Il “filo rosso” che unisce le sinistre transalpine

giovedì 23 luglio 2026


La Francia inserirà nel suo ordinamento la condanna all’ergastolo per i violentatori recidivi di minori di quindici anni. Alla Camera, considerata il principale ostacolo verso il via libera a tale inasprimento destinato a rientrare nella legge sulla protezione dei minori, il testo è passato con ben 258 voti a favore di fronte a 84 contrari e numerosi astenuti e soprattutto assenti.

A esprimersi favorevolmente all’inasprimento della pena un ampio arco di deputati a vario titolo di destra con poche presenze di centro-sinistra. A schierarsi contro in blocco l’estrema sinistra de La France Insoumise (Lfi) di Jean-Luc Melenchon e dei Verdi con presenze di comunisti e socialisti, uno schieramento “gauchiste” convinto che il testo punti principalmente sulla repressione e non, piuttosto, sul tentativo di “recuperare” i colpevoli per evitarne la recidiva. Una posizione sulla quale concordava anche la cosiddetta terza camera transalpina, la Cese (Conseil economique, social et environnemental), una sorta di Cnel con maggiori prerogative, che chiedeva di inserire le disposizioni contro i pedofili recidivi nell’ambito di un provvedimento legislativo organico contro tutte le violenze sessiste e sessuali.

Questo risultato dimostra, ancora una volta, la forza di un centro-destra francese unito, non disposto a cadere nella trappola della “barriera repubblicana” ma piuttosto a confrontarsi, prima di tutto al proprio interno, con problemi reali, da affrontare magari anche volta per volta. In questa sede, però, è opportuno anche soffermarsi su un atteggiamento delle sinistre transalpine attraversato da un filo rosso che parte da lontano e porta regolarmente a chiudere un occhio (e talvolta due) sulla pedofilia nelle sue diverse forme. “La sessualità di un marmocchio è assolutamente fantastica, bisogna essere onesti. Quando una bambina di cinque anni comincia a spogliarsi, è fantastico, è mania erotica”. È l’aprile del 1982 quando il leader sessantottino e poi europarlamentare ecologista Daniel Cohn-Bendit si esprime così nel corso della più seguita trasmissione culturale francese, Apostrophes, condotta dall’acchiappa-telespettatori Bernard Pivot. Cohn-Bendit affermerà di essere stato sotto l’effetto degli stupefacenti ma aveva inserito gli stessi concetti sette anni prima ne Le Grand Bazar dove racconta la sua esperienza di educatore d’infanzia in un asilo “alternativo” di Francoforte.

La posizione di Cohn-Bendit è tutt’altro che isolata. Su Le Monde (il quotidiano di riferimento dei “progressisti” non solo francesi, sulla cui falsariga nacque la Repubblica) l’8 novembre del 1976 lo scrittore e pedofilo militante Gabriel Matzneff, passato a sua volta e a più riprese attraverso i faccia-a-faccia con Pivot per manifestare la sua “attenzione” per la pedofilia, prende le difese di tre adulti incarcerati per avere fatto di un camping per nudisti il loro terreno di caccia di adolescenti tra i dodici e i tredici anni. Una volta condannati costoro, agli inizi del 1977, Le Monde e Liberation (l’equivalente de il manifesto italiano) prendono apertamente le difese del terzetto e lanciano una raccolta di firme che raccoglie l’adesione di una parte significativa della “intelligentsiasinistrorsa dell’epoca, da Jean-Paul Sartre alla moglie, Simone de Beauvoir, dal docente di filosofia René Schérer al poeta ufficiale del Partito comunista, Louis Aragon, da Roland Barthes a Gilles Deleuze, da André Glucksmann a Philippe Sollers, da Bernard Kouchner a Jack Lang, futuri ministri di Nicolas Sarkozy e François Mitterrand rispettivamente. Ironia della sorte, si fa per dire, nel 2021 Camille Kouchner, figlia appunto del fondatore di Medici senza frontiere Bernard, svelerà nel suo La familia grande che lei e il fratello gemello avevano subito atti pedofili da parte del patrigno Olivier Duhamel, politologo ed ex europarlamentare socialista.

Come se non fosse bastata la prima petizione, Le Monde e Liberation poco tempo dopo ne lanciano una seconda per chiedere la revisione del Codice penale in considerazione “della evoluzione della società” e reclamare “il riconoscimento del diritto ai minori di intrattenere relazioni con le persone che scelgono”, senza tenere conto a esempio della loro età. Ai precedenti firmatari, in questo caso, si aggiungono altri nomi di rilievo oltr’Alpe: dal regista Alain Robbe-Grillet ai docenti e filosofi Louis Althusser, Jacques Derrida, Michel Foucault.

Questo ruscello venefico arriva fino ai giorni nostri. Per evitare la descrizione dei suoi mille rivoli basterà, a titolo esemplare, seguire il percorso di Matzneff, in particolare nei suoi rapporti con la sinistra giornalistica, politica, istituzionale. Matzneff raccontò che per tenersi la polizia a distanza girava con in tasca una lettera autografa di elogi del presidente Mitterrand che, a sua volta, in un breve scritto lo definirà “un seduttore impenitente, segnato dalla densità della sua riflessione, che lo mena sovente fuori dai limiti considerati ordinari”. Matzneff era amico di Christophe Girard, collaboratore di Mitterrand, uomo di tramite tra questi e la coppia Yves Saint Laurent-Pierre Bergé (finanziatori della galassia mitterrandiana e dello stesso Matzneff), poi braccio destro dei sindaci socialisti di Parigi, Bertrand Delanoë e Anne Hidalgo, di cui Matzneff diventa amico e consigliere-ombra. Fin quando nel gennaio del 2020 lui e il suo protettore Girard saranno travolti dal libro-testimonianza di Vanessa Springora, Le Consentment, nel quale la scrittrice rivela gli abusi sessuali subiti fin da bambina da Matzneff.


di Pietro Romano