Sanzioni Ue alla Russia: un’altra fumata nera

mercoledì 15 luglio 2026


I Paesi dell’Unione europea non sono riusciti a mettersi d’accordo. Il nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia dovrà aspettare. Gli ambasciatori dei 27 Stati membri si sono riuniti ieri pomeriggio senza raggiungere un compromesso, e sono tornati a confrontarsi stamattina. L’obiettivo è quello di superare l’impasse verso le nuove misure prima della scadenza dell’Oil price cap, prevista oggi. In assenza di un accordo, il tetto al prezzo del petrolio russo dovrebbe salire da 44 a 58 dollari al barile. Contestualmente entreranno in vigore nuove disposizioni che impongono all’Ue di rafforzare i controlli per evitare che Mosca continui ad aggirare il meccanismo, incrementando gli introiti derivanti dal greggio attraverso rotte commerciali e intermediari non ancora interessati dalle restrizioni.

Proseguono, intanto, gli attacchi russi contro l’Ucraina. Il bilancio delle ultime ore è di almeno sei vittime e una ventina di feriti. Le forze di Mosca hanno colpito impianti industriali e strutture sanitarie a Odessa, sul Mar Nero, e nella regione nord-orientale di Sumy. “Il nemico ha lanciato sei bombe aeree guidate”, ha dichiarato Oleg Grygorov, governatore della regione di Sumy, “tre persone sono morte e 17 sono rimaste ferite. Tra i morti ci sono una donna e un uomo. Un’altra persona ha riportato ferite gravissime, tanto che al momento non e’ possibile determinarne il sesso”. Anche Odessa è tornata sotto il fuoco di droni e missili diretti contro il porto e infrastrutture civili. “Un massiccio attacco combinato di missili e droni sulla regione di Odessa e’ in corso da cinque giorni consecutivi”, ha dichiarato il governatore Oleh Kiper, “tre persone sono morte e almeno altre tre sono rimaste ferite”. Negli ultimi mesi la pressione militare russa sulle città ucraine è aumentata sensibilmente. Le Nazioni unite hanno inoltre segnalato che nella prima metà del 2026 il numero delle vittime civili ha raggiunto livelli che non si registravano da quattro anni, con un picco nel mese di giugno.

Tornando alla fumata nera, la contrarietà della Grecia sulle restrizioni alle esportazioni russe di Gnl avrebbe bloccato l’approvazione del pacchetto. A rallentare il negoziato si sono aggiunti altri nodi, ritenuti meno rilevanti ma comunque divisivi. La Bulgaria ha espresso contrarietà all’inserimento del Patriarca ortodosso russo Kirill nell’elenco delle persone sanzionate, mentre la Germania avrebbe contestato il divieto di importazione del merluzzo dAlaska proveniente dalla Russia, un prodotto largamente impiegato nell’alimentazione infantile. Discussioni anche sulla proposta di vietare il rilascio dei visti a tutti i cittadini russi che hanno preso parte al conflitto in Ucraina. Secondo diverse fonti diplomatiche resta incerto se l’intesa possa essere raggiunta entro oggi. Più ottimista l’Alto rappresentante dellUe per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, che dopo il Consiglio dei ministri degli Esteri ha ribadito come gli Stati membri siano “molto vicini” a un compromesso. Con una battuta ha poi commentato le lunghe discussioni: “Devo dire che prima di assumere questo incarico non sapevo che i pesci fossero così geopolitici”.

Il Financial times, infine, ha riferito che l’Ucraina potrà destinare una parte dei fondi europei per la difesa all’acquisto di componenti cinesi destinati ai droni. Citando due fonti vicine al dossier, il quotidiano britannico spiega che Kiev ha ottenuto una deroga per utilizzare parte di una tranche da sei miliardi di euro del prestito Ue destinato all’Ucraina per acquistare componentistica dalla Cina. Una scelta che, secondo il giornale, mette in evidenza le difficoltà ancora presenti nella capacità produttiva dell’industria europea della difesa, nonostante gli sforzi messi in campo per rafforzarla.


di Zaccaria Trevi