è esattamente ciò che servirebbe per le professioni impegnative. Un altro approccio molto discusso è quello di adattare il lavoro ai dipendenti più anziani, ipotesi non sempre di facile attrazione, vista l’attuale carenza di lavoratori qualificati. Se in passato, infatti, era più semplice dirottare i colleghi più anziani verso mansioni più leggere, oggi molte imprese in settori usuranti sono troppo a corto di personale per poter pensare di alleggerire il lavoro a chi ha superato una certa età. Nel settore edile, per esempio, si fa notare, l’aumento di due punti percentuali di tirocinanti registrato quest’anno rispetto al 2025, non è neanche lontanamente sufficiente a colmare il divario e a permettere così ai colleghi più anziani di avere incarichi meno usuranti.
di Pierpaolo Arzilla