Trump vuole trattare con l’Iran, oggi riceve Netanyahu

martedì 28 luglio 2026


Le acque si sono calmate, apparentemente. Donald Trump vuole tornare a dialogare con l’Iran, per cercare di uscire da una guerra che è appena entrata nel suo sesto mese. Teheran, comunque, non riuscirà mai a dotarsi dell’arma nucleare. E se i negoziati dovessero fallire, gli Stati Uniti sono pronti a intervenire militarmente: “Finiremo il lavoro. In due ore non avranno più ponti e in 24 ore non avranno più centrali. Mi piacerebbe evitare di colpire ponti e centrali”, ha detto il tycoon a Fox News. Nonostante i toni duri, il capo della Casa Bianca continua a lasciare aperta la porta alla diplomazia. “C’è la possibilità di raggiungere un accordo con l’Iran”, ha detto, spiegando che i contatti tra le parti sono ancora in corso. “Stiamo avendo colloqui proficui con l’Iran; vedremo cosa succederà. Ci sono buone probabilità che ne scaturisca qualcosa di concreto”.

Parlando in precedenza con Axios, Trump aveva avvertito che il tempo per trovare un’intesa è limitato: “O le cose procedono rapidamente, oppure non se ne farà nulla”. Poco dopo, rispondendo ai giornalisti, ha invece assicurato di avere “molto tempo”, senza dare punti di riferimento ai media e a chiunque fosse in ascolto. Il presidente ha inoltre respinto le indiscrezioni secondo cui la Russia avrebbe fornito all’Iran immagini dei siti militari statunitensi in Medio Oriente. “Non penso lo abbia fatto. Se lo ha fatto non ha funzionato. Lo chiederò a Vladimir Putin”, ha dichiarato, aggiungendo che la sospensione dei raid non è legata a una carenza di armamenti. “Ne abbiamo anche se, a essere onesto, mi piacerebbe averne di più”. Sul tavolo dei colloqui resta anche la questione dello stretto di Hormuz, uno dei punti più delicati dell’eventuale accordo.

Benjamin Netanyahu è arrivato a Washington. Nelle prossime ore prenderà parte ai funerali del senatore repubblicano Lindsey Graham e incontrerà Trump alla Casa Bianca. Il presidente americano riceverà prima il leader ucraino Volodymyr Zelensky, alle 15.30 italiane, e successivamente Netanyahu, alle 17, prima di partecipare alle esequie del senatore. C’è chi, tra le fila del Grand old Party e dei suoi sostenitori, crede che Bibi sia un male per l’amministrazione Trump. “Netanyahu ha visitato due volte la Casa Bianca negli ultimi 18 mesi e tutte e due è stato un disastro per l’America First”, ha affermato l’ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon, sostenendo che molti sostenitori di Trump contrari a un maggiore coinvolgimento degli Stati Uniti siano irritati dalla presenza del leader israeliano. Anche diversi esponenti vicini all’ala non interventista dell’amministrazione guardano con preoccupazione all’incontro. Secondo un ex funzionario della Casa Bianca, “Trump probabilmente attribuisce a Netanyahu parte della responsabilità e per questo è furioso”, mentre il premier israeliano viene ormai considerato “una sorta di fonte di problemi”, dopo questi mesi di guerra. Donald Trump ha provato a tranquillizzare stampa ed elettori: “Abbiamo alcune differenze, ma siamo piuttosto vicini”, ha affermato il tycoon.


di Eugenio Vittorio